Tornare indietro (per andare avanti?)

lunedì, aprile 16, 2018


“Sto pensando di riaprire Lost” (io).
“Sììììì!!!” (Lisa).
Lei dice sì quasi sempre, poi comunque bisogna trascinarla per i capelli, a mo’ di troglodita dei cartoni animati, per farle fare qualunque cosa che non sia lavorare, lavorare, lavorare.
“È un posto tutto nostro, è uno spazio di libertà, un luogo in cui non dobbiamo rendere conto a nessuno. E non me ne importa niente se ormai nei blog non si commenta più, se non c’è più scambio, se ci leggeranno in quattro” (io)
“Sìììì!!!” (Sempre Lisa).
Poi, qualche giorno dopo:
“Ci ho pensato e ho capito. Sai perché mi va di riaprire Lost?” (Io).
“???” (Lisa)
“Perché è finita la moda dei blog di cucina. È passata l’onda.” (Io).
“Vero!” (Lisa).
Lo so, questa cosa sembrerà insopportabilmente snob: vivaddio, lo è. Sfido chiunque a dire che le cose, quando diventano di moda, invadono ogni spazio, si gonfiano come palloni, non sono insopportabili, non fanno venir voglia di vederle scoppiare. In genere, se prima mi interessavano, smettono di interessarmi.
La cucina non ha mai smesso, ma il blog sì.
Così, sono passati quattro anni.
Ne sono successe, di cose.
Lisa si è rinchiusa tra i fornelli del suo Poggiale a litigare con clienti stranieri che vogliono la pasta condita con agnello e vongole e buttano litri di aceto balsamico sulla mozzarella di bufala fresca fresca. Sono riuscita molto raramente a tirarla fuori da lì per qualche ora o, addirittura, per qualche giorno. Ormai si è trasformata in una creatura mitologica simile a una Gorgone, con coltelli al posto degli artigli, che annaspa tra quintali di burro e pietrifica chiunque osi incrociare il suo sguardo mentre è impegnata in cucina a ripetere: “Odio tutti”.
Io mi sono dedicata a Campania Ferax, mi son messa a saltabeccare da un contadino a un casaro, da un ristorante a un’osteria. Solo per scoprire che adesso i blog di ricette non sono più di moda, ma in compenso è diventato di moda scrivere di cibo in senso più ampio, senza sporcarsi le mani in cucina, per così dire. E allora, guarda un po’, a me sta passando la voglia di farlo e non mi diverto più.
Nel frattempo ho pubblicato tre libri scritti insieme con Lydia Capasso, ho subito una regressione che mi ha portata ad amare il lato più rognoso e intransigente del mio carattere e ho deciso di esprimerlo ancor più liberamente.
Perché, tra un “Sìììì” e un “???”, Lisa ed io abbiamo concordato su questo: siamo seccanti, puntigliose, vogliamo che tutto venga fatto a modo nostro e non lasciamo correre mai niente, il che fa male solo a noi e al nostro fegato. Insomma, siamo “sbagliate”.
Allora, forse, dobbiamo imparare a voltarci dall’altra parte quando le cose non ci piacciono; ma qui, però, abbiamo il nostro bell’eremo da arredare come preferiamo. E di un eremo acconcio, negli ultimi tempi, abbiamo sentito la viva necessità. Vivissima.
Così, torniamo indietro. Ma per andare avanti. Forse. O forse solo per divertirci un po' di più.
Una nota per chi, dalle conversazioni telefoniche riportate all’inizio del post, si facesse l’idea che Lisa sia laconica e taciturna: ad ogni “Sììì” e ad ogni “???” bisogna immaginare che seguano dieci minuti di dettagliata disamina di almeno quattro ricette di sfoglia che ha appena provato, di ogni sorta esistente di crema pasticciera, della minima quotidiana impresa del suo gatto obeso e delle abominevoli preferenze gastronomiche dei suoi clienti. Eppure siamo amiche lo stesso :D.
Forse perché nel nostro essere difficili e brontolone possiamo sorreggerci a vicenda. E sappiamo bene che possiamo sopportarci solo tra di noi.
Perciò, per i pochi a cui fa piacere, siamo di nuovo qui, e queste siamo. Brutte e antipatiche, fuori moda, immerse nel burro. Allergiche alla cucina “senza”. Politicamente e gastronomicamente scorrette. E, peggio ancora, determinate a mostrarlo :D.

Tartelletta friabilissima con crema al limone

Qualche anno fa avevo provato questa pasta tratta dal libro di Christophe Felder Piece unique, che lui chiama semplicemente "pâte friable", e mi era piaciuta tantissimo. Ma lui ne faceva dei quadrati, piatti, su cui poggiare una crema. Perciò temevo fortemente che la pasta non fosse adatta a farne tartellette. Invece, con estrema delicatezza e un grande uso di frigo e freezer, si può.
Però le tartellette che ho fatto erano minuscole, perché avevo il dubbio che potessero rompersi in mille pezzi se addentate. 
Ho utilizzato uno stampo per tartellette di silicone microforato della linea professionale Formasil della Pavoni, secondo me indispensabile per un impasto così delicato. Le impronte erano di 4 cm di diametro. 
Se notate che i bordi delle tartellette sono un po' sfrangiati, avete ragione: è che tartellette di questo genere andrebbero appoggiate su un piano a testa in giù ancora calde, ma io avevo il terrore di romperle.
Ci ho messo la crema al limone che per me è la più buona del mondo, di Pierre Hermé, stracarica di burro e che ciò nonostante non lascia una sensazione di grasso in bocca, perché la spiccata acidità del limone la fa da padrona.
Quanto alle dosi,  ho realizzato 20 tartellette e mi sono avanzate sia la pasta che la crema (tanta); la pasta può essere tranquillamente congelata per nuovi utilizzi. La crema, credetemi, la farete fuori a cucchiaiate. In alternativa, ci preparerete una bella tarte.

Per la pasta: 
250 g di burro
90 g di zucchero a velo
2 g di sale
230 g di farina

In un'impastatrice con la frusta, mescolare il burro morbido con lo zucchero a velo e il sale. Lavorare a crema. Incorporare la farina e amalgamare bene. raccogliere la pasta in una palla, avvolgerla in pellicola e riporla in frigo per qualche ora.
Riprenderla e lavorarla un pezzo alla volta (ogni pezzo sufficiente a preparare circa 4 tartellette) riponendo di nuovo il resto in frigo: stendere ogni pezzo tra due fogli di carta da forno, molto sottilmente. Con un tagliapasta, ritagliare dei dischi delle dimensioni desiderate; NON staccare i dischi dalla carta forno ma mettere il tutto nel freezer mentre si lavora un altro pezzo.
Dopo aver steso il secondo pezzo, i primi dischi saranno sufficientemente freddi da poterli staccare dalla carta e disporli nello stampo.
Una volta realizzate tutte le tartellette, appoggiare lo stampo su una placca e infornarlo in forno preriscaldato a 170° fino a leggera doratura della pasta. Occorreranno pochi minuti.

Per la crema al limone (da preparare con un giorno d'anticipo):
220 g di zucchero
200 g di uova
160 g di succo di limone 
la buccia grattugiata di 3 limoni
300 g di burro a temperatura ambiente

In una ciotola, unire le scorze grattugiate e lo zucchero, e strofinare tra le mani in modo da ottenere un composto umido e granuloso. Aggiungere le uova e montare leggermente con le fruste elettriche. Unire il succo di limone e mescolare.
Mettere il composto in una casseruola e, a bagnomaria, portarlo a 83° mescolandolo con una frusta. Toglierlo dal fuoco, lasciarlo intiepidire fino a 60° e poi incorporare il burro a pezzetti.
Mescolare la crema con il frullatore a immersione alla massima velocità per circa 10 minuti. Riporla in frigo coperta con pellicola a contatto fino al giorno seguente.

Per completare:
fragoline di bosco
foglioline di menta

Al momento di servire, porre sul fondo di ogni tartelletta qualche fragola molto piccola, riempire con la crema al limone e decorare ogni dolcetto con una fragolina e una piccola foglia di menta.




Pubblicato da: Giovanna

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17 commenti

  1. Che bellezza! Vi aspettavo, se di streghe si tratta, salto sulla scopa anch’io!
    Bentornate!💐

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    1. Grazie! Si prestano scope, a richiesta. Qui ne abbiamo a iosa!

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  2. Sono felice di questa riapertura. Mi sento meno sola! Tra cacacazze puntigliose su capiamo!

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  3. Senti, sarà l'età, ma sono anch'io nel club delle cacacazze puntigliose (viva Pasqualina!).
    Vado a fare le divisioni per fare UNA tartelletta....

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    1. Ma su, diciamo invece rigorose, dai :)

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  4. Ciao mi chiamo Fabrizio, carino il tuo blog. Passa a leggere il mio!

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    1. Ciao Fabrizio, credevo stessi per scrivere: "...e sono un alcolista" :D

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  5. Ora io provo a vedere se sino ancora capace di mettere un commento....
    Bentornate ragazze!!!! El

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  6. L'anonimo sono io, Elvira!

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  7. Non c’è che dire, il tuo articolo fa proprio venire l’acquolina in bocca, e le foto sono molto invitanti!

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    1. Grazie! Resto una cialtrona nella fotografia, ma faccio il possibile.

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