"The universe has a way of course correcting". La citazione, tutt'altro che colta, viene dritta dritta da Lost, che ha ispirato, come alcuni sanno, il nome di questo blog. L'universo trova il modo per correggere la rotta, ma ne trova di ben strani.
I recenti avvenimenti, vale a dire il post precedente di questo blog, quello di Sara ed altre discussioni e digressioni più o meno amene e più o meno attinenti, hanno provocato come conseguenza una riflessione. Più d'una, a dire il vero. E crediamo di poter dire che queste riflessioni sono state la risposta ai dubbi espressi qualche giorno fa.
Il web è libero. La sua libertà, talvolta usata come vessillo di guerra, riguarda gli altri ma riguarda pure noi. In altre parole, c'è chi si appella alla libertà del web per ignorare stagionalità dei prodotti e quant'altro. Benissimo. Ma siamo libere pure noi, qui, di dire che questo non ci piace, e giacché non siamo use andare in giro a censurare post di altri per criticare ricette o uso di ingredienti, ci è lecito aspettarci la stessa cosa.
Dell'epoca dei forum, in particolare dei forum da noi gestiti, ci è rimasto uno stupore. Un forum è uno spazio di confronto messo a disposizione gratuitamente da qualcuno che lo gestisce e ne sostiene le spese. Questo qualcuno, legittimamente, dà agli utenti del forum delle regole. Eppure c'era sempre qualcuno che non condivideva le regole, e oltre a contestarle le violava sistematicamente.
Ora, se una persona mi ospita in casa sua, è chiaro che questo non le dà il diritto di pestarmi a sangue, ma è altrettanto chiaro che questo non dà a me il diritto di sputare sui suoi tappeti, lasciare in giro i miei panni usati e svuotarle il frigo. Altrimenti il minimo che io possa aspettarmi è di essere messa alla porta. La questione (che poi questione non è. Basta il buon senso) si ripropone nei blog in maniera ancora più evidente. Il blog è uno spazio privato in cui c'è la possibilità di intervenire, ma è pur sempre privato, casa di qualcun altro. Penso sia chiaro il senso del discorso. Abbiamo un nostro spazio, abbiamo le nostre regole. E visto che si invoca sempre la possibilità che ciascuno ha, con un click, di andare altrove se non gradisce, ecco, anche da noi basta un click. C'è la porta, se le nostre regole non piacciono non resta che usarla. Se si sta in casa d'altri, per quanto questa casa sia aperta all'ospite, ci si sta alle sue regole.
La libertà del web, ancora: ognuno nei suoi spazi scrive ciò che vuole, anche cose contrarie al più elementare buon senso. E dunque, perché mai di questa libertà non dovremmo usufruire anche noi pienamente, infliggendo a chi vorrà farsele infliggere anche le nostre fesserie? Non saremo detentrici di verità assolute, ma vogliamo poter dire che se uno ha assaggiato un pachino da insalata nella sua stagione (precoce, tra inverno e primavera), dolce come una zolletta e pieno di profumi, e dice che il pomodoro tondo da insalata del supermercato comprato a dicembre, acidulo, acquoso, insapore, è uguale a quello, è un suo problema. Liberissimo di avercelo e di tenerselo caro, auguri, figli maschi, buon appetito e saluti.
Per chi a questo punto non è fuggito in preda a furore dovuto al malinteso concetto di libertà della rete (e cioè: lui può scrivere ciò che vuole, mentre noi, qui in casa nostra, no), aggiungo, pur sapendo di dire una cosa inutile per la sua ovvietà, che il prodotto di stagione, che è al suo meglio, costa meno. Oltre ad essere MOLTO più buono. Non è solo una questione di salute: è questione di gusto. Perché il gusto nessuno lo nomina? Non ci occupiamo di cucina, dunque di sapori? E' più buono, costa di meno. Che vuoi di più?
Ovvio: ognuno mangia ciò che vuole, ci mancherebbe. Ma cercare di argomentare su scelte contrarie ad ogni evidenza logica e di gusto non serve. Dica che lo fa perché gli va, e basta. Noi per esempio fumiamo. Sappiamo che ci fa male, ma lo facciamo lo stesso e non cerchiamo argomentazioni logiche per farlo.
E se pensarla così fa di noi delle gastrofighette, la definizione diventa un punto d'onore. Se a qualcuno piace leggere Tolstoj anziché Moccia vuol dire che se la tira? Che si atteggia? O è di tutta evidenza che tra Tolstoj e Moccia c'è un abisso qualitativo per la scrittura, per i temi, per la struttura? Perciò, chi ama Moccia legga Moccia ma non vada dicendo che chi ama Tolstoj si crede chissà chi. E poi: va bene, ognuno legge ciò che vuole, ma se un domani chi legge Tolstoj in libreria troverà solo mocciate perché tanto si vendono quelle, avrà tutto il diritto di alterarsi un tantinello. Se si manderanno falliti i piccoli agricoltori delle nostre zone che
fanno le cose per bene e vendono nei mercati come quello di Campagna
Amica perché si compreranno solo prodotti fuori stagione, di importazione, strarefrigerati e colti un mese prima nella grande distribuzione, noi ci altereremo un tantinello e non ci pare proprio che sarà una cosa della quale essere soddisfatti. Mai più un carciofo di Paestum o di Castellammare, una pera mastantuono, un cannellino di Acerra, un limone amalfitano. Che bella cosa. Poi, scusate, ci tocca domandarci che senso abbia far parte di un progetto come Gente del Fud se la mentalità è questa. La coerenza non sarà sempre una virtù ma talvolta è indispensabile.
Siamo fatte in questo modo, Lisa ed io. Così è se piace, se non piace è così lo stesso perché tanto questo siamo. Se essere gastrofighette vuol dire scegliere cose di qualità quando è il momento giusto, lo siamo. Peccati di gioventù ne abbiamo commessi tutti, ma questo, per noi, è crescere: aver capito e aver deciso di cambiare. In ricette da me inserite in altre ere in forum, per esempio, si trovava qualche dado, tanto per dire. Cos'è cambiato da quando ho smesso di usarlo? Niente: quei piatti sono solo diventati più buoni.
Preferiamo mangiare pane e cipolla, ma che siano ottimo pane e squisita cipolla, che grandi ed elaborati piatti fatti con ingredienti scadenti, anche perché con gli ingredienti scadenti non si otterrà mai un grande piatto, per quanto elaborato.
Qualche tempo fa ho cenato con due fette di pane cafone tostate a bruschetta, con aglio e olio buono, sopra ci ho messo una manciata di fagioli solo lessati, quelli di Controne, provenienti dal Cilento, e del tonno sott'olio di qualità. E' stata una cena regale.
Scommetto che tutti hanno vicino a sé qualche zona di produzione di fagioli particolari e buonissimi. Non sono ingredienti rari e sconosciuti. Non sono la zucchetta ispida del Borneo.
Poi, ognuno fa le proprie scelte. Ripeto: auguri e figli maschi, purché queste scelte non danneggino le produzioni di qualità. Purché noi possiamo continuare ad aspettare con gioia il momento in cui appaiono sul mercato i pomodori freschi maturi, rossi e inondati di sole.
E dunque, l'illuminazione eccola qui: siamo queste. Questa è casa nostra. Le regole le facciamo noi. Non dobbiamo compiacere nessuno. Il web è libero anche per noi, sapete.
Bello averlo capito fino in fondo.
Se si condivide, si condivide una visione del cibo, della cucina, dell'alimentazione, persino della vita.
Una ricetta è l'espressione di tutto questo. Anche di tutto questo.
Bello aver capito anche questo fino in fondo.
Il senso di avere questo blog? Dirlo. Dire cosa siamo e cosa ci piace. Parlare anche di quel signore che coltiva quella lattuga là, quella che se la mangi capisci di non aver mai mangiato una vera lattuga in vita tua (l'anacoluto è voluto, per chi stesse a cercare errori di sintassi e quant'altro).
Le ricette restano. Forse saranno solo un po' meno centrali.
E noi vi aspettiamo comunque. Pur essendo così poco ecumeniche, così poco simpatiche. Così cocciute.
Aggiornamento: Pensavo di essere stata chiara, in questo post, ma mi tocca ricredermi.
Perciò: se volete discutere e confrontarvi, va bene. Ma chi pensa di presentarsi non invitato a spargere immondizia in giro si risparmi lo sforzo perché da questo momento non verrà pubblicato, giacché la democrazia non consiste nella libertà di abusare impunemente dello spazio altrui.














