lunedì 22 aprile 2013

Dalla parte del torto


 Foto di Tano D'Amico

Oggi si cita.
Mi piacerebbe riuscire ad essere arguta e spiritosa, oggi, ma da qualche giorno la cosa più arguta che mi esce di bocca è un'imprecazione. Ripiego perciò su parole altrui, parole che in un modo o nell'altro tornano utili per ritrovare se stessi, riconoscersi, raccontarsi a sé per tornare a capirsi, confessando malumore e dolori.
Da ragazza degli anni '70 quale più volte ho detto di essere, vivo un momento di disillusione e profondo senso di tradimento di tutto ciò in cui ho creduto e in cui ho sperato.
Negli ultimi giorni sono accadute cose indicibilmente tristi. Mi sento come se fosse calato il sipario sull'ultima rappresentazione. come se si fosse messa la parola fine a una visione del mondo, a una Storia, storia non come racconto, storia proprio nel senso "maggiore" di storia, storia come successione di anni ed avvenimenti, come costruzione di un'identità, suo mutamento, sua evoluzione. Le stesse persone che quella Storia avrebbero dovuto rispettare e tutelare hanno scelto di ucciderla.
Che io faccia parte di una minoranza non doveva insegnarmelo Nanni Moretti con la sua celebre battuta di "Caro diario": ne sono consapevole da tutta la vita. Oggi lo so un po' di più.
E allora ripenso a una celebre frase di Brecht che può essere letta a diversi livelli e che ho sempre amato e tante volte citato. Ci ripenso, la faccio mia più che mai e mi domando se non sia arrivato il tempo di smetterla. Smetterla di cercare di infrangere i muri e accettare la propria minorità, anzi abbracciarla addirittura, ché tanto è inevitabile, e conservare così dignità, etica, rettitudine.
"Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati".
Mi seggo dalla parte del torto. Stavolta volontariamente, e pure orgogliosamente. E spero di non farlo da sola.

13 commenti:

  1. Fatti in là che mi seggo anche io

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    1. Ho previsto uno spazio ristretto. Mi sa che c'entriamo tutti, per quanti siamo.

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  2. Come partecipante alle speranze del '68 e spettatore del riflusso mi ritrovo in questi giorni corpo estraneo, anche fiero di esserlo. C'e' posto per me?

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  3. Ma pensa a cucinare, che la vita ti sorride ... e comunque - al limite - bambina degli anni '70 ... dai!

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    1. Fab, la vita stavolta non mi sorride nemmeno in cucina. Posso provare in cantina :-)

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  4. Io mi sono buttata sul ballo, per non pensare a questo scempio di Res pubblica.E non sai che pena mi fa Napolitano...
    Coraggio che siamo un esercito di indignados!bacio

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  5. Un bellissimo post e una ottima riflessione la tua,ma comunque sia qualunque posizione che possiamo assumere non servirebbe a nulla,ci vuole dei cambiamenti drastici e quello mi sa che in Italia non accadrà mai. Un abbraccio e su con la vita.

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  6. non so quanto spazio tu abbia previsto...ma vorrei esserci anche io. Lotto con me stessa perchè non ho quasi più speranza. Ed è incredibilmente triste.

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  7. carissima
    che bel post!che dire? anche io sono con te seduta dalla parte del torto...vorrei inviarti un segnale di speranza ma oggi purtroppo non ce la faccio....
    lorenza

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  8. Beh... l'hai visto il mio avatar attuale in Facebook no ? :-D

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