Il cibo, dicevamo.
Devo ammettere che la Finlandia ha messo in discussione alcune delle mie certezze.
Sono sempre stata convinta (e ancora lo sono) che in qualunque paese del mondo si possa mangiare bene.
Lo sono ancora, dicevo: perché la cucina finlandese esiste ed è anche buona. Dov'è il problema, dunque? Trovarla. Ecco il problema.
Sono approdata in terra finnica aspettandomi di mangiare ottimo pesce, tanti dolci a base di frutti di bosco, carni strane, zuppe.
Carni strane, perché in Finlandia è d'uso mangiare non soltanto manzo, pollo, maiale, ovini, ma anche renna, alce, orso.
Ottimo pesce: tutti i salmonidi possibili e immaginabili; il salmone propriamente detto, ma anche salmerino e coregone; e le aringhe, che però non mi piacciono.
Frutti di bosco: ne crescono in quantità e varietà esorbitante. Tanto che a giorni ne scriverò su Gastronomia Mediterranea. Un vero fiume di minuscole bacche rosse, blu, viola e arancio.
Come queste, che si possono cogliere a piacimento in qualsiasi foresta e spesso anche ai margini delle strade.
E allora?
Partiamo dalle cose buone. Il secondo giorno dopo il mio arrivo, spostandomi da Helsinki verso nord, ho incontrato il munkki. Una ciambella fritta al cardamomo, buonissima. Soffice, profumata.
E già quel secondo giorno ho avuto un problema con il cibo.
Il fatto è che le mappe ingannano, come vi raccontavo: la maggior parte delle località che riportano è minuscola, spesso non si tratta di un paese, nemmeno di un villaggio, ma di un punto quasi virtuale che nella realtà corrisponde a tre casette o un paio di cottages di legno; chi inseguisse il centro abitato successivo pensando di fermarsi a mangiare là rischierebbe di restare deluso.
E allora, tocca adattarsi. Fermarsi lungo la strada in qualche caffè annesso a stazioni di servizio, fiondarsi, improvvisando, non appena si scorge l'insegna "Ravintola" (ristorante). Ma se nel caffè della stazione di servizio ci si beccherà inevitabilmente un hamburger o dei bastoncini di pollo con patate fritte sinistramente simili ai nuggets di Mc Donald's, c'è la concreta possibilità che accada lo stesso nel ravintola. A me è successo, e non una volta sola.
In sintesi, prima che io riuscissi ad assaggiare la cucina finlandese sono passati quattro o cinque giorni. Pensavo che una maledizione incombesse su di me, dato che anche quando trovavo un ristorante vero (di solito di sera, perché a pranzo tendiamo ad arrangiarci con un pasto veloce), nel menù immancabilmente di finlandese non trovavo altro che la lingua. Quanto al cibo, hamburger, bistecca al pepe, il micidiale pollo di cui sopra, patate fritte a gogò, Caesar's salad come se piovesse, pesce nemmeno a parlarne.
Alla fine mi sono resa conto che non si trattava di sfiga allo stato puro, ma di una realtà che mi ha intristita. Sarà per la scarsa varietà di materie prime, sarà perché i Finlandesi sono annoiati dalla propria cucina, sarà per quel che volete, da quelle parti il piatto internazionale e standard, in versione fast food o meno, impera.
Le cose vanno meglio, naturalmente, nei grandi centri. E, altrettanto naturalmente, soprattutto a Helsinki, dove esistono ristoranti di livello molto alto, anche se, va detto, i ristoranti cosiddetti gourmet tendono a reinterpretare la cucina locale in chiave mediterranea, alleggerendola e arricchendola con tanti ortaggi e verdure freschi, olio d'oliva, erbe.
Io me ne sono regalata uno l'ultima sera. Si chiama Demo, e vi ho cenato divinamente.
La cucina finlandese mi si è materializzata nel piatto per la prima volta a Oulu, che è un centro più grande e una piccola città vivace e interessante. Là ho trovato un ristorante dove ho assaggiato dei magnifici gamberetti affumicati e il salmerino, davvero delizioso. Il ristorante si chiama Matala.
In seguito, al salmerino ci sono tornata un paio di volte. Ho mangiato bene anche a Vaasa, da Strampen (anche se la cucina aveva chiare influenze francesi) e a Porvoo.
La vera scoperta sono stati i mercati. Non solo per lo spettacolo delle montagne di frutti di bosco e di funghi...
...ma anche perché nei mercati ci sono due cose interessanti: la possibilità di acquistare, pronti, pesci di tutte le varietà già marinati, affumicati, grigliati, al pepe di ogni colore, alle erbe, all'aceto...
...e magnifiche insalate di pesce, e crostoni di pane nero con pesce, verdure e salse (peccato per il surimi... grrrr!)...
...e la possibilità di mangiare a prezzi modesti (in Finlandia la ristorazione di ogni livello è molto costosa), fermandosi ad uno dei numerosi banchi che cuociono una varietà di cibi e offrono per una decina di euro un piatto abbondante che si può assortire come si vuole. Immancabili i pesciolini fritti, le polpette finlandesi, le patate all'aglio (e quanto aglio!), il pollo, il salmone...
Ma non mancano i cibi etnici, soprattutto asiatici.
Sempre nei mercati, ma nella parte coperta, ci sono anche veri e propri piccoli ristoranti.
Un'altra istituzione finlandese l'ho scoperta qualche tempo dopo: il ristorante a buffet, versione familiare. In pratica, una casa in cui si preparano un paio di piatti caldi e diverse insalate, e per una cifra più o meno equivalente a quella dei banchi del mercato, si può consumare un pasto assortendo il piatto a piacimento e magari accomodandosi in un grazioso patio.
Dispiace che la cucina finlandese si stia nascondendo, come volesse scomparire.
Dispiace anche che vengano segnalati, anche da guide accreditate, ristoranti dove si mangia malissimo e si paga molto. Il peggiore di tutti, una delle esperienze più disastrose della mia vita, l'ho trovato a Imatra, a sette chilometri dal confine con la Russia. Proprio là dove c'è un'interessantissima contaminazione, dato che quella regione, la Carelia, è stata a lungo contesa e divisa tra la Svezia e l'impero russo (ed è oggi divisa tra Finlandia e Russia), un ristorante di cucina sostanzialmente russa mi ha servito del cibo immangiabile a prezzi da rapina.
Dispiace, non meno, che si abbia la sensazione che per il Finlandese medio mangiare fuori sia solo non mangiare a casa. Non mangiare qualcosa di diverso, di particolare, di più buono. Insomma, non sembra ci sia un grande interesse per il cibo, tanto che imperversa la margarina. Persino a colazione viene preferita al burro, e nei negozi si trovano decine di tipi di margarina e una sola marca di burro (quando c'è).
Un vero peccato, perché il pesce è davvero buono, e anche i crostacei. Sulla carne vi so dire di meno: non sono capace di diventare vegetariana ma non sono nemmeno incline ad aggiungere altri animali "diversi" alla mia dieta. Ho assaggiato la renna dal piatto di mio marito. Un pezzettino. Carne troppo hard per i miei gusti: sapore molto deciso, con un certo afrore, come quello delle carni ovine, che detesto.
Dimenticavo: un altro problema è che è diffusa l'abitudine di cuocere troppo a lungo la carne e il pesce. Spesso li ho trovati stopposi perché stracotti.
Quanto ai dolci, purtroppo, almeno nei ristoranti l'assortimento era davvero scarso e imperversavano i gelati. Perciò ne ho assaggiati pochi, avendo avuto poche occasioni di sostare nei caffè e nelle pasticcerie, in cui abbondano torte del genere cheesecake dal bell'aspetto, in verità. Posso dire però che le fragole sono magnifiche, saporite, rosse e succose, che il cardamomo e la cannella sono usatissimi (il che, almeno per me, è un bene), che pani, brioches e dolci fritti da colazione o per accompagnare il caffè (che i Finlandesi bevono a litri) sono tra le cose migliori che si possano provare.
Vi lascio con qualche immagine...
Il mercato coperto di Helsinki:
Qualcuno vende il pesce direttamente dalla barca, ed è anche ben attrezzato :-)
Fragole. Tante, tantissime fragole. Ovunque.
Qualche caffè più civettuolo (al mercato sono tutti piuttosto arrangiati) riveste i tavolini con le cerate di Marimekko:
I piselli.
Che qui usano anche come snack: aprono i baccelli e mangiano i piselli crudi, per strada.
Vedete quei contenitori di latta? Sono misurini: frutti di bosco, funghi, piselli e altro si vendono a litri, non a chili.
E, sempre, montagne di frutti di bosco...