E son problemi.
Dopo anni e anni e anni, e un infinito procrastinare dovuto a genuino terrore, tocca beccarsi gli operai in casa e ridipingere.
Terrore, sì, perché con operai ho avuto più esperienze, e di nessuna ho un ricordo accettabilmente sopportabile. Il ricordo si riassume in:
- io che afferro al volo un braccio che sta per dare colpi di maglio su un muro per praticare un'apertura in un punto a casaccio, dopo aver spiegato per due giorni che andrebbe fatta esattamente al centro e aver preso meticolosamente le misure;
- io che faccio smontare una parete già da loro piastrellata, perché me l'hanno resa un mosaico di frammenti di piastrelle dalle forme creative;
- io che domando al pittore come potrà mai riprodurre il colore che sta sperimentando, visto che lo compone aggiungendoci acqua di sciacquatura multicolore di pennelli usati;
- io che a domanda ("A che altezza vuole il piano? 68 o 78?") rispondo: "78". "Ma a 78 non si fa, lo standard è 68!". E allora cosa me lo chiedete a fare?
- Io che guardo inorridita collocare malamente faretti in un controsoffitto, perché le misure, studiate da un architetto, sono tutte, ma tutte, sbagliate;
- io che assisto senza la forza di reagire mentre un tipo dal peso specifico del deuterio ultra-denso (140 chilogrammi per centimetro cubo) sale, scarpe incluse, sul mio bellissimo nuovo mobile di legno finissimo e lucidato;
- io che sono assalita a intervalli regolari di 12-13 minuti dalla tentazione di catafottermi dal balcone, e vincendola mi attacco al telefono e aggredisco mio marito, che almeno si becchi le conseguenze del mio stress e del mio malessere, dal momento che non tocca a lui sciropparsi da mane a sera gli intrusi.
Ciò detto, da domani arriva il black out. Il che significa niente cucina, computer arrangiato (per la precisione portatile con chiavetta la cui connessione a internet è ancora tutta da verificare), per cui niente ricette da postare nel blog.
Lost resta lost, ma davvero, per una trentina di giorni, a meno di qualche miracolo.
Vi lascio con una ricetta semplice e banale. E che il cielo mi assista.
Se non doveste rivedermi, vorrà dire che loro, gli Altri, gli Alieni martello-pennellomuniti, hanno prevalso sul mio fragile equilibrio.
Arista di maiale al latte e aceto
Un arista da 1,3 kg
qualche rametto di rosmarino
olio
30 g di burro
una cipolla
un bicchiere (da vino) di aceto bianco
due bicchieri di latte
Massaggiare l'arista con sale e pepe. Legarla. Far scaldare il burro e l'olio in una casseruola dal fondo pesante, unire una cipolla tritata e, quando è imbiondita, toglierla con una schiumarola, aggiungere la carne e farla rosolare bene da ogni lato. Infilare sotto lo spago i rametti di rosmarino (se lo si fa prima della rosolatura bruceranno), rimettere in pentola la cipolla, bagnare con un bicchiere d’aceto bianco e farlo evaporare. Aggiungere poi due bicchieri di latte, coprire parzialmente e far cuocere per circa un’ora a fuoco moderato, girando la carne di tanto in tanto.
Quando è cotta, toglierla dalla casseruola, alzare la fiamma e far restringere il sugo di cottura, eventualmente aggiungendo della maizena. Frullarlo.
Servire la carne fredda, ricoperta del suo sugo.























