martedì 19 giugno 2012

Io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi...


La citazione da "L'avvelenata" di Francesco Guccini è tutt'altro che casuale.
C'è stato un tempo in cui dominava l'entusiasmo, quello per la condivisione spontanea di ricette, consigli, trucchi.
Era un tempo forse naif, ma schietto. Il rapporto con altre persone, nel web, dotate della stessa passione, portava a scoperte e a crescita, a imparare, ad affinarsi.
Quel tempo sembra finito. E non da oggi. Il commercio ha sostituito lo slancio, l'interesse economico la spontaneità.
Lo spirito e il senso dei blog culinari si sono trasformati, e la fiducia, che dovrebbe essere alla base del rapporto tra bloggers e lettori, ne risente.
Ma si è trasformato anche lo spirito del web gastronomico in generale.
Mi spiego.
Prendiamo un tizio che di mestiere fa il critico teatrale. Agli spettacoli entra gratis. Ma ne parla bene o male secondo il suo gusto, le sue competenze, le sue preferenze. Non è che perché entra gratis sia obbligato a parlarne bene. E nemmeno a parlarne.
A noi arrivano tanti inviti ad eventi, ma tanti. Accettando un invito a un evento qualunque, che sia una cena, un corso, un buffet, un convegno, una fiera o qualunque altra cosa, io non prendo nessun impegno. Non solo non mi impegno a parlarne bene: non mi impegno nemmeno a parlarne. Invece, tra coloro che invitano, si è diffusa la convinzione (indotta da chi viene invitato, secondo me) che automaticamente ciò comporti una sviolinata scritta da parte di chi accetta.
Ebbene, perché per noi che ci interessiamo di gastronomia la cosa dovrebbe essere diversa rispetto al critico teatrale o cinematografico? Vado a un evento? Scelgo se parlane o meno, poi scelgo se parlarne bene o male. E' tutto qui, è semplice, purché si resti nei binari della correttezza e della chiarezza. Il rischio è a carico di chi invita. A me sta fare le mie scelte, quali che siano; a chi invita la possibilità di non invitarmi più se non ha gradito. E lo stesso discorso vale per le richieste di accredito che partono da me: vengo a vedere se l'evento mi piace. Decido se scriverne. Decido come scriverne.
E' semplice, limpido, è stato sempre così e non vedo perché per noi blogger o per chiunque si occupi di gastronomia dovrebbe essere diverso.
Varrebbe la pena, per chi organizza qualsiasi genere di manifestazione, di prendere critiche e piccoli appunti e farne tesoro: tutti possiamo sbagliare, ma si può sbagliare di meno ascoltando le voci discordanti. Ma questo richiede intelligenza, apertura, e molta, molta buona fede. E la disponibilità a mettersi in ascolto, e il fastidio per l'inutile e prezzolato consenso ad ogni costo (tutto sempre magnifico, piatti, organizzazione, luoghi; il cibo sempre divino, le sale sempre accoglienti, il panorama sempre mozzafiato, l'atmosfera sempre perfetta, gli organizzatori sempre attenti quando non geniali).
La deriva pubblicitaria no, non mi piace. Per nessuna cosa. Per i prodotti come per le manifestazioni. E non mi piace chi loda qualunque cosa indiscriminatamente perché è gratis, che sia evento o prodotto. E se c'è chi ritiene che per un piatto di minestra valga la pena di svendere la propria onestà, ho compassione di lui. Se c'è chi ritiene che avendomi invitata o accreditata io gli debba qualcosa, specificamente una serenata appassionata sul web, bene, ora sa che non è così, non mi inviti/accrediti più, che in giro di serenate appassionate può farsene fare tante e più risonanti, io sono l'ultima ruota del web-carro.
Augh, per oggi ho detto. La prossima volta si mangia anche, oltre a chiacchierare, prometto.

P.S.: Voglio rendere qui onore a un amico che rappresenta un'azienda produttrice di un prodotto che mi piace tanto, e che non mi ha mai chiesto NIENTE, né una citazione né mezza menzione, né un post né una parola, e caso mai ha dato lui qualcosa a me. E sa bene che menzioni dietro richiesta non ne facciamo, ma sa bene anche che c'è chi ne fa, e non chiede niente ugualmente.
Non lo nomino per non fare pubblicità :-), nemmeno stavolta, ma lui sa chi è, perché gliel'ho detto. Perché alle persone per bene bisogna dirlo. Altrimenti finiscono per sentirsi come Giovanni Battista. Ed è brutto.

33 commenti:

  1. Prima mi contattavano per mandarmi a casa dei prodotti, poi alla mia mail di risposta che non mi sarei impegnato in alcun tipo di pubblicità, quasi tutti sparivano. Devo essere sincero però, in alcuni casi ho anche avuto qualche felice incontro...come con una casa di prodotti per lavastoviglie e varie che pur non volendo niente in cambio mi hanno inviato un presente carino e utile per il solo fatto di aver risposto cortesemente ad un loro invito. Le eccezioni ci sono...ma il resto sono "marchette" di basso livello, occasioni per mettersi in mostra, derive poco eleganti di egocentrismo, insomma cacatine di piccioni varie, presentate in modo più o meno elegante...
    Sarà per questo quindi che ho solo 15 lettori...e forse manco più quelli?! :P ahahahahahaha

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    1. Sai una cosa, caro Mario? Mi è presa una grande, grande, grande stanchezza.

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  2. più che giusto, è che purtroppo dall'altra parte non ci sono solo professionisti ma figure improvvisate, altrimenti non mi spiego la maleducazione che ho dovuto subire a volte per una piccola collaborazione che mi sembrava semplice e chiara (non ricevo molti inviti), ma questo si può allargare ormai anche alla vita comune.
    Per fotruna persone corrette e gentili ci sono ancora!
    ciao :-)

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    1. Poco tempo fa ho ricevuto una proposta da un'azienda. Quelle delle aziende io le declino a prescindere, perché voglio parlare solo di ciò di cui scelgo io, di volta in volta, di parlare. Comunque, ho risposto solo per fare i complimenti a chi mi aveva contattata, perché una volta tanto la comunicazione era corretta e veramente cortese.

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  3. Quello che hai scritto e' valido anche per me, pigro come sono mi hai fatto un favore a pubblicarlo :)
    Personalmente alle intrusioni via e-mail rispondo con la frase standard "Per favore non speditemi èiu' e-mail".
    E continuo a cucinare, sperimentare, qualche volta a pubblicare. Gli altri si comportino come credono, chi gode nel sentirsi invitato e chi tenta di farne un commercio. Io no.
    Le visite al mio blog e i commenti sono drasticamente calati, anche perche' ho iniziato a commentare meno i blog degli altri. Quest'ultimo aspetto mi da' fastidio, quasi che il commento di ritorno a un mio commento fosse il meccanico "buongiorno" di quando qualcuno ci saluta.
    "Web-carro": bellissimo :)

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    1. Caro Corrado, i commenti credo siano calati ovunque. La forza propulsiva dei blog si è abbattuta, se parliamo dell'interazione tra persone (mentre sembra molto aumentata se parliamo di spottoni). Io, purtroppo, non commento mai, ma lo facevo molto poco anche in passato; ammetto di avere ormai pochissimo tempo per farlo, e anche per pubblicare qui.
      Pubblicità non ne accetto mai, e di nessun tipo. Quanto invece agli inviti ad eventi, devo andarci, la maggior parte delle volte, per GM, infatti prima partecipavo a un numero insignificante, adesso a tanti. E qualche volta ne parlo anche qui, come facevo regolarmente negli anni passati per cose come il salone della mozzarella o la festa a Vico. Mi sconcerta che non si gradisca la minima critica: a chi serve il coro unanime delle lodi? troppo abituati, ormai, tutti, a comprarsi il consenso con un accredito...

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  4. le aziende si fanno una bella pubblicità a zero costi. mica stupidi. il blogger probabilmente si sente lusingato, ed ecco che ha preso piede la competitivià a scapito della spontaneità che peraltro io non ho vissuto!

    irene

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    1. Poteva sentirsi lusingato all'inizio, anni fa. Adesso si sa che la maggior parte delle aziende scrive a tutti o comunque random, basta leggere una delle mail per capirlo: non sanno niente delle persone alle quali si rivolgono.
      Una volta, agli inizi di questo blog, accettai un invito da una grande azienda. Credo fosse davvero una delle prime iniziative di questo genere. Ero curiosa, non ero tenuta a scrivere nulla e poi si andava a cucinare insieme, con una professionista, che non era una brutta cosa. Non ne ho mai scritto perché i prodotti di quell'azienda non sono proprio nelle mie corde. L'anno seguente ho rifiutato il secondo invito dalla medesima azienda e la cosa è finita là.

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  5. Non hai bisogno di sapere che io sottoscrivo ogni parola. Ma te lo dico comunque. E neppure io commento, tranne in rarissimi casi. Non per snobismo ma per umiltà. Se non ritengo di avere cose interessanti da dire non le dico. E bon.
    Su pubblicità aggratise sfondi una porta aperta. E io sono cafona: non rispondo neanche, di solito. So che dovrei, ma il tempo mi difetta sul serio. I blog come scambio di idee sono morti e sepolti, temo. Vengono visti come una vetrina patinata del proprio ego o, peggio, come una vetrina patinata per le aziende che hanno riempito la dispensa di prodotti inutili. Augh, ho detto.

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    1. Nemmeno io rispondo. Ho risposto a quel signore del quale dicevo a Corrado perché è stato perfetto, gentile e di rara correttezza. Ho rispostono, ma ci tenevo che sapesse che apprezzavo il modo di comunicare.
      Mi resta una domanda, comunque: a cosa serve, a chi organizza un evento, un post in cui non si esprime nemmeno uno straccio di concetto ma si pubblicano 4-5 foto e tre-righe-tre di testo in cui si ripetono solo superlativi?

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  6. A chi cerca ispirazione in rete i post-marchetta non servono. Non li leggerà mai. Li leggono solo quelli che fanno parte della stessa consorteria. Sono inutili al quadrato.

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  7. "adoro" il panorama mozzafiato che azzera il fiato e pure le parole!

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  8. Su Facebook sei "amica mia". Mi segui con GFC. E forse pure con Networked blog. Ergo, come minimo ti devo "una serenata appassionata sul web".
    :-)

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    1. Andata. Io ti spedisco uno stock di salumi scaduti, che devo sgombrare la dispensa in vista delle vacanze.

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  9. Non siamo più in età da gruppettone (io, di certo, intendo).
    Tanto meno da adunata di facciata che 'tanto, così fan tutte'.
    Ci si assuma la responsabilità delle proprie scelte e si sia persone oneste da andar a testa alta, malgrado.
    Perchè no, io certe cose non le fo. Per scelta, botta di chiulo e snobismo, va avec.
    Ma rimane fatto, ancor ben prima che giudizio.
    Le codine di paglia dalla bocca larga ed un tetto pesante sopra la testa , le mal tollero ma è problema mio.
    Te, come già detto a suo tempo, sei una signora.
    Qui, leggo, sorrido, annuisco e fo tesoro di conforto. Grazie.

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    1. La scarsa tolleranza non è problema solo tuo. Perché se poi qualcuno si sente in diritto di contattarti con piglio arrogante o con il tono di chi ti sta facendo una grazia per chiederti di tutto e di più, è colpa della deriva spottistica di alcuni.
      E se qualcun altro si risente perché non hai scritto che alla tale serata era tutto perfettissimo che più perfettissimo non si potrebbe e grazie grazie grazie per la meravigliosa esperienza, è colpa della medesima cosa.

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  10. [Ma questo richiede intelligenza, apertura, e molta, molta buona fede. E la disponibilità a mettersi in ascolto].
    Hai centrato in pieno il problema.
    Degli Italiani!!!

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    1. Hai deciso di farmi intristire. Sei cattivo. Un cattivo 2.0 :-)

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  11. Una volta mi contattò il proprietario di una nota azienda di dolciumi e mi chiese se conoscevo i loro prodotti e se gradivo un pacco dono con le loro specialità. Gli dissi che conoscevo i loro prodotti (decantati dal 100% dei foodblogger) ma sottolineai alcune cose che io ritenevo delle pecche (tra l'altro evidenziate da diversi critici gastronomici probabilmente indipendenti). Il pacco non mi arrivò mai e di conseguenza nemmeno il post che "per cortesia" - sebbene non esplicitamente richiesto - avrei dovuto scrivere. Io lavoro in pubblicità e, come si dice, scrivo per mangiare. Io non concepisco che mi si chieda di scrivere una recensione per 10 kg di farina.
    Sarò onesta, sul mio blog, che ritengo uno spazio indipendente, do spazio ad alcuni prodotti solo a due condizioni: che mi paghino (e non in derrate alimentari) e, soprattutto, che li ritenga validi. Insomma chi mi legge non è uno stupido e io non ho voglia di perdere la mia credibilità per niente.

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    1. Tu lavori in pubblicità, e fai ciò che è normale che tu faccia. Ciò che conta è la trasparenza.
      Sai, non è questione di stupidità: a volte ci metto un bel po' a capire che un post non è disinteressato, perché si fa di tutto perché io non lo capisca. Poi ne vedo trecento in giro, stesso tema, stesso prodotto, e tutto diventa lampante.
      Che i prodotti siano validi: e meno male, che qui ormai si vende di tutto, dal panaccio in busta ai preparati per crepes o torte o quel che è.
      Ho una sezione, in questo blog, che si chiama Campania Ferax. Lì di prodotti, e di produttori, ce ne sono tanti. Non UNO di quelli mi ha pagata o ricompensata in alcun modo, e se non hanno fatto un'approfondita ricerca su Google nemmeno sanno che li ho citati. L'ho fatto perché ci tengo a far conoscere le cose che valgono di questa regione che di prodotti di straordinario valore ne ha tantissimi, un vero patrimonio. E a far conoscere i produttori che lavorano bene.

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  12. Io lavoro in pubblicità ma vorrei specificare che esiste un distinguo con il blog. La cosa che mi secca è vedere aziende che danno per scontato il fatto che tu le debba citare - e bene - a fronte di un certo numero di regalie. Loro ci guadagnano sempre mentre, se il prodotto è scadente, il foodblogger ci perde solo la faccia. Citare produttori che lavorano bene è un altro discorso...è una libera scelta, non un lavoro come di fatto lo è quello delle blogger che scivono pubbliredazionali (magari manco sapendolo) per grosse aziende che intanto si sfregano le mani.

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    1. Sì, avevo capito. Il punto è che il blogger ci perde la faccia, e poi ci perdono la faccia tutti i bloggers. Perché al momento ciò che si dice in giro non è proprio lusinghiero.

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  13. Wonderful looking food blog! Love your blog :)

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  14. fortunatamente da quando ho creato pagine web di ogni tipo, prima basenjiste poi culinarie sono sempre stata la sovrana anzi la tiranna assoluta... la despota, tutti lo sapevano e questa è stata la linfa vitale e originale delle diverse pagine on line dal 1993...

    tutto muta e rimane vivo solo quello che è vero.. la recita nel tempo sbiadisce...

    ho partecipato qualche anno fa a una serata sponsorizzata, non ho fatto recensioni sul mio Blog perchè non le faccio, lì parlo solo di ricette, e le impostazioni sono mie e non dovute a nessuno se non al mio, al sentimento del momento...

    Commento poco anche io da sempre, odio chi parla/scrive solo per sentire la sua voce...

    mi sono abituata a essere impopolare nella vita e sul web..

    vado per la mia strada e tutto sommato dopo le prime fatiche iniziali... penso che a qualcuno interessino le mie passioni "cani & cucina e fotografia" e provino piacere nel condividere in modo non plateale con me alcuni momenti.. Grazie Giovanna per aver messo a fuoco il tuo pensiero, non solo tuo..:)

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    1. Allora siamo in due, almeno (ad esserci abituate all'impopolarità ;-)).
      Non credo che il problema sia essere o meno proprietari della propria pagina. Per esempio, io non sono la proprietaria di GM, ma mi piace scriverci perché nessuno (e lo sottolineo) mi dice cosa devo scrivere né come scriverlo. Scelgo io i contenuti e come trattarli. Ed è un grande, impagabile lusso. Per come sono fatta, non potrei "lavorare" in modo diverso.
      E la faccenda non riguarda nemmeno solo gli sponsor. Questo post nasce dalla partecipazione a un evento che NON è di un'azienda. Ma ormai anche gli organizzatori di cene e quant'altro si aspettano solo di essere lisciati ed elogiati.
      A me hanno insegnato, mamma e papà, che l'indipendenza di giudizio, di atti, di pensieri è tra le cose più importanti. Forse non va molto di moda, ma ci sono cose che non si riesce a scollarsi di dosso nemmeno volendo, figurati poi quando non lo si vuole proprio :-)

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  15. Troppi blog, troppi blogger, troppi cuochi e troppi critici, troppi eventi, troppa aria fritta e troppa caciarra intorno al cibo in nome del Santo Denaro. Troppo di tutto. Io non vado, non vedo, non sento e non parlo. Se scrivo scrivo di cibo multietnico sul mio bloghino di ricette, e basta. Non mi scordo mai che milioni di persone su questa terra muoiono di fame e già questo m'impedisce di andare a pavoneggiarmi tra i foodies.

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    1. Ti darei ragione, troppo di tutto. Ma sarebbe darmi la zappa sui piedi, perché senza quel "troppo" io di certo non sarei qui, non avendo alcuna credenziale, non avendo alle spalle il lavoro e l'esperienza che per esempio hai tu.
      Io vado dove decido di andare, obblighi non ne ho, di nessun genere. E scrivo di ciò di cui decido di scrivere. E ne scrivo come mi pare. Non recensisco ristoranti perché trovo ingiusto attaccare il lavoro di qualcuno senza avere alcun titolo. Al massimo segnalo posti dove mi sono trovata bene. Altrimenti taccio. Ma se partecipo a una serata o altro, e SE decido d scriverne, allora dico quello che penso. Cercando di essere educata, ma non di mentire per compiacere qualcuno. E SE decido di scriverne, lo faccio, ripeto, perché mi va di farlo, non su richiesta di qualcuno; anzi, se qualcuno dovesse chiedermelo non ne scriverei.
      Comunque, l'effetto saturazione c'è. A voler seguire tutto quello che succede e tutto ciò che si organizza, si sarebbe impegnati a tempo pieno.
      JM, io tutto faccio meno che andare a pavoneggiarmi ;-). Cerco di scomparire, anzi, com'è nella mia natura, facevo così persino alle festicciole da bambina :-). Sai quali sono i momenti migliori? Quelli in cui vado a trovare un produttore di fagioli o di carciofi o di alici "speciali", gente che guadagna poco, che si scontra con la burocrazia e che ha della passione vera. Gente reale, che fa cose buone, che le fa con cura e attenzione, che ti tratta con gentilezza e non si sente dio in terra. Varrebbe la pena di muoversi in questo strano mondo cresciuto come una concrezione intorno al cibo solo per quegli incontri.

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    2. Ti conosco e so che l'ultima cosa che saresti capace di fare è pavoneggiarti... Non era rivolto a te.
      Comunque, il tuo blog è uno dei pochi che seguo, perché tu non sei una "foodie", sei qualcos'altro, ma questo lo so ormai da diversi anni...

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    3. Ecco, ma cosa diavolo è un foodie? Cerco di capirlo da quando l'espressione è diventata di moda, ma vanamente.

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  16. lo sapevo che facevo bene a leggere questo blog
    belle foto
    belle ricette
    e dietro ,belle teste libere,ah che sollievo
    grazie care
    daniela,da mestre

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    1. Mamma mia. Grazie, Daniela. Non potevi farci un complimento più grande. Anche troppo grande.

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