venerdì 22 giugno 2012

Empirismi



Con la matematica non sono mai andata d'accordo. Detestavo studiarla, pur essendo figlia e sorella di due persone che con i numeri sono sempre andate a nozze. Un padre che era un virtuoso dei calcoli "a mente", istantanei, per quanto complessi fossero, e un fratello che ha imparato prima a sommare, dividere, moltiplicare che a leggere (salvo che i numeri), spontaneamente, divertendosi a farlo con le targhe delle auto.
Non è che non fossi brava nel calcolo: è che odiavo applicarmi allo studio della matematica. Perciò, superata la fase addizione-sottrazione-moltiplicazione-divisione e, al massimo, radice quadrata, quando si è trattato di assimilare delle regole e agire in base a quelle ho deciso che mi stufava.
La mia professoressa di matematica delle superiori mi odiava. Mi sarei odiata anch'io, in verità. Perché ad ogni compito in classe, non disponendo del giusto repertorio di regole da applicare (scopo, tra l'altro, del compito medesimo), mi arrangiavo. Vale a dire che trovavo vie traverse, percorsi alternativi, magari facendo venti operazioni anziché tre, ma al risultato ci arrivavo, ed era giusto. Ancora oggi me ne stupisco :-). Ora, se tu, da insegnante, vedi che qualcuno non ci arriva, non ti infuri. Ma se ci arriva a modo suo, ignorando ciò che hai cercato di insegnargli, sì che ti infuri: significa che se ne frega di te e della matematica, che in teoria potrebbe fare bene se studiasse, ma semplicemente non vuole, e per un insegnante non c'è niente di più odioso.
Ero, insomma, una matematica empirica. Convinta che ci sia sempre una via. Ostinata nel cercare di trovarla. Altrettanto ostinata nel non voler sapere quale fosse quella più breve, perché mi annoiava.
Sono rimasta empirica. Ho una certa dose di spirito pratico. Perciò, quando ho letto la ricetta di questi Lemon squares, di Martha Stewart, non ho potuto fare a meno di chiedermi per quale ragione dovessi congelare il burro e grattugiarlo poi per ottenere un impasto che alla fine doveva essere simile a un crumble. Così ho ignorato Martha e ho seguito la mia via consueta: tagliare a pezzetti il burro freddo e impastarlo col resto brevemente, fino a ottenere un composto sbriciolato. Funziona esattamente allo stesso modo e semplifica la vita.
Checché ne pensi la mia professoressa di matematica :D

Quadrotti al limone

Per la pasta:
170 g di burro freddo
250 g di farina
90 g di zucchero a velo
un cucchiaino scarso di sale grosso

Per il ripieno:
4 uova grandi
270 g di zucchero (vi sembrerà molto, ma c'è il succo di limone)
39 g di farina
un pizzico di sale grosso
160 g di succo di limone
60 g di latte
zucchero a velo per spolverare
 
Riscaldare il forno a 180°. Rivestire di carta da forno una teglia da 20 x 30.
Per la pasta, mescolare la farina con lo zucchero a velo e il sale. Aggiungere il burro tagliato a pezzetti e lavorare brevemente con la punta delle dita fino ad ottenere delle briciole. Versare il composto nella teglia, pressandolo con le mani in uno strato regolare. Mettere in frigo per 15 minuti, poi infornare fino a leggera doratura. Tenere acceso il forno.
Nel frattempo, preparare il ripieno. Sbattere leggermente le uova, senza montarle, poi continuare a sbatterle aggiungendo lo zucchero, la farna, il sale, finché il composto non è soffice e omogeneo. Aggiungere il succo di limone e il latte, mescolare bene e versare sulla pasta ancora calda.
Abbassare il forno a 160° e cuocere finché il ripieno è rappreso e leggermente colorito ai bordi (occorreranno 16-20 minuti). Sfornare, lasciar intiepidire, quindi togliere dalla teglia e far raffreddare su una gratella. Tagliare il dolce a quadrati di circa cinque centimetri di lato e spolverizzarli con zucchero a velo.
Conservare in frigo in contenitori ermetici al massimo per due giorni (ma perderà fragranza).

9 commenti:

  1. Il rapporto con la matematica è riduttivo...trovo più costruttivo intuire quale è la capacità di analisi, il che per quanto sia più importante, nell'ambito scolastico può anche (ad errore) essere trascurato o essere rilevato come irritante :P ehehehehehe
    Ho sempre amato la matematica ed ancor più quando ho capito che non va a definire solo mondi "precisi", ma sconfina nell'irrazionale fino a tendere all'etica. Grandi filosofi...grandi matematici e viceversa...nel mezzo dell'apparente dicotomia, la poesia del vivere.
    Eh si hai proprio toccato involontariamente uno delle mie piccole debolezze...che a quanto pare dovrebbe sposarsi bene con l'arte della cucina...eppure per quanto mi impegni bravo come te non lo sarò mai :)
    Tutto segnato...ti fò sapere cara la mia "amante delle cotture lente" :P ahahahahahaha

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    1. Ma la matematica sconfina nella filosofia solo a livelli molto avanzati, ed io a quei livelli non ci arriverò mai nella vita :-). Infatti all'università ho studiato filosofia, ma questo non mi ha aiutata a recuperare il rapporto con le scienze esatte.

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  2. Anche la mia professoressa di matematica era inflessibile: se la soluzione era giusta, ma il procedimento non era il più breve, era sbagliata :)

    Ed io che in matematica me la cavavo bene, ho sempre pensato di non averla studiata molto, e di essere andata di istinto e di empirismo, fino a quando la stessa prof si offese a morte perchè non la portai come materia d'esame.

    Con il burro avrei fatto uguale :)

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  3. Secondo me se ne ragali una decina alla vecchia professoressa vedi che un bel "Bene, brava... 7+" te lo meriti anche tu :-D

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    1. Secondo me la mia prof non era amante delle dolcezze, di nessun genere ;-)

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    2. Ah, e guarda che mi ha dato anche 7 e mezzo a qualche compito in classe, perché proprio non ne poteva fare a meno, ma poi, consegnandomi il compito, mi ha cazziata lo stesso.

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  4. Il risultato meraita... Evviva le semplificazioni! :-)

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  5. li ho fatti pari pari e mi sono piaciuti molto, grazie!
    Francesca

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