giovedì 1 marzo 2012

Lei è cretino, s'informi.


Domani questo blog compie quattro anni, e se l'anno scorso ho fatto passare sotto silenzio la ricorrenza, quest'anno ho pensato di farmi/gli due regali.
Il primo sarà un piccolo restyling, ma piccolo piccolo, al quale mi dedicherò nel fine settimana. Perciò se troverete il blog off line, sappiate che durerà solo per qualche ora e sarà solo perché si sta un po' imbellettando.
Il secondo è una polemicuzza pure lei piccola piccola che mi sta in gola da qualche tempo e ho trattenuto anche troppo a lungo, e adesso è stata rinfocolata da due evenienze: il recente post di Maricler, le cose che ho letto in alcuni siti web riguardo ai bloggers a Identità Golose. (E' inutile che scorriate la pagina fino in fondo: non c'è ricetta, non oggi :-)).

I bloggers. Uso questa parola con difficoltà. I bloggers sono persone, come tali sono tutti diversi. I bloggers non sono un categoria, e la ragione è semplice: tutti possiamo aprire un blog. Nessuno ci chiede un titolo, un foglio di carta che attesti i nostri requisiti, referenze, una licenza. I bloggers sono tutti, possono essere tutti.
Eppure, per qualcuno siamo una categoria. Per lo più meritevole di dispregio e di essere bersagliata con frizzi e lazzi.
Si è parlato, in occasione di IG, delle bloggers (femmine, ovvio; i maschi sembra nemmeno esistano) come groopies, garrule ochette, fanatiche in gara per la foto con lo chef, olgettine della cucina e chi più ne ha più ne metta.
Ora, io non dubito che, come in ogni gruppo umano comprendente centinaia se non migliaia di persone, ci si trovi di tutto. Ma dubito invece, e tanto:
a) del disinteresse e della serenità di spirito di chi scrive cose di questo genere;
b) della sua effettiva conoscenza del fenomeno;
c) della sua capacità di analisi, affogata in un mare di pregiudizi e di generalizzazioni da autobus o da bar dello sport.
Sarò la più cretina tra le bloggers. Non mi interessa essere stralciata dal novero delle veline da congresso. Ciascuno pensi di me ciò che crede. Solo che, ecco, non escludendo affatto la possibilità che io sia cretina, mi piacerebbe sapere perché. E non ritrovarmi imputata di una serie di nequizie così, d'ufficio. E' come se qualcuno facesse come Totò quando, in alcuni film, discute animatamente con un tizio e poi conclude con: "Lei è cretino! S'informi!". E allora io che sono una personcina coscienziosa provo a informarmi.
A mio carico diverse accuse. E' vero che, contrariamente a quanto si scrive dei bloggers, non tampino lo chef per farmi fotografare o per instaurare un dialogo, ma se ho un blog si vede che forse lo faccio e non me ne accorgo. Chissà, senz'altro, come no.
E poi scatto foto. Ahimé, questa pare essere una responsabilità graverrima. Ne scatto tante. In realtà perché come fotografa faccio pena e spero che tra cento ne vengano fuori due pubblicabili per una fortuita e fortunata congiunzione astrale. Ma comunque ne scatto tante e questo, scopro, è male.
Non solo: vado in giro per stand ad assaggiare prodotti. Ciò fa di me un veicolo pubblicitario, inconsapevole e irrimediabilmente idiota. Chiedo venia: pensavo che gli stand degli espositori fossero là a scopi benefici, per foraggiare un'umanità che fatica a mettere un piatto in tavola però paga alcune centinaia di euro per accedere a IG. Ora sì che mi avete illuminata. Ma per favore.
Per quanto mi riguarda, non credo che la pubblicità ed il commercio siano il male assoluto. Francamente, se trovo un prodotto notevole non ho difficoltà a citarlo, come ho fatto con la macelleria Zivieri nel post su IG. Forse chi scrive cose del genere farebbe meglio a interrogarsi su quanto procuri indirettamente benefici a produttori di immondizia sedendosi a guardare un varietà in TV. Conosco produttori di cose meravigliose che hanno difficoltà a sbarcare il lunario. Incontrarli, parlarne, è per me cosa non solo utile, ma necessaria. Con buona pace di coloro che credono che dorma con la zizza in bocca (modo di dire partenopeo, non proprio signorile, che significa pressappoco vivere nel mondo dei sogni), so bene che anche IG è una vetrina pubblicitaria (ma no, non mi dire, non lo avrei mai creduto).
E allora? Quale evento non lo è? E perché questo diventa rilevante solo quando ci sono di mezzo i bloggers?
In quanto blogger, qualunque cosa si creda, non ho mai, e sottolineo mai senza tema di essere smentita, percepito compensi da alcuno per parlare di un prodotto, in nessuna forma. Lo faccio quando ne trovo uno che secondo me merita una segnalazione, di mia iniziativa e non perché qualcuno mi imbecca.
Se poi la questione assume rilevanza perché il blogger è percepito come uno sprovveduto che abbocca alle sirene pubblicitarie inconsapevolmente e perché si sente gratificato, ribadisco: le generalizzazioni fanno pietà.
"Dire e dirsi foodblogger", è il titolo del post di Maricler. Orbene, io non mi dico foodblogger e a stento lo dico di altri perché sono una persona, siamo delle persone, che ha/hanno un blog che si occupa di cibo, cucina, gastronomia. Essere è un'altra cosa, si è perché si è riusciti ad accedere ad una categoria possedendo dei titoli di qualche genere. Che poi anche nelle categorie professionali, che prevedono il possesso di un titolo, ci siano tanti cretini (lei è un cretino, s'informi), è un'altra storia.
Però, e lo dico con estrema franchezza, alcune stizze le capisco. Se fossi un giornalista professionista che si interessa dell'argomento da trent'anni, un tantino mi darebbe fastidio vedere una pattuglia di persone spuntare dal nulla e pretendere di contendermi il ruolo, così come mi darebbe fastidio, se fossi un cuoco, trovarmi a veder giudicato il mio lavoro da qualcuno che magari fino a ieri mangiava pastina in brodo di dado e non ha esperienza né conoscenza della ristorazione. E' vero che il cliente giudica comunque, ma è anche vero che il suo giudizio non finisce, di norma, su pagine visitate da qualche centinaio di persone. Perciò scelgo di parlare di ristoranti di rado, e solo quando mi sono piaciuti.
E allora, cosa concludere? Che il foodblogger, secondo me, non esiste. Che esistono degli individui, tutti diversi, che hanno un blog. Esiste Giovanna, esiste Giuseppina, esistono Genoveffa e Cunegonda. Esistono persone che hanno affinità tra di loro, altre che, pur avendo un blog del food (!!! oddìo, mi viene una crisi allergica) non ne hanno alcuna. Esistono quelli che, a mio parere, sono bravi, altri meno, e quelli che sono bravi a parere di Pinco Pallo, che non sono gli stessi che considero bravi io; altri, anche per Pinco Pallo, lo sono meno.
E sinceramente le etichette, come dicevo altrove, mi hanno fatto sempre un po' schifo, continuano a farmi abbastanza schifo, e quella di foodblogger non fa eccezione.
Persone che stimo sottolineano che alcuni aprono un blog solo per guadagnarsi l'accesso agli eventi mondani o a fini di futuro lucro; non ne dubito, ma secondo me è il metodo, in queste considerazioni, che è sbagliato. Non si tratta di distinguerci chiamandoci fuori, dicendo "Io no, io non sono così": si tratta di far cessare l'uso di considerarci come un tutto, un insieme indifferenziato, e rivendicare la nostra identità come individui, tutti differenti. Individui che hanno un blog.  Come potrebbero avere una Renault, i dischi dei Rolling Stones o una passione per il pollo allo spiedo. Nessuno considererebbe un tutto unico i possessori di una Renault. 
Comunque, se qualcuno mi chiama olgettina et similia, prima di tutto gli mollo un'occhiata incenerente per trattenermi dal mollargli un cazzottone, poi lo invito ad andare in analisi da uno bravo e infine lo escludo dal mio elenco degli esistenti in vita. Figurarsi poi se tra i detrattori scovo una persona che fino a ieri è stata attaccata al biberon e che, pensa tu, scrive su un blog... Ma mi faccia il piacere, così l'avrebbe liquidata Totò. Una messa a punto della sua considerazione di sé sarebbe decisamente opportuna.
Solo un'ultima cosa: a me Identità Golose piace perché è un'occasione per riunire tutte insieme, e avvicinare tutte insieme, delle realtà culinarie che non si ha la possibilità di conoscere, non tutte, non spesso, in altro modo. Se, come afferma un commentatore di uno degli articoli che tanto disprezzano i blogger, non usassi pagare al ristorante ("Questi non pagano da nessuna parte" è l'elegante affermazione, e ringrazio per la signorilità del "questi"), probabilmente non avrei necessità di eventi come IG, giacché me ne andrei allegramente in giro per stellati una volta o più alla settimana. Ma sfortuna vuole che io, al ristorante, paghi. E perciò me ne concedo uno, di quelli costosi, solo ogni tanto. E figurarsi se potrei NON pagare solo perché ho un blog... Tra l'altro, il mio spiccato senso del ridicolo mi impedisce, entrando al ristorante, di dichiarare che scrivo su un blog, come se a qualcuno dovesse importare qualcosa.
Ma il senso del ridicolo dev'essere diventato merce rara, se qualcuno crede che mi stendano il tappeto rosso quando vado a cena, cosa che, tra l'altro, faccio per piacere, in compagnia, e non certo perché devo riempire il blog.
Buon compleanno, Lost, con l'augurio che non ti tocchi più ospitare post come questo...

P.S.: Per l'occasione ho dovuto creare un nuovo tag: "Polemiche inutili". Vi ricorda qualcosa? E' ciò che c'è scritto su una delle cartelline in cui, nel film "Aprile", Nanni Moretti racchiude ritagli di giornale a futura memoria di stupidaggini, vergogne, schermaglie e varie vanità dei nostri tempi.

35 commenti:

  1. Dopo questo post vorrei cambiare titolo al mio post e chiamarlo "Dire ed essere foodblogger". Se le categorizzazioni di massa sono sempre antipatiche, e se il blog è un diario individuale di opinioni e vissuti, in questo caso sul cibo e sulla gastronomia, mi chiedo cosa possiamo fare da dentro per far percepire la qualità di quello che succede in questo o quel diario. Un post come questo è necessario, non a noi, lo sappiamo, ma a chi legge e ci mette in bocca parole o fatti mai vissuti o pronunciati :) Bacio!

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  2. Che dire, Gio'?
    Perfettamente d'accordo, ancora una volta...

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  3. ecco.
    Mt

    PS maricler non sono del tutto sicura che questo post non serva anche "a noi" (se pure riuscissi a capire cosa vuol dire noi :)), in ogni modo, sinteticamente, serve! grazie

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  4. io possiedo una seat, ad esempio. ha 12 anni e spero ne campi altrettanti. c'è mica una categoria anche per me?
    post top :)

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  5. Anni fa pensavo che chi aveva un blog fosse nient'altro che qualcuno che volesse incensarsi l'ego. Poi ho cominciato, settore cucina, incitato dalla Wiggi, e devo dire che ho scoperto un mondo. Aario, questo si, ma per la maggior parte piacevole. Ho trovato nuovi amici (amiche, OK) e conosciuto altra genti che altrimenti mi sarebbero rimasti estranei. Bilancio in fine positivo, per me.
    Per cui, Giovanna, visto che la pensiamo nello stesso modo, sottoscrivo quello che dici al 100%.

    Con un'aggiunta, pero'.

    Siccome sono uno che non si prende troppo sul serio, e riferendomi a una tua frase "(femmine, ovvio; i maschi sembra nemmeno esistano) come groupies, garrule ochette, fanatiche....", e sentendomi al solito discriminato, ecco, voglio dichiarami "garrulo ochetto".
    (un sorriso allunga la vita)

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  6. @Maricler: noi, temo, non possiamo fare proprio niente. Perché ciascuno risponde di sé stesso, noi (ciascuno di noi) di ciò che scriviamo, diciamo, di come ci comportiamo, di come ci poniamo all'esterno. Altri della propria disponibilità a leggerci in un modo onesto, in relazione a ciò che siamo, o ci mostriamo, come individui. Non se ne esce.

    @Jajo: sono contenta. Sul serio.

    @Maite: appunto, noi. Noi chi? Miseria, se è difficile...

    @Sara: allora fatti da parte. Io la Renault ce l'ho davvero ;-)

    @Azabel: :-)

    @Corrado: eh, no, a questo punto pretendo di chiamarti velino :D

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  7. Ho l'amaro in bocca, purtroppo devo concordare con te su tutto quello che hai scritto.

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  8. Giovanna, al solito,mi spiega in modo elegante come la penso. Ho sempre e davvero ammirato le persone che hanno capacità di analisi superiore alla mia.
    Benvenuta tra quelle che hanno uno spiccato senso del ridicolo. E, aggiungerei io (e per me) acuta coscienza dei propri limiti e del proprio ruolo.
    Augh

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  9. Pienamente d'accordo sugli eccessi letti in giro.
    Così come concordo, e rido, sull'argomento foto.
    Però credo che la colpa sia anche "nostra", che facciamo davvero poco per fugare dubbi, anzi, a volte ne ingeneriamo di nuovi. ;)
    Ma, come scrivevo da me, ad IG, dove si è finito a parlare solo e soltanto di tecnica, piuttosto che i foodbloggers in massa (spesso di quelle cose ci capiscono poco o nulla), avrei preferito qualche presenza più vicina ai cuochi, del tipo gli studenti di uno o più istituti alberghieri, giusto per ricordare che quello è un congresso di cucina e forse sarebbe meglio avere anche presenze più consone.
    Sai, sento parlare molte volte di distanza tra scuole e pratica, di studenti che arrivano ai primi stage quasi ignoranti, spesso senza l'adeguata conoscenza perché poco stimolati.
    No, perché poi ci si lamenta, ma non si fa nulla per favorire il confronto, lo studio, la visione dal vivo di queste performance, che stimolerebbero sicuramente qualche nuova leva.
    E questo lo dico sia ad organizzatori di manifestazioni culinarie che alla "famigerata" categoria che non esiste, quella dei foodbloggers.
    Saluti

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  10. non entro nel merito di una polemica a cui non potrei portare nessun contributo, voglio soltanto fare tanti tanti ma proprio tanti auguri ad uno dei pochi foodblog a cui non sono risultata allergica

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  11. Ieri sera uno mi fa "ah tu sei blogger"(intesa come professione..Ed io "ma no che hai capito!Io ho un LAVORO vero e come Dr jackill & MrHyde, ho il mio salottono di pochi intimi e chiacchiere".Sai che c'è Giovanna?Ci sono tante esaltate che avendo un blog pensano di essere chissachè..MA 'NDO VAI??????
    Pure io mai fatto marchette nonosante riceva molte e mail che 0invitano a farlo.Io dico sempre quello in cui credo, a maggior ragione nel mio piccolo circolo.
    Ecco, io sono pienamnete d'accordo con te.
    Bacio

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  12. @Giovanna: io ci provo, a non lasciarmi smuovere, e infatti ho fatto anche passare del tempo prima di esternare. Ci provo. Ma male.

    @Daniela: ti ringrazio, ma più che capacità di analisi è l'effetto lava. Ribolle, ribolle, poi sale a galla, e se si trattasse davvero di capacità di analisi le responsabilità di chi sparacchia certe fregnacce a caso sarebbero diminuite. Si potrebbe giustificarli col dire che la sorte non li ha dotati di una natura analitica, mentre credo che siano solo spiacevolmente snob e anche privi del famoso senso del ridicolo. Quanto ai limiti, non ne parliamo nemmeno.

    @Massimo: in una decina d'anni di insegnamento, prima di dimettermi, mi urtava profondamente persino essere associata alla categoria (reale, giacché professionale) insegnanti. Perché in genere l'associazione si portava dietro una serie di luoghi comuni sul fatto di lavorare poco e male, non saper niente, non capire niente, essere quasi degli straccioni (come se essere mal retribuiti fosse una colpa) e via cretineggiando. Tu hai ragione, ma non credo che la cosa sia di nostra competenza. Così come il "poco stimolati" mi lascia sempre abbastanza fredda. Non ricordo in quale manifestazione ho visto un gruppo di studenti dell'alberghiero che, anziché seguire la dimostrazione, giocava col cellulare, si dava di gomito e ridacchiava, e via dicendo. Fermo restando che le generalizzazioni fanno schifo, e ci sono tanti studenti pieni di entusiasmo, gli stimoli vengono senz'altro dall'esterno ma servono solo se, in nuce, li hai dentro di te.
    E invece, per quanto realmente compete a noi (fare un minimo di informazione ed educazione alimentare e del gusto), vogliamo parlare degli appassionati di cucina che mettono nei loro piatti qualunque immondizia disponibile sul mercato? Quanti stimoli ricevono, quelli, e quanto gli sono utili? Dopo anni e anni di frequentazione di siti, forum, blog, eventi, congressi, fiere c'è ancora chi caccia dadi, aromi artificiali, insaporitori nei cibi.

    @Dede: non sapevo avessi sviluppato questa allergia, e sono felice di non essere tra i responsabili di un possibile shock anafilattico ;-). Grazie!

    @Saretta: eh, lo so. E come sempre è una questione di misura, di senso del ridicolo, di senso delle proporzioni, di coscienza di sé. Non è robetta da poco.

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  13. grande!
    come non essere d'accordo e non sono una blogger ... o almeno non credo di esserlo (?!)

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  14. Brava Giovnna !!! Quel che ce vo' ce vo' !!!!
    Un abbraccio e tanti auguri per i quattro anni di blog.
    Virginia

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  15. Tu sei consapevole della quantita' di definizioni che mi hai regalato in questo post??? cioe' come faccio adesso a non chiamarti olgettina??? come faccio a non definirti la mia preferita nella categoria delle foodblogger??? come posso non chiederti l'url del blog di cunegonda??? Insomma se vuoi un pezzo di serieta' sai come la penso, non esiste una categoria ma esiste un movimento. Se il movimento non si riconosce come tale dandosi le sue regole, in tutte le manifestazioni i black block di turno lo trasformeranno in qualcosa da denigrare... insomma sono pienamente daccordo a meta' con la Prof. Olgettina, della categoria dei Foodblogger!

    p.s. Posso essere chiamato anche io come corrado garrulo ochetto pur non avendo un blog? :-))

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  16. @Anna: "non credo di esserlo" è magnifico :). Crisi d'identità?

    @Virgikelian: grazie, e un abbraccio grande anche a te!

    @Emidio: mi spiace, no blog no garrulo ochetto e neppure velino. Dovrai fare un salto di qualità ;-). Però se vuoi al prossimo evento ti procuro un braccialetto da foodblogger, che secondo alcuni è un oggetto da noi (noi chi? Crisi d'identità anche per me) molto ambito, purché poi tu faccia onore al ruolo fotografando tutto ciò che si muove e anche l'immobile ed emettendo gridolini di gioia alla visione di ogni giacca da cuoco (io sto studiando, giuro che imparo prima del Taste. Se vuoi ti do qualche lezione rapida).
    Per l'url del blog di Cunegonda, non mettermi idee in testa che potrei attrezzarmi ;-)

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  17. Sono d'accordo con te Giovanna, assolutamente e totalmente d'accordo su tutti i fronti! Proprio qualche tempo fa, parlando di questo fenomeno e categoria (e credimi che mi viene da ridere solo a dirlo e pensarlo), ho detto sempre scherzando che se le cose stanno così, tra poco ci sarà anche un codice deontologico per regolare la professione...:-/
    Capisco quindi la tua amarezza perchè è anche la mia...

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  18. Secondo me chiunque apra un blog deve avere la capacità di lasciarsi scivolare addosso le critiche, altrimenti rischi l gastrite per nulla - specie quando il blog non è a scopo di lucro.
    Confesso che ho dovuto aprire il vocabolario in almeno un paio di occasioni, leggendo il tuo post ... ignorante come una capra (di Parisi)
    ;o)
    Fabri

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  19. Giovanna, comprendo,lo conosco bene il problema.
    Mio padre ha insegnato per 44 anni ed è andato fiero del titolo di "professore" fin quando non ha lasciato questa terra.
    Ma per lui l'insegnamento è stato più che una ragione di vita.
    E' vero poi che un allievo la curiosità deve averla dentro, ma le spinte non credo facciano male, perché alle volte il gruppo "si mangia" quelli bravi.
    E lui era uno che spingeva, ed il fenomeno del ridacchiare, dar di gomito ecc. tipico degli studenti, t'assicuro che con lui era molto raro, non per timore reverenziale, ma perché si faceva apprezzare.
    Questo per dirti che molti, ormai, pensano alla scuola solo come posto fisso, fregandosene di tutto e di tutti, usando i registri solo per dimostrare di aver svolto un lavoro, aver diritto allo stipendio, senza pensare minimamente alla qualità della propria attività, o peggio, a tirar fuori il meglio da chi si ha davanti,soprattutto da quelli meno portati.
    Ma forse sto andando troppo oltre...

    Ah, devo dirti la verità, il problema dadi, insaporitori, ecc., anche se la considero una partita persa in partenza, non mi lascia affatto indifferente, non per niente, a chi mi dice di usare il dado per mancanza di tempo ricordo che un brodo vegetale ha bisogno di poco tempo e si può anche congelare...

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  20. ahhhhhhhhhh ....quasi detto con sollievo, quasi detto con il sorriso ed approvazione

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  21. Ho letto, con calma ed un sorriso, un sorriso amaro e condiviso.
    E su più fronti, non necessariamente legati alle circoscrizioni quanto piuttosto ampliati d'esperienze comuni e similari.
    Potrei averlo scritto io, virgola per virgola.
    O magari no, 'chè mi son risoluta a non perder più tempo ed energie preziose a contrastare quella che trovo esser semplicemente mancanza di cultura : di chi scrive, raggruppa, etichetta e sentenzia senza averne cognizione; di chi presenzia, accampa, arraffa ed ostenta senza sapere che magari le zucchine, in gennaio, son fuori stagione qui in Italia; e sin di chi va, viene, rimane, poi chiude poi ci ripensa riapre e 'azzo volete lo spazio è mio e lo gestisco io chi ha avuto ha avuto e scurdammece o' passato.
    I cretini, rimane sian sempre gli ultimi ad informarsi, e finire strillone a dar loro nefasta novella, è fatica che non posso sostenere,
    Sic transeat.
    Resto snob ed antipatica, populismi popolari e popolani son concetti che mi son mai garbati. Ci se ne fa una ragione.
    A te, un mio grande grazie.

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  22. Intanto tantissimi auguri a questa tua creatura un po' persa nella cucina ;-) che mi tiene compagnia da anni, mi fa riflettere, ridere, emozionare (hai visto che potere ?). Sono felice che tu abbia un blog perché così ho potuto conoscere una persona rara e questo mi basta.
    Per quanto riguarda la riflessione, grazie per la lucidità e l'intelligenza, condivido tutto. Mi dispiace solo che si sia arrivati a tanto e ti dirò non solo in Italia, basta vedere le mail che arrivano, a volte è veramente avvilente. Anch'io odio le etichette, le categorie positive o negative, ma rassicurano la maggioranza delle persone, così non devono andare oltre. E come te, odio che mi si chiami foodblogger, perché mi sento io, perché ho un altro passato professionale e perché secondo me non significa nulla (come i proprietari delle macchine ...)
    Forse hai ragione non c'è molto da fare se non difendere noi stessi, quello che facciamo...
    E sono anche d'accordo sulle marche e sui produttori, veicolare informazioni, dare luce a chi se lo merita secondo me è andare avanti, una ricchezza per tutti.
    Un abbraccio forte

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  23. No pero' adesso mi faccio serio e dico che vedendo anche i commenti la parte in cui non sono d'accordo ha superato il 50%
    Lo posso fare perche' non sono un food blogger e quindi non dico sempre: hai ragione, sei bravissima, mi hai tolto le parole da bocca, cioe' proprio dove nel posto precedente ci avevi messo l'acqualina... E lo faccio NONOSTANTE sia parte di una azienda cosa che mi dovrebbe portare ad essere ancora piu' riverente, come tu, Giovanna, sai benissimo perche non hai MAI il prosciutto davanti agli occhi ;-)
    Esistono delle persone che hanno la passione della cucina. Esistono delle persone che esprimono questa passione raccontando ricette condite di un pezzettino di se in un blog, esistono delle persone che frequentano gli altri blog con le stesse caratteristiche e che se capita di essere invitati in un posto dove ci sono le persone che hanno gli altri blog e i migliori chef vivono un momento particolare, reagendo in maniera diversa perche' sono persone diverse. Ecco, vi faccia piacere o meno ma tutte queste persone posso essere definite con un termine comune, che non e' neanche tanto caratterizzante, perche' semplicemente sono definite persone che hanno un blog di cibo, food blogger appunto. Ora se non vi fa piacere chiamarla categoria, va bene, ma voi siete food blogger come io sono tifoso del Napoli. Ci sono tifosi che vanno negli stadi e si picchiano, ci sono quelli che magari non vanno allo stadio e passano la giornata a commentare e criticare, ci sono quelli che non puoi osare criticare il Pocho altrimenti e' una tragedia, ma sono tutti tifosi del Napoli come me. Una categoria, una massa di sciemi, un movimento, chiamali come vuoi, ma quando segna il ciuccio urliamo tutti e quando subisce il gol bestemmiamo tutti uguale.

    p.s. in effetti ci ho pensato e se mi capita di incontrare Hamsik faccio scene e gridolini in stile olgettine per lo scief. quindi massimo rispetto da parte mia per le olgettine... :-)

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  24. Ho letto due volte il tuo post. Ieri pomeriggio e questa mattina all'alba e non ho scorso alcun commento per non farmi influenzare nella risposta anche se non stento a credere che sono tutte approvazioni e frasi che seguono la scia del tuo ragionamento.
    Già ieri avevo in mente cosa dirti, questa mattina ne sono certo. Non sono d'accordo sul concetto di categoria, che per quanto si presti ad uso banale e svilente è tuttavia parte del gioco.
    Ti faccio un esempio. Ho fatto l'animatore per bambini ed adulti per quasi 8 anni partendo come un semplice passa-bibite-e-patatine ed arrivando ad organizzare anche piccolissimi eventi mondani della cosidetta Napoli bene leggermente più impegnativi. Non ne parlavo mai del Mario-animatore pur avendo collezionato qualche piccola soddisfazione umana ed economica perchè per i colleghi universitari o anche per gli amici, fare l'animatore per bambini era come dire un modo leggermente 'più sfigato' per mantenersi. L'unica attenzione che ricevevo dalla componente maschile in merito era per capire se "con le mamme fosse mai successo qualcosa...", mentre per le ragazze la cosa faceva tenerezza ma certo ero di serie B rispetto a quelli che facevano i "portagente" per la discoteca 'in'. Ero pur sempre un animatore però. Molti miei colleghi in estate partivano come capi-animatori per noti tour operator, io no per non perdere sessioni di esami importanti. Insomma ero parte di una categoria, ma per i più ero un nerd che non ne sfruttava i lati positivi (le ragazze ovviamente). Addirittura ai miei primi colloqui di lavoro qualcuno mi consigliava di non sottolineare mai questo aspetto!
    Non ho mai vissuto male la cosa ma non sai quanta rabbia nell'essere associato ad una serie di luoghi comuni davvero patetici, come anche essere trattato durante le feste come una specie di "cameriere di serie b" con tutto il rispetto per chi fa questo lavoro visto che l'ho fatto anche io anche se non in modo professionale. Oggi continuo ad arrabbiarmi e ad inveire con chi usa il concetto di categoria per svilirlo secondo opportunità, per aggiornarlo con 'sagace ironia' sui luoghi comuni che lo caratterizzano, reagisco anche male, confesso, soprattutto quando sono parte lesa ma mai mi dissocio dall'appartenervi. Ne faccio quasi un punto di forza.
    Un paio di settimane fa sono stato contattato da una notissima azienda di prodotti alimentari per sapere se potevano mandarmi a casa dei prodotti nuovi da testare. Non ho risposto si, ho solo fatto notare che non ho pubblicità sul mio sito e che quando cito qualcosa che uso è solo perchè a mio umile parere lo trovo talmente buono da sentirmi di condividerlo. Non mi hanno nemmeno risposto :P ahahahahhaahahaha
    Questo vorrebbe dire che non sono un food-blogger visto che i più avrebbero detto si e basta ed invece no, sono anche io un food-blogger, lo sono a modo mio, faccio mercato e pubblicità a modo mio ma non penso che potrò mai contestare a qualcuno di considerarmi parte della categoria. La differenza la farà l'interlocutore se vorrà trovarla altrimenti non fa nulla mi sono risparmiato un cretino in più :)
    Adesso però vado a leggermi i commenti degli altri...così almeno so se eventualmente qualcuno che conosco potrebbe non leggermi più! :P ahahahahahaha
    PS
    Adesso non mi darai più i consigli in privato?? :DD

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  25. Minchiaaaaaaaaaaaa quanti possibili nemici....corro a cambiare piattaforma per postare e soprattutto nickname...sto pensando a "AliveInKitchen"...che ne pensi?! :P ehehheeheehe
    Firmato
    Il "turzo"

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  26. @Ago: se proprio devono racchiuderci tutti in qualche definizione sommaria, tranciando con l'accetta, tanto vale che ce lo diamo, un codice deontologico :). Chissà che non funzioni.

    @Fabrizio: al punto 2 non credo :). Quanto al punto 1, questo vale per qualsiasi cosa si intraprenda nella vita, ed io non ne sono capace. Ma se le critiche le fanno a me, direttamente, per ciò che dico o faccio, mi sta anche bene. Che le rivolgano invece ad un'unità che è solo nella loro testa, meno.

    @Massimo: ma tu scrivi "MOLTI, ormai, pensano alla scuola solo come...". La differenza sta tutta in quel "molti". Di solito, invece, si sente: "Gli insegnanti sono", punto. E ti garantisco che quando insegnavo lavoravo come un mulo. A casa più ancora che a scuola.
    Per quella battaglia, che tu definisci persa, e lo capisco, conservo sempre qualche ingenua speranza.

    @Lo: :)))

    @Reb: possiamo tenere un simposio sull'antipatia, se vuoi, dato che credo di essere tra le massime esperte mondiali. Però hai lasciato per strada la superbia. Un posticino per quella lo vogliamo trovare? ;-)
    Ammiro e invidio chi riesce a scegliere di non gettare più il proprio tempo dietro certe nugae, giacché io mai ci sono riuscita; il mio grande passo avanti, dono dell'età, è quello di ritrovarmi qui, dopo aver maturato il mio malcontento in solitudine per un periodo più o meno lungo, a scrivere ciò che mi disturba, anziché dar vita ad un botta-e-risposta infinito di commenti e controcommenti nei siti in cui certe fesserie sono state scritte, con l'unico fine di aver l'ultima parola, visto che di convincere qualcuno che sbaglia non se ne parla nemmeno.
    Se apriamo il capitolo "zucchine in gennaio" poi, scoperchiamo un pentolone che può restare in ebollizione per sei mesi...

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  27. @Edda: grazie, prima di tutto. Di noi, nel nostro passato professionale, della nostra formazione, di quanto ci siamo impegnati/e per progredire, per imparare, per migliorare, e di quanto ancora lo facciamo perché, grazie a Dio, non si finisce mai, pare proprio non freghi niente a nessuno.

    @Emidio: che prima o poi ti facessi serio lo immaginavo, visto che parliamo, in qualche modo, dell'argomento da mesi. Sai bene che della riverenza non me ne importa un beato accidente; mi importa del rispetto, che è tutt'altra cosa. Ciò che dici l'ho detto anch'io: foodblogger come amanti del pollo arrosto. Però degli amanti del pollo arrosto e dei tifosi del Napoli non si dice che si sentono chissà chi, e a loro non si associano immagini degradanti, peraltro tratte dal solito repertorio di disprezzo per il femminile. Anzi, a dirla tutta, i tifosi vengono anche abbastanza lisciati per la loro capacità di portare quattrini. Noi (noi, qualunque cosa siamo) poi, non bestemmiamo tutti uguale, mai. Non mi viene in mente un solo argomento, una sola circostanza riguardo al quale o nella quale abbiamo atteggiamenti comuni. Non siamo d'accordo, tutti, praticamente su nulla.
    Nella mia gioventù anni '70 sono stata parte di movimenti. Ci si accapigliava su tante cose, ma c'era un comune ideale. Qui non c'è nemmeno quello. Basti pensare a ciò cui si accennava nei commenti precedenti: la qualità, la stagionalità... Almeno ci fosse, come ideale, quello di fare un minimo di informazione ed educazione al cibo...

    @Gambetto: anche tu, secondo me, commetti l'errore di associare un'esperienza professionale a una che professionale non è. Anche se fare l'animatore non richiede un titolo, è comunque un'attività professionale: qualcuno ti retribuisce e se non sai fare il tuo lavoro smette di farlo. Non è il fatto che tu ti comporti differentemente da altri di fronte alla proposta di una ditta a escluderti dai foodbloggers, altrimenti staremmo dicendo che i foodblogger sono quelli che si svendono per due confezioni di prodotto, e staremmo riproducendo lo schema che volevo criticare. Ciò che fa sì che tu non sia un foodblogger è il fatto che, per me, non c'è nulla, ma nulla che unifichi le persone che hanno un blog se non il fatto che, appunto, hanno un blog. E' pochino. Come avere una Renault, appunto...
    Firmato: la turza (e pure cretina, mi sono informata).

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  28. Che palle sarebbe il web senza un po' di sano contraddittorio... :-) vabbe' ho capito che su questo tema non ci mettiamo d'accordo, ma siccome sono scassacazzi ti lascio una domanda: ma se non esiste una categoria di food bloggers, se pure esistesse se tu non ne fai parte, perche' ti senti coinvolta quando si scrive di qualcosa che, appunto, non ti appartiene relativamente a persone che hanno atteggiamenti diversi dai tuoi??? Resto dell'opinione che, GIUSTAMENTE, molti/e di voi persone che fate cose che io (erroneamente) definisco foodblogging, vi incazzate quando qualcuno fa cose che, GIUSTAMENTE, non condividete smerdando tutta la (mia) categoria. Mi capita uguale quando DA TIFOSO DEL NAPOLI mi trovo a vergognarmi per gli atti di vandalismo fatti da altri tifosi con cui non mi identifico, o mi vergogno vedendo altri tifosi, con cui non mi identifico, sparare cazzate immani comportandosi da deficienti davanti alla prima telecamera accesa che trovano... :-))) p.s. La mozzarella di bufala della piana del sele rispetto alla aversana fa cagare! scusami ma stavo eccedendo con la parte seria... :-)))))))))))) adesso ti saluto che devo fondare con mario e corrado il gruppo dei garruli ochetti

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  29. @Emidio: Emidiuzzo caro, e allora dillo che mi vuoi provocare... :)
    Io NON mi vergogno di fronte a comportamenti di altri. Mi incazzo sì, ma come mi incazzo se sento in TV qualcuno (mica un foodblogger....) che parla di Pan di Spagna "lievitato naturalmente", perché per natura mi fanno arrabbiare le prese in giro, le fesserie, le schifezze. Come mi incazzo quando un cuoco, sempre in TV, suggerisce di girare continuamente il caramello...
    Quando invece si scrivono certe cose, mi si METTE in una categoria, qualunque sia la mia convinzione al riguardo, perché io sono tra coloro che hanno ottenuto un accredito a certe manifestazioni, che avevano il famigerato (e infamante, pare) braccialetto colorato, eccetera eccetera. E guarda, non sto dicendo che la categoria esiste e io non ne faccio parte, ho già detto che il chiamarsi fuori non è una soluzione. E' che secondo me proprio non esiste. E i signori in questione invece non solo la creano ma ne fanno pure un marchio d'infamia.
    Comunque, non vorrai lasciar fuori Fabrizio dal gruppo, eh? Guarda che la prenderebbe malissimo, ne sono sicura.
    Ci vediamo dietro al Convento delle Carmelitane per la battaglia a mozzarella in faccia. Porta i padrini.

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  30. Serio1.
    Non riesco ad associarmi al post e quindi non ricevendo le mail delle risposte altrui sono costretto di tanto in tanto a far capolinea, sorry per la mia eventuale presenza discontinua quindi.
    Serio2
    Hai detto bene oggi i foodblogger (molti non tutti) sono proprio quelli che si svendono per due confezioni di prodotto e qui mi viene proprio da piangere... ehehehhe
    Serio3.
    Credimi che capisco il tuo punto di vista perchè è anche il mio, l'unica differenza è che accetto la categoria come identificativo di un gruppo di persone che sceglie un preciso canale di comunicazione per condividere un aspetto (in questo caso del "mondo cucina"), spazi che poi ognuno ritaglia secondo le proprie possibilità (mentali soprattutto!) producendo (e sono stato buono credimi) contenuti dalla fattura a volte accettabile altre meno. Il settore professionale quello legato alla legge della domanda-ed-offerta è meno lontano di quello che credi e la riprova la hai nel fatto di essere volente o nolente oggetto di studio di un movimento, quello blogger, momentaneamente non contingentato analiticamente in alcun modo che per la medesima ragione è quindi da 'tenere a bada' a priori. Alcuni lo fanno assecondandolo per grandi linee (inside marketing...mi sembra si dica così...) altri lo attaccano (timori di invasione di competenze...) ma indubbiamente ha un potenziale inespresso che se solo potesse convergere in modo uniforme...potrebbe davvero spezzare equilibri economici consolidati da tempo(quelli intellettuali vengono sempre dopo è un classico...). In parte questo già sta succedendo ma è pur sempre marginale e non solo nel settore cosideto food.
    Pensa a quanto abbia inciso sul voto l'attività dei blogger, indipendentemente dal fatto che quotidianamente i singoli parlassero di cibo, di auto o di bricolage.
    Tu sei la parte intellettualmente più nobile della massa e lo dico con sincera stima ma proprio per questo non puoi negarne l'appartenenza. Capisco che non è facile, nemmeno per me lo è in alcune occasioni, probabilmente anzi certamente sono solo più 'cinico'. Mi taccio adesso però una cosina volevo aggiungerla...
    ...visto che appartengo anche alla categoria dei "morti di fame" verrei anche io alla battaglia a mozzarelle in faccia a provare le munizioni non potrei mai e poi mai, vedere un "prete spogliato" ed una "olgettina blogger" affrontarsi senza le giuste armi.
    Per l'occasione e per essere riconoscibile mi faccio tatuare una farfallina sulla panza! :P ahahahahahah

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  31. 2 Febbraio
    "Un dolce, finalmente"
    post con ricetta: 10 commenti

    1 Marzo
    "Lei e' un cretino, s'informi"
    Post di polemiche: 31 commenti

    C'e' di che riflettere....

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  32. @Gambetto: potrei prendere la definizione (generosa come sempre le tue) di "parte intellettualmente più nobile della massa" e andare a casa contenta ma, come disse il buon Scalfaro, non ci sto :). Quand'anche lo fossi, così mi "chiamerei fuori", appunto, condannandomi a un'eterna rivendicazione di una differenza per me e per quelli che stimo. Ma perché? Perché accettare di portare un marchio fino a che non si riesce a dimostrare di essere diversi, solo noi, poi? Diversi da chi, da cosa? Diversi da un modello che è nella mente di qualcun altro? Per quale motivo bisogna costruire modelli (e categorie) sempre e solo dagli esempi negativi?
    Insegnanti fannulloni, politici ladri, foodblogger approfittatori. Tutti nello stesso cesto di mele, con la differenza che le prime due categorie esistono...
    Tu sarai cinico, io, invece sono scettica. E fammela passare che almeno avrò trovato un impiego per i miei studi di filosofia ;-). Scettica sul fatto che ci sia un movimento, scettica anche sulle potenzialità del movimento. E oltre che scettica sono individualista per natura, e credo e spero che ciascuno debba rispondere solo di ciò che fa in prima persona, nel bene e nel male, scontare solo le proprie colpe, beneficiare solo dei risultati del proprio agire. I mucchi, i grupponi e le notti in cui tutte le vacche sono nere non fanno per me.
    Quanto al convento delle Carmelitane, Emidio cerca padrini e spetta a loro anche controllare le armi :D

    @Corrado: quanto hai ragione. Quanto, quanto hai ragione.

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  33. Ok prima di restare muto però sappi che anche io ho delle perplessità ma ciò non vuol dire non sentirmi parte di persone che fanno comunicazione allo stesso modo, poi sulla qualità discutiamone.
    Relativamente a Corrado invece (oggi sono polemico io! :P ahahahahaha):

    2 Febbraio
    "Un dolce, finalmente"
    post con ricetta: 10 commenti

    1 Marzo
    "Lei e' un cretino, s'informi"
    Post di polemiche: 31 commenti

    C'e' di che riflettere infatti...ma sul fatto che certi (i tuoi) dolci non sono proprio "immediati" e la cucina che passa per uno studio leggermente più approfondito di tecniche ed accostamenti non è proprio per tutti...mentre a far polemiche o coretti sono bravi tutti :)
    Tra l'altro più che una polemica questa sopra mi sembra una nota di approfondimento con pareri non edulcorati...e "vivaaddio" che c'è!....soprattutto mi piace che si evidenzino pareri contrastanti senza quel miele che scorre ovunque...
    Domani se ci riesco già sai quale perla di "cattiveria" dovrei pubblicare :DDDD
    PS
    Siamo sempre "scompa" noi no?! :P ehehhhe

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    1. Mica vero che a far polemiche sono bravi tutti ;-). C'è chi è tanto ecumenico e non rischierebbe di farsi un nemico nemmeno se ne andasse della sua vita.
      Di miele ne ho abbastanza pure io. Per non parlare del miele spalmato a mo' di spam in tutti i blog indistintamente senza neanche leggere i post, il commentare solo per esserci e linkare il proprio blog. Mi è capitato proprio di recente...
      Comunque noi siamo scompagni a vita, s'intende :-)

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