Ammetto: il Canto di Natale di Dickens io l'ho conosciuto (da bambina, eh) in questa forma:
Poi, appassionata di tutto ciò che Dickens ha scritto, da adulta ho letto l'originale. Ma garantisco agli scettici che quello di Paperino era delizioso.
Da donna scarsamente provvista di spirito natalizio, provo a immaginare. Se mi facesse visita lo spirito del Natale passato mi mostrerebbe una bambina che inaugurò in casa la consuetudine dei regali. Mi vedrei a dieci anni circa mentre deposito piccole sciocchezze nella mani di mio nonno, mio padre, mio fratello e mia mamma. Baci Perugina, portamonete, cipria: cose così, quelle che potevo permettermi. Perché fino a quel momento in casa non usava scambiarsi regali, come in molte case del sud. Per noi bambini c'era la Befana, con l'emozionante, indimenticabile risveglio del 6 gennaio, quando, pregustando il momento, evitavo di accendere la luce, per qualche minuto, sforzandomi di intravedere i pacchi nel buio.
Poi arriverebbe lo spirito del Natale presente, e mi farebbe vedere una me agitata, nervosa e nel panico che gira per la città cercando un'idea, una sola, che non superi il budget e sia diversa da guanti, sciarpe, cravatte, cappelli, dischi e libri. E che poi paventa come un cataclisma il momento in cui sua madre la costringerà a suggerire cosa cucinare alla Vigilia, a Natale e a Santo Stefano. Sì, anche Santo Stefano festeggiamo: anche prima di avere un marito di nome Stefano, per tradizione familiare. Allora si chiamava "Prima Festa", e ci si strafogava anche in quell'occasione. Ora non è più Prima Festa ma lo strafogamento è rimasto uguale.
Ecco, mi domando cosa mi mostrerebbe lo spirito del Natale futuro. Magari una Giovanna rinsavita che anziché ridursi ad addobbare l'albero il 23 dicembre ci rinuncia del tutto. Che decide di portare tutti al ristorante e porre fine allo scempio. Che per Natale decide di espatriare in un luogo a scelta tra l'arcipelago di Socotra, la Kamchatka e Ulan Bator, con un bagaglio di venti per venti centimetri. Che non contenga cibo, caccavelle e nemmeno regali. Men che meno un abiti eleganti.
Ma fino a quel futuro, che lo spirito non mi mostrerà mai ma vagheggio, sono qui che faccio dolcetti e biscotti.
Questi sono di una semplicità disarmante. La ricetta viene dai tempi aurei del forum della Cucina Italiana. Me la passò Alda Muratore, una grande.
Buone feste a tutti! Mi prendo qualche giorno di finto riposo. Ci si risente tra un po'.
Questi sono di una semplicità disarmante. La ricetta viene dai tempi aurei del forum della Cucina Italiana. Me la passò Alda Muratore, una grande.
Buone feste a tutti! Mi prendo qualche giorno di finto riposo. Ci si risente tra un po'.
Kipferl
Per una sessantina di pezzi:
Per una sessantina di pezzi:
250 g di farina
1 tuorlo
la raschiatura dell'interno di una stecca di vaniglia
80 g di zucchero
100 g di mandorle tritate
200 g di burro
zucchero a velo
1 tuorlo
la raschiatura dell'interno di una stecca di vaniglia
80 g di zucchero
100 g di mandorle tritate
200 g di burro
zucchero a velo
Si impastano insieme gli ingredienti,
tranne lo zucchero a velo, si lascia riposare la
pasta al fresco un'oretta. Poi si divide in pezzetti grandi come una noce e da ciascun pezzetto si ricava un cilindretto, più
'grasso' nel centro e più affilato alle estremità,
e si piega a cornetto. Si cuociono a 180° per circa dieci minuti
(non devono brunire), e si cospargono ancora caldi con lo zucchero a
velo.








