No, non c'entra niente il dramma di Mayerling e no, non mi sono messa a fare l'indagatrice dei misteri irrisolti della storia.
Sono soltanto una fanatica della pasticceria austriaca, di quelle torte alte alte, multistrato, voluttuose, perfette, ipercaloriche e deliziose che si gustano nei meravigliosi caffè di tutto il paese, con sottofondo di Mozart o Strauss, tra ori, stucchi e velluti. Tra tutte, la mia preferita è la Malakofftorte, in particolare quella che preparano due anziane signore che hanno una piccola konditorei sulla Getreidegasse a Salisburgo.
Ma sono una fanatica frustrata, perché, nonostante anni e anni di ricerche nel web, acquisti compulsivi di libri, interrogatori ad amiche di madre lingua tedesca, non sono mai riuscita a trovare una ricetta attendibile per la Malakofftorte. Sotto il nome Malakoff si trova qualunque cosa. Torte al cioccolato, coppe di crema e frutta, torte all'albicocca; qualunque cosa ma mai la torta giusta, quella che in qualunque konditorei austriaca ti portano se chiedi la Malakoff. Una torta bianca, coperta di panna montata, con strati di biscotti morbidi e una crema indecifrabile; al massimo nella konditorei medesima puoi trovare in alternativa le Malakoffschnitten, che sono la versione a tranci rettangolari della Malakofftorte.
Ogni volta che la mangio, sento nella crema un aroma leggerissimo che mi fa pensare ad arancia o a caffè, ma non c'è ricetta, in giro, che menzioni arancia o caffè. Molte ricette poi riportano tra gli ingredienti della crema la polvere per budino alla vaniglia, che francamente mi guardo bene dall'usare e altro non è che una miscela di amido, zucchero e vaniglia (anzi, la terribile vanillina).
Che fare? Provare a inventarsela, partendo da una ricetta pescata anni fa in qualche libro, uno di quelli che sembrano valere poco (e non ricordo quale fosse, perché avevo trascritto la ricetta nel mio quaderno) e aggiungendoci le mie personali convinzioni sulla Malakoff.
Questo è il risultato, realizzato per confortarmi a Capodanno.
Non sarà l'autentica Malakofftorte, ma le assomiglia parecchio.
Quasi una Malakoff
per una torta da 26 cm
Pan di Spagna:
330 g di uova
230 g di zucchero
200 g di farina
65 g di fecola
Biscottini:
3 tuorli + 3 albumi
50 g di zucchero + 15
65 g di farina setacciata
semi di mezzo baccello di vaniglia
Crema:
35 g di latte
2 tuorli + 2 albumi
40 g di zucchero + 40
1 pizzico di sale
qualche goccia di estratto di vaniglia
2 cucchiai di Cointreau
1/2 tazzina di caffè ristretto
450 g di panna
10 g di gelatina di tipo professionale*
Per completare:
1/2 tazzina di caffè ristretto
1 cucchiaio di Cointreau
300-400 g di panna
mandorle a lamelle
Preparare il Pan di Spagna come d'abitudine: montare le uova con lo zucchero a lungo, fino a renderle bianche e molto gonfie. Occorreranno circa dieci minuti. Aggiungere a mano, con una spatola, la farina setacciata con la fecola, poca alla volta, fino ad amalgamarla perfettamente e facendo attenzione a non smontare il composto, usando quindi la spatola dal basso verso l'alto. Versare in una teglia sganciabile da 26 cm, unta, e infornare a 170°.
Per i biscottini (che saranno morbidi, come dei savoiardi sottili), montare bene i tuorli con i 50 g di zucchero, fino a farli sbiancare, unirvi con delicatezza la farina setacciata, poi gli albumi montati a neve con 15 g di zucchero. Inserire il composto in una sac à poche con bocchetta liscia e formare su una placca ricoperta di carta forno dei bastoncini lunghi 7-8 cm. Infornarli a 180° per una decina di minuti facendo molta attenzione perché tendono a bruciare al fondo. Devono avere una bella colorazione dorata chiara.
Tagliare un disco di Pan di Spagna alto un centimetro e metterlo sul fondo di un anello d'acciaio da 26 cm appoggiato sul piatto di portata.
Per la crema, montare gli albumi con 40 g di zucchero. Montare la panna NON ferma. Mescolare in una casseruola i tuorli con i 40 g di zucchero e il sale, aggiungere il latte e la vaniglia, amalgamare bene, quindi cuocere a bagnomaria su fuoco basso per pochi minuti, finché cioè le uova avranno perso la loro trasparenza, si saranno leggermente schiarite, e la crema velerà appena il cucchiaio. Non deve addensarsi ma solo legarsi, basterà che arrivi a circa 80°. Togliere dal bagnomaria, attendere circa un minuto e poi unire la gelatina precedentemente ammorbidita in acqua fredda e strizzata, farla sciogliere mescolando accuratamente, quindi aggiungere il Cointreau e il caffè.
Far raffreddare brevemente, finché non sia appena tiepida (tra i 28 e i 30 gradi circa; se si raffredda troppo, visto che la crema è molto poca, la gelatina tirerà e il composto diventerà inutilizzabile), aggiungervi gli albumi montati, con molta delicatezza, quindi la panna.
Spennellare con molta moderazione il disco di Pan di Spagna con il caffè mescolato con il Cointreau (giusto poche gocce qua e là), spennellare un po' più abbondantemente i biscottini, tenendone da parte alcuni per la decorazione.
Versare sul disco di Pan di Spagna un terzo della crema, disporvi sopra i biscottini, a raggiera, versare un altro terzo della crema, fare un altro strato di biscottini a raggiera e terminare con la crema. Porre in frigo a rassodare per qualche ora.
Completare ricoprendo la torta di panna montata leggerissimamente zuccherata (per 400 g di panna basteranno due o tre cucchiaini di zucchero), in strato sottile, anche sui bordi, ricoprire i bordi con le mandorle a lamelle. Con la sac à poche, bocchetta a stella, formare dei cordoncini di panna motata disposti a raggiera, appoggiarvi sopra i biscottini, inclinati. Terminare con qualche ciliegia candita (facoltativa).
*La gelatina per uso professionale ha un potere addensante inferiore a quello della gelatina tipo Paneangeli che si trova normalmente in commercio. A parità di dosi, usando quella NON professionale il composto risulterà gommoso. Occorre perciò ridurre la dose di gelatina nel caso non si disponga di quella professionale.