giovedì 22 dicembre 2011

Dickensianamente vostra




Ammetto: il Canto di Natale di Dickens io l'ho conosciuto (da bambina, eh) in questa forma:


Poi, appassionata di tutto ciò che Dickens ha scritto, da adulta ho letto l'originale. Ma garantisco agli scettici che quello di Paperino era delizioso.
Da donna scarsamente provvista di spirito natalizio, provo a immaginare. Se mi facesse visita lo spirito del Natale passato mi mostrerebbe una bambina che inaugurò in casa la consuetudine dei regali. Mi vedrei a dieci anni circa mentre deposito piccole sciocchezze nella mani di mio nonno, mio padre, mio fratello e mia mamma. Baci Perugina, portamonete, cipria: cose così, quelle che potevo permettermi. Perché fino a quel momento in casa non usava scambiarsi regali, come in molte case del sud. Per noi bambini c'era la Befana, con l'emozionante, indimenticabile risveglio del 6 gennaio, quando, pregustando il momento, evitavo di accendere la luce, per qualche minuto, sforzandomi di intravedere i pacchi nel buio.
Poi arriverebbe lo spirito del Natale presente, e mi farebbe vedere una me agitata, nervosa e nel panico che gira per la città cercando un'idea, una sola, che non superi il budget e sia diversa da guanti, sciarpe, cravatte, cappelli, dischi e libri. E che poi paventa come un cataclisma il momento in cui sua madre la costringerà a suggerire cosa cucinare alla Vigilia, a Natale e a Santo Stefano. Sì, anche Santo Stefano festeggiamo: anche prima di avere un marito di nome Stefano, per tradizione familiare. Allora si chiamava "Prima Festa", e ci si strafogava anche in quell'occasione. Ora non è più Prima Festa ma lo strafogamento è rimasto uguale.
Ecco, mi domando cosa mi mostrerebbe lo spirito del Natale futuro. Magari una Giovanna rinsavita che anziché ridursi ad addobbare l'albero il 23 dicembre ci rinuncia del tutto. Che decide di portare tutti al ristorante e porre fine allo scempio. Che per Natale decide di espatriare in un luogo a scelta tra l'arcipelago di Socotra, la Kamchatka e Ulan Bator, con un bagaglio di venti per venti centimetri. Che non contenga cibo, caccavelle e nemmeno regali. Men che meno un abiti eleganti.
Ma fino a quel futuro, che lo spirito non mi mostrerà mai ma vagheggio, sono qui che faccio dolcetti e biscotti.
Questi sono di una semplicità disarmante. La ricetta viene dai tempi aurei del forum della Cucina Italiana. Me la passò Alda Muratore, una grande.

Buone feste a tutti! Mi prendo qualche giorno di finto riposo. Ci si risente tra un po'.

Kipferl
Per una sessantina di pezzi:
250 g di farina
1 tuorlo
la raschiatura dell'interno di una stecca di vaniglia
80 g di zucchero
100 g di mandorle tritate
200 g di burro
zucchero a velo
Si impastano insieme gli ingredienti, tranne lo zucchero a velo, si lascia riposare la pasta al fresco un'oretta. Poi si divide in pezzetti grandi come una noce e da ciascun pezzetto si ricava un cilindretto, più 'grasso' nel centro e più affilato alle estremità, e si piega a cornetto. Si cuociono a 180° per circa dieci minuti (non devono brunire), e si cospargono ancora caldi con lo zucchero a velo.

12 commenti:

  1. Qui la cosa è decisamente preoccupante.
    Ho conosciuto Dickens nello stesso modo ed ancora ho quel 'Topolino' a casa.
    A Natale ho sempre avuto qualche sciocchezza con il "pieno" all'Epifania compreso di calza stratosferica con le quali (c'era anche quella di mia sorella) riempivamo un cesto che durava si&no fino (quasi) a fine Gennaio.
    Diversamente l'albero lo metto in agenda come un 'dovere' per poi scoprire invece che mi piace alzarmi e se è buio non accendere le luci ma solo l'albero le cui luci 'insufficienti' mi regalano una bella penombra pensante leggermente più rasserenante.
    I regali, qui sono fortunato invece, sono pochi davvero pochissimi, un 70% sono di cuore e quindi nessuna difficoltà se non economica, il 30% invece ragionati ma portati a termine con onestà "etica" mi verrebbe da dire.
    Per quanto riguarda la fuga natalizia anche qui non potrei seguirti mai. Oggi mi piace farmi il cu...ore in quattro risparmiando fatica a chi invece in un recente passato lo ha fatto per me, consentendo ai miei modesti neuroni di portare (con me) dei ricordi davvero incantevoli. Non mi pesa più di tanto, probabilmente pian piano sto prendendo un testimone che non so se avrò mai la dignità di portare e non perchè cucinare sia un problema quanto perchè questo ruolo è quello che solitamente unisce le famiglie, quello che crea geometrie affettive eliocentriche che facciano in modo che la parola famiglia abbia una sua continuità...ecco in questo non so se sarò mai capace.
    Sotto sotto...nel pieno dell'esaurimento..anche io mi immagino per un attimo in una taverna di Chania sul porto vecchio avvolto dal profumo della cannella :)))))

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  2. Gambs, ma tu sei un bravo ragazzo :). Io sono una vecchia bisbetica con una madre portatrice insana di ansia, ansia alla quale tento vanamente di sottrarmi con mille inefficaci stratagemmi.
    Mi piaceva tanto fare regali. Mi piaceva perché avevo la fantasia per farli e perché lo facevo senza fretta. Adesso è tutto un correre qua e là, da anni mi riprometto di giocare d'anticipo e magari di andarli a cercare più lontano, per avere più varietà a disposizione, ma poi il tempo non c'è mai. E così diventa una specie di incubo.
    Quanto al resto, sentirmi chiedere ogni cinque minuti per un mese cosa preparare a Natale e dintorni non aiuta a entrare nello spirito della condivisione. Lo scorso anno ho detto: facciamo così, alla Vigilia me la vedo io. Ho pensato al menù, l'ho cucinato, e così nessuno mi è stato col fiato sul collo. Forse dovrei optare sempre per questa soluzione.

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  3. Giovanna devo confessarti di non aver mai letto Il canto di Natale di Dickens! E mi sa che più tardi mi farò un regalo :-)
    I tuoi biscotti devono essere proprio squisiti.
    Ti auguro di passare un Natale sereno, volando con la mente, ogni tanto, nei luoghi dove, in realtà, avresti desiderato di essere :-)
    A presto

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  4. ...mi dai un gran sollievo, io non ho ancora fatto l'albero e ho i sensi di colpa per mia figlia, poverina..
    Ma a me piace il Natale, scatta il feroce fanciullino che é in me, ma a 30 gradi a Buenos Aires non é che lo spirito del Natale sia molto presente.
    Quel paperino era troppo bello, io d'altra parte ho iniziato a cucinare con il manuale di nonna papera....immagino che senza queste informazioni la tua vita non fosse completa..;-)....e ne approffitto per farti i miei migliori auguri per uno splendido 2012 !! Simonetta

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  5. @Rosalba: non so dove vorrei essere (forse a Creta?) ma intanto mi becco quel che c'è. Un sereno Natale anche a te!

    @Simonetta: il manuale di Nonna Papera ce l'ho ancora! :) E poi avevo il Dolce Forno, secondo me è stato quello a rovinarmi. Un bacione, felici feste a te!

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  6. Felice Natale Giovanna, un grande abbraccio!

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  7. questi me li faceva anche mia nonna, trentina, e ci metteva dentro un pezzetto di cotognata. sono buonissimi.

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  8. CIAO !!!
    Ti ho citata in un mio post.

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  9. Buone Feste anche a te! Proverò la ricetta, sicura che sarà un successo :)
    Un abbraccio
    Mafaldina

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  10. Cara Giovanna passo per lasciarti i miei auguri e un abbraccio forte forte! :*

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  11. @Barbara: tantissimi auguri anche a te!

    @Anna! Che piacere risentirti! felice 2012!

    @Gaia: cotognata? Molto interessante, mio marito farebbe salti di gioia :)

    @Corrado: Grazie! felice anno nuovo!

    @Mafaldina: un abbraccio forte e ancora auguri!

    @Gio: ricambio di cuore. Un abbraccione!

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