giovedì 17 marzo 2011

La memoria e la cicerchia



E' che non abbiamo più una memoria condivisa.
Sarò vecchia e bacucca, ma i miei ricordi delle scuole elementari e medie sono totalmente colonizzati dal rilievo che si dava a due episodi chiave della nostra storia: Risorgimento e Resistenza. Non solo li si studiava in maniera approfondita, ma erano centinaia le letture e le poesie che nei libri scolastici di allora ricordavano, celebravano, approfondivano l'uno e l'altra. Centinaia.
Ancor prima di conoscere la posizione geografica dell'Italia, io conoscevo Carlo Pisacane e Ciro Menotti; ancor prima di conoscere le province della Campania conoscevo i fratelli Cervi e le quattro giornate di Napoli. Mettetevi pure a ridere scompostamente, ma a nove anni io scrivevo poesie patriottiche sulla falsariga de "La spigolatrice di Sapri" e di "A Venezia"; imberbe emula di Mercantini e Fusinato, mi commuovevo e mi esaltavo su versi magari non esemplari ma coinvolgenti per la mente immatura di una bambina che amava Garibaldi. La mia idea della storia patria era forse approssimativa, ma piena di convinzione, e l'Austriaco (che oggi amo) era per me il Nemico.
Direte: te ne avevano ficcate in testa di corbellerie. Forse. O forse mi avevano fatto ciò che in altri paesi è la norma: mi avevano dato la percezione dell'identità nazionale, che non è il bieco nazionalismo ma un senso di appartenenza che spesso si accompagna a senso civico, rispetto per le istituzioni, coscienza civile. Un male? Un bene, secondo me.
L'altro giorno ero in taxi, qui a Napoli. Il giovane tassista ascoltava alla radio un programma sulle celebrazioni dell'Unità d'Italia e commentava a voce alta, dando a Garibaldi e ai Mille degli assassini, lamentandosi per il fatto che l'Italia è piena di monumenti agli assassini in questione mentre i "nostri" (del sud) morti sono dimenticati e concludendo il tutto con un "Che bell'Italia!".
Ora, lo so bene che non è tutto bianco o tutto nero. Senza stare qui a disquisire sulle ragioni del Risorgimento, sui suoi retroscena, su chi l'ha guidato e chi l'ha manovrato, sugli interessi che c'erano dietro e su chi ne ha beneficiato, sul brigantaggio, sulle vittime innocenti e quelle un po' meno, io mi domando: chi la pensa come il mio tassita si rende conto, anche lui, che non è tutto bianco o tutto nero? Che fine hanno fatto le violenze dei Sanfedisti, i fratelli Bandiera, le repressioni di Ferdinando II (che certo un faro di libertà non era), la manipolazione delle masse contadine da parte del clero e dei Borboni, il massacro della spedizione di Sapri, le famigerate carceri borboniche? Nessuna traccia. Cancellato tutto, dimenticato, in nome di una notte in cui tutte le vacche sono nere, di una (in)cultura manichea o (peggio) di un approccio sventato simile a quello che mette sullo stesso piano resistenti e repubblichini, Salò e Giustizia e Libertà, Carlo Rosselli e Piazzale Loreto.
Non ce l'abbiamo più, una memoria condivisa. 

Questo piatto non c'entra niente. Non è nemmeno biancorossoverde. E' un piatto decisamente meridionale e non simboleggia alcuna unità. Però il pistolotto sulla memoria ce l'avevo qui, nel gozzo, e voleva uscire a dispetto del piatto :-).
Oddìo, la memoria in qualche modo ci azzecca, giacché la cicerchia è un legume che per decenni è stato dimenticato per poi essere riscoperto di recente. Come i Borboni, ma lei è più buona :-).

Tubetti con cicerchie, colatura di alici e peperoni cruschi

Per 4 persone:

180 g di cicerchie
200 g di tubetti
due spicchi d'aglio
olio
sale
peperoncino
colatura di alici
peperoni cruschi (peperoni seccati e poi fritti, alla maniera lucana. Io li ho comprati pronti).
Mettere a bagno in acqua fredda le cicerchie per almeno 12 ore. Sgocciolarle bene e sciacquarle più volte: l'acqua di ammollo va assolutamente eliminata perché contiene delle sostanze tossiche, a quanto pare. Metterle a cuocere in acqua fredda fino a quando sono tenere.
Nel frattempo rosolare gli spicchi d'aglio schiacciati in abbondante olio. Dieci minuti prima del termine della cottura delle cicerchie, aggiungervi l'aglio e l'olio e del peperoncino macinato. Salare.
Lessare i tubetti nelle cicerchie (aggiungendo dell'acqua al liquido di cottura, se necessario).
Al momento di servire, aggiungere a ciascun piatto un filo di colatura di alici, un filo d'olio crudo e dei peperoni cruschi sbriciolati.

10 commenti:

  1. La cosa paradossale di chi rimpiange i borboni e' che non sono vecchi nobili nostalgici. Cioe' loro li capisco, erano al centro del loro mondo e vivevano da privilegiati, ma gli altri nel regno delle due sicilie non e' che se la passassero benissimo...
    Comunque la cicerchia e' un legume meraviglioso, a prescindere! :-)

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  2. Vero, basta un nonnulla e tutto torna dai ricordi dei banchi di scuola: i fratelli Bandiera, l'Esperia o "Eran trecento erano giovani e forti"... Non ho granchè esperienza delle attuali conoscenze degli alunni delle scuole elementari e medie, ma sicuramente è un gran peccato che al Risorgimento, ai Patrioti, non venga più data la giusta rilevanza nel corso degli studi.
    Sai che non ho mai assaggiato una... cicerchia? Ho sempre pensato somigliassero (nel sapore) ai ceci... devo cercarle in giro, l'accostamento in una pasta, perdipiù con la colatura di alici le ha rese immediatamente interessanti!

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  3. Ho fatto bene io a prendere la metropolitana l'altro giorno!!!
    Ma tu pensi davvero che il tassista sapesse davvero chi erano i Mille o i Borbone e cosa hanno fatto?
    I nostri politici alle iene hanno fatto la loro porca figura facendo scena muta interrogati sul 17 marzo e il primo re d'Italia.
    Abbiamo perso la memoria storica oramai, parliamo solo per sentito dire senza soffermarci, senza conoscere, sposiamo idee senza neanche sapere di cosa si tratta.
    Bisognerebbe conoscere e ricordare prima di farsi delle opinioni ed emettere giudizi, ma è troppo faticoso, è tanto più comodo sposare la tesi per primo c@@@@ne che passa.
    Che è quello che ha fatto il tassista contro cui ti sei scontrata, che è quello che fanno tanti.

    Tornando a dire cavolate, mia madre nel suo temino di quinta elementare "l'uomo più importante della mia vita" parlò di Camillo Benso Conte di Cavour e noi ancora la deridiamo

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  4. Mio padre è di Sapri e io con la poesia sulla Spigolatrice ci sono cresciuta...e anche con l'idea che per la patria si può morire!
    Bello il tuo post...e bella la ricetta! Auguri per oggi!

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  5. Splendida ricetta degna dei ricordi di sapori passati e sempre recenti, complimenti, ciao
    M.G.

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  6. ricordo che imparavamo la spigolatrice di Sapri a memoria!
    ...e io sono pure un Pisacane :)
    ottime le cicerchie
    buon we

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  7. La difficoltà di molti è capire l'altro. Che non vuol dire condividerne le idee o le decodificazioni di eventi storici/sociali/economici. Vuol dire semplicemente approcciarsi alle realtà - che cos'è poi la realtà? - da più angolazioni. Comprendere e magari non condividere e mai giudicare.

    Bel blog e ottima scelta di legumi: le cicerchie hanno quel sapore selvatico e rustico che mi riporta sempre a casa, in Puglia.

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  8. E così mi insegni un'altro modo per cucinare la cicerchia! non avendola mai assaggiata in ricette tradizionali questa volta l'ho interpretata a modo mio :-)

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  9. meraviglia..mi piace tutto, dai sapori stupendamente mediterranei della ricetta, alle riflessioni che l'hanno introdotta.

    un abbraccio
    A.

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  10. meno male che il tassista non ascoltava un programma di neomelodici....
    cmq un piatto che non conoscevo, devo provare assolutamente! Vieni a trovarmi sul mio blog!
    www.bridaltemptation.com

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