lunedì 14 febbraio 2011

Avere di nuovo diciott'anni. Anzi sedici.


Ho sbagliato. Come molte di noi, e fino a ieri sentivo quell'errore come irrimediabile.
Ho sbagliato ad abbassare la guardia, a smettere di essere vigile, a credere che ciò che era stato conquistato fosse conquistato per sempre.
Avevo sedici anni nel pieno degli anni '70. Scendevo in piazza in zoccoli e gonnelloni a fiori, proprio secondo il cliché che non è un cliché come si è voluto far credere, ma semplicemente la moda di quegli anni per le ragazze con una certa identità. Litigavo. Molto. Spesso. Litigavo con una parte consistente del mondo, non solo maschile, che voleva impormi/ci modelli di comportamento e di vita che sentivamo costrittivi, perché le donne avevano vissuto sempre così, perché per una donna l'unica vita possibile era quella di moglie e madre (esemplare), perché altre donne, anche loro, dicevano che così bisognava agire, che questo bisognava inseguire, che ad altro non si doveva aspirare. 
Poi a un certo punto ho smesso di litigare. Non ne ho visto più la necessità. Pensavo di essere arrivata con le altre volenterose litiganti a un risultato e che indietro non si potesse tornare. Ho sbagliato. Subdolamente, per altre vie, con nuovi stereotipi, siamo tornati indietro, tutti, e non abbiamo avuto il coraggio di reagire. Eppure, fin dagli anni '80 l'avevo pensato, che quell'esposizione di carne da macelleria in stile "Drive In" e "Colpo grosso" non avrebbe portato nulla di buono; ma mi avevano fatta sentire un catorcio, un relitto di tempi inutilmente battaglieri, per averlo pensato, e anche una bacchettona, come facevano sempre, come facevano quando in precedenza trovavamo da ridire su certe pubblicità, sui testi di certe canzoni, sulle battute ammiccanti. E quella che era stata una nobile battaglia si era trasformata, col tempo, in qualcosa da deridere e da ritorcere contro le persone come un'arma:  "Non sarai mica una femminista?", dicevano, con un sorrisetto e pensando a donne mal vestite, affette da irsutismo e arrabbiate con l'intero genere maschile per ragioni personali.
Abbiamo sbagliato.
Ma ieri, quando ho visto quel mare di volti non solo femminili fluire nelle strade con un entusiasmo ritrovato e uno spirito nuovo, con la consapevolezza di farlo per se stesse (con buona pace di chi dice altro), mi è passato in un attimo il senso dell'irrimediabilità dell'errore.
E ho avuto di nuovo sedici anni.

16 commenti:

  1. che bella giornata è stata. Non più soltanto noi e la nostra sparuta tribù, eravamo migliaia e migliaia, uomini e donne insieme e tutti con una gran voglia di scrollarci dall'ignavia in cui ci siamo colpevolmente lasciati avviluppare. Teniamo duro che forse finalmente è la volta buona

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  3. credo che siamo in molti ad aver sbagliato.
    si pensa sempre ai diritti, civili e non, come qualcosa di acquisito, da cui partire per andare oltre, ma è un grave errore: nessun diritto resta tale, se non c'è qualcuno che lotta per mantenerlo.

    e, personalmente, penso che in momenti come questi tutti quelli che la pensano così si debbano sporcare le mani.
    ad esempio pubblicando post come questi anche in un blog di cucina.

    perché se i sedici anni erano bellissimi (i tuoi, i miei erano orrendi, avevo 16 anni nel 1982 e altro che zoccoli, ai miei tempi, timberland e moncler, più che altro) è perché le persone le mani se le sporcavano eccome.

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  4. complimentoni, mi sono iscritta al blog! :-D

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  5. Se l'hai fatto per te stessa e per quei '70 (quando anch'io ho fatto la mia parte...) hai fatto benissimo :)

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  6. Giovanna, che giornata splendida: quante donne ieri, e quante ragazze giovani! Si, abbiamo fatto male a dare per radicate certe conquiste, ma pensavamo di vivere in un Paese normale e in altri Paesi non ci si sogna nemmeno di mettere in discussione diritti acquisiti. Ieri quel mare di sorrisi, di sguardi, di fierezza e dignità, di gioco e di forza mi ha fatto sperare:c'erano tanti giovani, ragazze e ragazzi. Che hanno, oggi, 16 anni e sapranno continuare. Se noi sapremo essere al loro fianco.Impareranno anche dai nostri errori. E io credo che qualcosa cambierà!

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  7. Giò, credo che tu sappia quanto bene ti voglio,ma te ne voglio ancora di più, quando scrivi questi post "civili". Perchè dai voce a quello che penso,in una maniera infinitamente migliore di quanto saprei fare io. Mariella

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  8. non ti commento. sottoscrivo ogni singola parola e ti condivido.

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  9. Ciao Gio, sono tanto d'accordo con te, anche se, a nostra discolpa, era difficile immaginare si potesse arrivare così in basso.
    E' stata una giornata davvero tanto bella.
    Bella la consapevolezza e la fierezza di essere parte ed insieme di così tante donne, uomini, bambini, ragazzi, persone vere, coi quali incrociare lo sguardo, scambiare un sorriso e sentirsi più forte.
    Bello l'aver ritrovato un'identità, una forza che ci fa alzare la testa e ci permette di sperare, bello che tutto questo sia partito da noi donne!

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  10. Eh, sì, bisogna tener duro, come dice Dede, e fare in modo che non si tratti di un temporaneo risveglio dal sonno, del genere: mi volto dall'altra parte e dormo altri cinque minuti. Che poi diventano trent'anni.
    Quei '70 che Corrado cita, con tutte le loro ombre, avevano di positivo che nelle cose ci si metteva l'impegno, che ci si metteva la faccia, che, come scrive Gaia, ci si sporcava le mani. Da un certo momento in poi è sembrato che impegno fosse una parolaccia (come femminista, più o meno). Faceva pensare a barbuti giovanivecchi che non si sanno divertire, o che addirittura impugnano la pistola, mentre era il tempo in cui i più volevano dimenticare e godersi la botta di edonismo alla faccia del debito pubblico. Il figuro che oggi ci governa forse riuscirà persino ad avere un merito, naturalmente involontario: quello di averci scossi dal torpore. Se ci riuscirà. Ammesso che ci riesca. Però, certo, sarebbe stato meglio non dover raschiare il fondo, prima...

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  11. speriamo sia la volta buona a che siano sempre più quelli che prendono coscienza di quanto siamo finiti in basso...

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  12. Grazie del post: ero in piazza, con mia figlia. Io sono praticamente un dead man walking, lei non può aspettare, non deve. Non si può ricominciare sempre da zero, non si può tornare sempre indietro, dal principio ogni generazione a lottare per le cose basilari. Non deleghiamo più i diritti sulle nostre vite, la nostra svendita.
    Facciamolo capire ai nostri politici (a tutti) che sono loro la minoranza, che sono loro a dover scegliere tra essere nulla o al nostro servizio.
    Un abbraccio di cuore,
    Claudio

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  13. Hai una scritto una gran bella pagina che condivido, non per tutto ma questo è inevitabile anche quando si sta dalla stessa parte :)
    Non aggiungo altro per non levare in alcun modo luce ad un modo di pensare lucido, consapevole e soprattutto etico :)

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  14. bello Giovanna, grazie di averlo scrito così bene.

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