Diciamolo: in un modo o nell'altro tutti abbiamo sperimentato qualche forma di discriminazione più o meno velata. Tutti portiamo addosso qualche etichetta negativa, eccetto i privilegiati che rispondono a tutti i requisiti richiesti per essere perfettamente integrati, accettati, ammirati, imitati.
A voler fare un elenchino, sicuramente lacunoso, in Italia, per non avere esperienze personali di discriminazione, bisogna appartenere a queste categorie maggiori:
Bianco - Maschio - Eterosessuale - Settentrionale - Cattolico - Moderato (o finto tale).
Insomma, una versione aglio e olio dello statunitense WASP (white anglo-saxon protestant), che si arricchisce però di infinite categorie minori: meglio se Bionda (per le femmine), Magra (sempre per le femmine), Giovane (ancora per le femmine: ma va'?), Bella (inutile che dica per chi) e per i maschi invece, che non stanno tanto bene nemmeno loro, Potente, Ricco, Affermato, Affascinante.
Che si sia colti e intelligenti sembra non freghi più a nessuno.
Bene. Se mi metto a contare sulla punta delle dita, al mio attivo ho:
Bianca
Eterosessuale
e... e... oh caspita: e basta così.
Appartengo alle categorie maggiori Femmina Meridionale Agnostica di Sinistra (quando ce n'era una). Sottocategoria di Meridionale: Napoletana, che è un'aggravante. Sottocategoria di Femmina: Coniugata, che è un'attenuante, dieci punti di bonus. Sulle minori, quali: Giovane, Bionda ecc. evito di diffondermi e glisso elegantemente.
So solo che ho passato l'infanzia a chiedermi perché non volessero affittare ai miei corregionali appartamenti in certe zone d'Italia, e l'adolescenza a litigare con chiunque per affermare il diritto delle appartenenti al mio sesso a lavorare, a scegliere se procreare, ad uscire da sole senza essere considerate responsabili delle aggressioni subite, a tagliare le unghie dei maschietti (giacché era di moda dire: "Donna chirurgo? Non mi farei tagliare nemmeno un'unghia!"), a mandare i mariti prepotenti là dove meritavano ed erano ansiosamente attesi. Sembra fantascienza? E' bene ricordare che, per dirne una, le donne hanno fatto il loro ingresso nella Magistratura solo negli anni '60...
Sono stata abbastanza tranquilla tra i 25 e i 35 anni. Breve, idilliaca parentesi durante la quale ho dovuto combattere solo con l'imbecillità delle gerarchie scolastiche e, da un certo momento in poi, sono entrata nella sottocategoria FemminaConiugataSenzaprole, perciò ero impegnata a tempo pieno nell'ideazione di risposte sferzanti alla domanda: "Quando lo fai un figlio?", spesso accompagnata da indesiderato contatto fisico tra la mano della richiedente e il mio allora piatto ventre.Poi, grazie al cielo, l'avanzare dell'età mi ha protetta, e la rassegnazione dei curiosi, pure.
Frasi che ricordo dalla fanciullezza-adolescenza (e non dimenticherò):
"A femmena adda sta dint'a casa a fa' a cazetta" (Trad.: "la donna deve rimanere in casa a sferruzzare");
"E' stato provocato" (riferito a qualsiasi maschio colpevole di violenza sessuale);
"Io le mie figlie non le lascio andare in giro" (in circostanze analoghe alla perla precedente);
"Io credo, ad esempio, che la donna non abbia grande potere di sintesi, e che quindi sia negata alle grandi creazioni spirituali" (chi l'ha detta? Mussolini, ma quando avevo 14 anni era ancora condivisa, e mi viene in mente qualcuno che potrebbe pronunciarla anche oggi).
E, sull'altro fronte, una per tutte: "Ah, davvero sei napoletana? Non si vede!", affermazione che ancor oggi mi fa macerare nelle notti insonni intorno ad un interrogativo attanagliante: da cosa si dovrebbe vedere? Il mio bagno non l'avete visitato, quindi non potete sapere se nella vasca allignino rigogliose piante di pomodori; forse dovrei avere un'insofferenza verso il sapone verificabile alla prova-fiuto? O rivolgermi a chiunque esclusivamente in dialetto? O urlare dai balconi? Portarmi in giro panni da stendere? Cercare di sfilarvi il portafogli con destrezza o di vendervi mattoni per autoradio? Non lo so, davvero. E trovo che nulla sia più acutamente offensivo di quel "non si vede" che ha, nella mente deviata di chi lo pronuncia, il valore di un gran complimento.
Ah, no, ce n'è un'altra: "Io ho tanti amici meridionali", di solito seguita da un ma. Gli amici, a seconda degli individui, possono essere parenti, remoti o recenti ascendenti, e dunque nonni, bisnonni, avi dei tempi di Masaniello o quel che piace. E la frase, in effetti, va bene per tutte le occasioni e in tutte le varianti: "Ho tanti amici ebrei, di colore" eccetera. Ma, su tutte, "Io ho tanti amici omosessuali".
Ma cos'è, una sorta di benemerenza? Un'onoreficenza, un cavalierato (buono, quello...), una licenza che dia facoltà di dire, a seguire, qualsiasi turpitudine? Insomma, una roba come: "Io ho tanti amici omosessuali perciò posso affermare senza tema di passare per omofobo che vanno messi al rogo tutti, amici inclusi"?
Ecco, io a quelli che "Io ho tanti amici omosessuali", ma anche trisavoli meridionali, cugini ebrei e colf di colore farei molto, molto, molto male.
Questo minuscolo sermoncino nasce da una riflessione sulle battutacce da caserma che alcuni personaggi della nostra vita pubblica si concedono quando si tratta di omosessuali o di donne.
E mi domando: sono tutti appartenenti alle Categorie Maggiori Approvate (tanto, come dicevo, Colto e Intelligente non ne fanno parte quindi su quel fronte non hanno problemi)?
Non hanno mai sperimentato, come è capitato a me, la rabbia sorda e cattiva che si prova a sentirsi discriminati e offesi, e a dover difendere i proprio diritti? E se invece sì, trovano tanto meschino appagamento nel fare agli altri ciò che è stato fatto a loro?
Una cosa posso dire: quando da adolescente mi arrabbiavo dieci volte al giorno per le ragioni che ho detto, avevo almeno un grande entusiasmo, perché percepivo ogni minuto che le cose stavano cambiando in meglio, che si parlava tanto di certi argomenti perché era in corso un'evoluzione vitale della società e della mentalità; saranno anche ricordati come anni di piombo, ma erano anche anni di espansione dei diritti.
Oggi, invece, avviene il contario. I diritti si contraggono, ciò che sembrava conquistato per sempre viene messo in discussione, la società e la mentalità arretrano. Discutere non dà più nessuna soddisfazione perché si discute in difesa, non per avanzare ma per evitare di retrocedere. L'entusiasmo è finito.
Mi viene voglia di stampare le etichette che mi appartengono e incollarmele ai vestiti, andarci in giro e vedere l'effetto che fa. E appiccicarle anche agli altri, soprattutto a coloro che così allegramente ostracizzano interi gruppi umani, se ne fanno beffe e trovano gran sollazzo nel negar loro i diritti fondamentali e il rispetto, e vedere sempre l'effetto che fa sulla loro, di pelle. Magari appiccicargliene di più significative, quelle che davvero hanno un disvalore, o dovrebbero averlo: Razzista, Omofobo, Ladro, Sfruttatore della Prostituzione, Corrotto, Mafioso...
Un vero spasso.
Il ragù gode del privilegio dell'articolo IL. E' maschio. Questo è Bianco, ma etnicamente contaminato. Non sono informata circa le sue preferenze sessuali, se mai a mia insaputa un ragù dovesse averne; quanto alle opinioni politiche, non me le ha comunicate, ma tanto moderato non mi pare :-)
Ragù bianco di maiale etnicamente contaminato (di ispirazione greca)
500 g di carne macinata di maiale
50 g di guanciale
7-8 pomodorini
un rametto di rosmarino
5 bacche di ginepro
10 grani di pepe greco (o pepe della Giamaica)
3 pizzichi di cannella
il succo e la scorza di una grossa arancia
un bicchiere di vino bianco secco
una cipolla
una carota
un piccolo gambo di sedano
olio
sale
In un tegame pesante dal fondo spesso, rosolare il guanciale tagliato a dadini con un filo d'olio, senza renderlo croccante. Togliere il guanciale dal tegame, aggiungere olio, scaldarlo e quindi versarvi la cipolla, la carota e il sedano tritati finemente. Far appassire per qualche minuto, senza colorire, poi unire la carne e farla rosolare a fuoco vivace. Sfumare con un goccio di vino bianco e farlo evaporare. Aggiungere quindi il ginepro, il pepe greco, il rosmarino e prosegure la cottura a fuoco medio, coperto, unendo il vino di tanto in tanto e, se necessario altro olio (la carne tende ad assorbirlo) per circa 45 minuti. A metà cottura, aggiungere i pomodorini spaccati a metà e, dieci minuti prima del termine della cottura, la cannella e il succo dell'arancia, e regolare di sale.
Al momento di condire la pasta (fettuccine all'uovo) grattugiare sul sugo la scorza dell'arancia.