
Ed eccoci alla seconda parte dell'esperimento a-scientifico condotto da
Lydia e me sulla pasta, quella riguardante la pasta venduta a più di 3,50 euro al kg.
Per chi si fosse perso la prima, copio qui le stesse premesse metodologiche:
1 - Il test è onesto ma non serio, nel senso che ci siamo dovute arrangiare con mezzi casalinghi e non abbiamo seguito alcun metodo scientifico. Ci siamo limitate a rilevare le differenze di aspetto, consistenza, spessore, sapore e reazione alla cottura secondo i nostri criteri e il nostro gusto.
2 - Per abitudine e convinzione, noi usiamo marche diverse a seconda del formato. Preferiamo i paccheri di questo e lo spaghetto di quello. Crediamo che i diversi produttori abbiano punti forti e punti deboli, per cui il test, eseguito su un solo formato, non ha certamente un valore assoluto.
3 - Il formato scelto è, secondo noi, non il più idoneo. Siamo convinte che fosse preferibile testare i paccheri. Ma, ahinoi, alcune case i paccheri non li producono affatto. Avremmo potuto scegliere gli spaghetti, ma le differenze di spessore sono veramente enormi, per cui i diversi spaghetti non sarebbero stati comparabili tra loro. Alla fine abbiamo optato per le penne, che più o meno producono tutti. Ma c'è stata la sorpresa/difficoltà anche qui: ri-ahinoi, alcune ditte producono solo penne rigate. Senza intavolare qui un discorso lungo e noioso circa la pasta rigata, occorre dire che per noi chi produce solo quella ha un limite, grosso, e ciò ha inciso nella valutazione finale.
4 - La pasta ci è stata acquistata da un'amica, in modo che noi procedessimo realmente alla cieca. Ha acquistato 12 marche diverse e, per rendere più fattibile il test, ne ha indicato i prezzi e, su nostra richiesta, le ha divise in due gruppi: fino a 3,50 euro al kg e sopra 3,50 euro al kg. Mio marito, che benché sia avvocato si è prestato ad essere notaio per un giorno, ha messo le diverse paste in sacchetti anonimi contrassegnandoli con un numero o una lettera, ha scritto su un foglio la corrispondenza tra numeri-lettere e marche, ha messo il foglio in una busta sigillata e siglata che è stata aperta solo dopo aver completato il test.
5 - Le marche, come dicevo, sono state divise in due fasce di prezzo. L'idea originale era di dividerle in industriali e artigianali, ma dopo aver scoperto che non esiste un disciplinare che stabilisca quali caratteristiche debba avere una pasta per essere definita artigianale, abbiamo optato per la divisione sulla base del prezzo. 5 paste al disotto dei 3,50 al kg compongono il primo gruppo; 7 paste al disopra dei 3,50 al kg il secondo.
6 - Sono stati cotti 20 g di pasta per marca. Tutte allo stesso modo: abbiamo usato pentole da 4 litri con doppio cestello.
La pasta è stata assaggiata senza alcun condimento. Ad assaggiare eravamo in quattro: noi due più due amiche. Ciascuna ha stilato la propria graduatoria, poi abbiamo incrociato le graduatorie in modo da arrivare al risultato collettivo. Infine abbiamo aperto le buste e stilato la classifica definitiva.
E dunque, veniamo alle paste più "lussuose".
I sacchetti, contrassegnati da una lettera:

Le sette penne, crude, per valutarne l'aspetto. Purtroppo in questo secondo scaglione abbiamo dovuto inserire delle penne rigate, perché, pare, alcune aziende non ne producono di lisce.
A prima vista abbiamo notato che la C e la D presentavano un aspetto più ruvido e più, diciamo, incoraggiante. Anche la E, che però appariva più corta. L'aspetto meno confacente alle nostre aspettative ce l'aveva la F, molto sottile, quasi traslucida. Sembrava quasi di cera. Ed era anche più gialla. La B, piuttosto sottile, presentava anche una rigatura larga che francamente (parere assolutamente soggettivo) non mi piaceva.
Ed ecco le penne cotte MOLTO al dente.
Sono seguiti l'assaggio e l'osservazione, poi, anche stavolta, ciascuna ha annotato le proprie considerazioni.
All'assaggio, e anche alla vista, è risultato che la penna A era di ottimo livello, ma la C e la D erano più spesse, più consistenti, "carnose" e sostenute, insomma, in perfetta forma ;-)
La B, piuttosto collosa, sembrava molle fuori e cruda dentro, e inoltre il suo sapore risultava, almeno al mio palato, non gradevole.
La E ci è sembrata una penna "media", paragonabile a quelle collocatesi a metà classifica nella prima parte del test.
La F risultava cotta in maniera non uniforme e poco consistente al morso.
La G, infine, si era molto deformata e presentava una superficie viscida e molliccia, visibile anche nella foto qui sotto:

Complessivamente, il risultato del test non è stato esaltante. Posso dire con convinzione che comprerei più volentieri paste che non hanno primeggiato nella prima parte del test piuttosto che le ultime classificate in questa seconda parte.
Abbiamo infine confrontato le rispettive classifiche e incrociato i risultati, ottenendo questi esiti:
I (ex aequo): penne C e D
III: penne A
IV: penne E
V: penne F
VI (ex aequo): penne B e G
E' seguita l'apertura della busta, siglata dal marito-notaio-per-un-giorno:
Di conseguenza, il risultato finale è stato:
I: Vicidomini e Pastificio dei Campi (C e D)
III: Setaro (A)
IV: Martelli (E)
V: Felicetti monograno Matt (F)
VI: Latini Senatore Cappelli e Mancini (B e G).
Anche stavolta, vi diamo dei prezzi indicativi (variano molto da negozio a negozio):
Vicidomini: 4-5 euro al kg
Pastificio dei Campi: 7-10 euro al kg
Setaro: 4 euro al kg
Martelli: 4,30 euro al kg
Felicetti monograno Matt: 6 euro al kg
Latini senatore Cappelli: 7 euro al kg
Mancini: 4,70-6 euro al kg.
Ancora una cosa: dopo che le penne sono rimaste abbandonate per dieci minuti nei piatti, per curiosità ne ho assaggiate alcune, e devo constatare che a distanza di tempo e pure scondite le vincitrici erano ancora decisamente buone.
Mi preme fare un'ultima osservazione: mi spiace non aver potuto testare, per motivi di irreperibilità, anzi, inesistenza nel catalogo di alcune ditte, i paccheri.
E voglio spezzare perciò una lancia a fattore della ditta terza classificata, la Setaro, perché il suo pacchero è tra i due o tre al top, secondo me.