
E' cominciata molto tempo fa.
Lydia ed io meditavamo di fare un confronto tra varie marche di pasta. Non perché non avessimo già le nostre preferenze, ma perché eravamo perplesse sulla notorietà di alcune molto "spinte" e volevamo fare una verifica senza pregiudizi. Tra l'altro, da partenopee DOC che si ingozzano di pasta fin dalla loro (ormai lontana) nascita, pensiamo che questo sia uno dei pochi argomenti sui quali possiamo dire la nostra con almeno un po' di cognizione di causa.
Alla fine, dopo svariati mesi di rinvii, ce l'abbiamo fatta. Va detto che, nella stessa settimana della Festa a Vico, provare della pasta lessa è stato un vero sacrificio. Cosa non si fa per la scienza... :-)
Naturalmente vuole essere una battuta, visto che in questo confronto non c'è nulla di scientifico.
Possiamo chiamarlo un test su strada, perché abbiamo volutamente scelto di assaggiare la pasta cotta molto al dente, senza provare a stressarla prolungandone la cottura, ritenendo più giusto dare una valutazione da consumatrici, da "utilizzatrici finali" :-) che la pasta la mangiano al dente, pure troppo.
Mi corre l'obbligo e mi faccio carico (chi lo diceva? Un personaggio di qualche trasmissione della Dandini, se non erro) di fare qualche premessa metodologica.
1 - Il test è onesto ma non serio, nel senso che ci siamo dovute arrangiare con mezzi casalinghi e non abbiamo seguito alcun metodo scientifico. Ci siamo limitate a rilevare le differenze di aspetto, consistenza, spessore, sapore e reazione alla cottura secondo i nostri criteri e il nostro gusto.
2 - Per abitudine e convinzione, noi usiamo marche diverse a seconda del formato. Preferiamo i paccheri di questo e lo spaghetto di quello. Crediamo che i diversi produttori abbiano punti forti e punti deboli, per cui il test, eseguito su un solo formato, non ha certamente un valore assoluto.
3 - Il formato scelto è, secondo noi, non il più idoneo. Siamo convinte che fosse preferibile testare i paccheri. Ma, ahinoi, alcune case i paccheri non li producono affatto. Avremmo potuto scegliere gli spaghetti, ma le differenze di spessore sono veramente enormi, per cui i diversi spaghetti non sarebbero stati comparabili tra loro. Alla fine abbiamo optato per le penne, che più o meno producono tutti. Ma c'è stata la sorpresa/difficoltà anche qui: ri-ahinoi, alcune ditte producono solo penne rigate. Senza intavolare qui un discorso lungo e noioso circa la pasta rigata, occorre dire che per noi chi produce solo quella ha un limite, grosso, e ciò ha inciso nella valutazione finale.
4 - La pasta ci è stata acquistata da un'amica, in modo che noi procedessimo realmente alla cieca. Ha acquistato 12 marche diverse e, per rendere più fattibile il test, ne ha indicato i prezzi e, su nostra richiesta, le ha divise in due gruppi: fino a 3,50 euro al kg e sopra 3,50 euro al kg. Mio marito, che benché sia avvocato si è prestato ad essere notaio per un giorno, ha messo le diverse paste in sacchetti anonimi contrassegnandoli con un numero o una lettera, ha scritto su un foglio la corrispondenza tra numeri-lettere e marche, ha messo il foglio in una busta sigillata e siglata che è stata aperta solo dopo aver completato il test.
5 - Le marche, come dicevo, sono state divise in due fasce di prezzo. L'idea originale era di dividerle in industriali e artigianali, ma dopo aver scoperto che non esiste un disciplinare che stabilisca quali caratteristiche debba avere una pasta per essere definita artigianale, abbiamo optato per la divisione sulla base del prezzo. 5 paste al disotto dei 3,50 al kg compongono il primo gruppo; 7 paste al disopra dei 3,50 al kg il secondo.
6 - Sono stati cotti 20 g di pasta per marca. Tutte allo stesso modo: abbiamo usato pentole da 4 litri con doppio cestello.
La pasta è stata assaggiata senza alcun condimento. Ad assaggiare eravamo in quattro: noi due più due amiche. Ciascuna ha stilato la propria graduatoria, poi abbiamo incrociato le graduatorie in modo da arrivare al risultato collettivo. Infine abbiamo aperto le buste e stilato la classifica definitiva.
Eccovi la prima parte del test, dedicata alle 5 marche da noi assaggiate che hanno un prezzo inferiore ai 3,50 euro al chilo.
I sacchetti, contrassegnati da un numero:

E le penne, crude, per valutarne l'aspetto:

Va detto che in questo primo gruppo le differenze nell'aspetto non ci sono sembrate molto rilevanti, anche se la numero 3 appariva più sottile e anche più corta e la numero 1 presentava alcune lesioni superficiali (comunque, non si è rotta in cottura), la numero 2 risultava invece più ruvida.
A questo punto, abbiamo fatto le nostre valutazioni, ciascuna per suo conto, annotandole.
Personalmente, la cosa che mi ha creato maggiore indecisione è stato il confronto tra la numero 1 e la numero 2. La 1 si è cotta prima della 2 ma quest'ultima è risultata più collosa (e non è certo un bene) e si è deformata maggiormente una volta cotta.
La numero 4 e, meno, la 5 hanno evidenziato un sapore più definito rispetto alle altre, che sono più "neutre"; inoltre maggiore uniformità nella cottura e tempi di cottura più lunghi. Lo spessore della numero 4 è superiore a quello delle altre, e sempre la numero 4 è stata quella che ha conservato meglio la sua forma.
La numero 3, più sottile, più corta, meno ruvida, è apparsa quella meno consistente e più insapore.
Ne è risultata la seguente classifica:
I: numero 4
II: numero 5
III: numero 1
IV: numero 2
V: numero 3
Abbiamo infine aperto la busta e scoperto così la corrispondenza numeri-marche.



La classifica finale, perciò, è stata:
I: Garofalo
II: De Cecco
III: Divella
IV: Cocco
V: Barilla
Le differenze di prezzo tra le paste assaggiate sono, in questo primo gruppo, meno sensibili di quanto siano nel secondo (che pubblicheremo prossimamente).
I prezzi sono, naturalmente, solo indicativi, giacché variano a seconda del punto vendita:
Garofalo: 2,10 kg
De Cecco: 2,30- 2,40 al kg
Divella: 1,30 al kg
Cocco: 3,40 al kg
Barilla: 1,30 al kg
E' tutto. Alla prossima puntata.




























