giovedì 14 gennaio 2010

Tu chiamale se vuoi emozioni


La montanara è un'emozione. Forse perché le pizzette fritte di vario genere fatte in casa non le assomigliano, di norma, o perché sa di infanzia, di quelle tante rosticcerie che sono misteriosamente sparite dal Vomero, una dopo l'altra: Imperatore, Lucullo, Daniele, che costituivano i vertici di un pericolosissimo triangolo isoscele appostato nella zona commerciale per ghermire le famigliole a passeggio il sabato pomeriggio.
Io preferivo mangiare arancini, quando da bambina trotterellavo al seguito di mamma e papà da quelle parti.
Ma la montanara casalinga non ha uguali. E' soffice, gonfia, asciutta, voluttuosa, ammiccante. Peccato che, data la stagione, mi mancasse il basilico. Ma in compenso la salsa di pomodoro era fantastica, grazie ad un'azienda che produce una passata di pomodori del piennolo semplicemente divina (scovata al farmer's market).
Mi tocca rendere grazie ancora una volta a Rossella Guarracino, il cui nuovo libro dedicato alla cucina campana, "Fritto misto" (edizioni Malvarosa), mi ha conquistata almeno quanto il precedente, "Maccheroni" (ne ho parlato QUI, QUI e QUI).

Intanto vi ricordo che domani a mezzanotte scade il termine per partecipare al contest "Post@ la past@". Senza ulteriori proroghe. Mi raccomando!


Montanara

Per la pasta:

400 g di farina
una patata da 200 g
un uovo
un decilitro di latte
10 g di lievito di birra (previsti nella ricetta 25, come al solito ho ridotto la dose e aumentato il tempo di lievitazione)
sale, pepe

Per la salsa:

1/2 l di pomodoro passato
aglio
olio

Rosolare uno spicchio d'aglio (con la buccia) nell'olio, unire il pomodoro e lasciar cuocere. Se si tratta di passato di pomodori del pendolo, la cottura dev'essere brevissima.

Altri ingredienti:

250 g di fiordilatte sgocciolato
parmigiano grattugiato
basilico

Lessare la patata, sbucciarla e passarla allo schiacciapatate. Farla intiepidire. Sciogliere il lievito nel latte. Impastare la patata con la farina setacciata, l'uovo e il latte misto a lievito. Lavorare energicamente, battendo.
Raccogliere l'impasto in una palla, metterlo in una terrina, coprirlo e lasciarlo riposare finché non è ben gonfio. Con 10 g di lievito, se la casa non è fredda occorreranno circa tre ore.
Sgonfiare la pasta, lavorarla ancora un poco , stenderla a 1/2 cm di spessore e ritagliare dei cerchi di 10 cm di diametro. Lasciar riposare i dischetti per pochi minuti, quindi friggerli in olio bollente uno o due per volta (solita procedura: pentola alta col fondo spesso, non padella. Il risultato è completamente diverso). Si gonfieranno diventando praticamente sferici. Scolarli e passarli su carta assorbente.

Mettere una fettina di fiordilatte sulla pizzetta ancora ben calda, coprire con la salsa di pomodoro e una foglia di basilico, spolverare di parmigiano e servire.



14 commenti:

  1. Come dire, non ci sono più le pizzette di una volta!

    In attesa che ritornino le mezze stagioni, le tue intanto sono buonissime.
    :)

    Un abbraccio,
    CP

    RispondiElimina
  2. In quel triangolo isoscele ho passato buona parte della mia vita da liceale...e devo dire che è proprio come la racconti. Daniele era il punto di riferimento quando in un vicino laboratorio di analisi facevo gli esami del sangue...gli altri venivano in soccorso nelle fredde giornate d'inverno quando a casa non volevamo stare e quindi eroicamente resistevamo all'addiaccio supportati da arancini bollenti e varie...Devo però dire con onestà che le montanare di mia madre fatte in piena estate sono inarrivabili ehehehe
    La tua ricetta è un bel tuffo al cuore, ma non di nostalgia, solo un bel tuffo in emozioni ancora a pelle e per quelle che ancora dovranno venire con il prossimo passaggio in olio bollente ;)

    RispondiElimina
  3. eh cara queste pizzette devono essere semplicemente stratosferiche...

    RispondiElimina
  4. Penso che queste pizzette siano una tra le cose più buone del mondo! Le adoro in modo viscerale ;-) Laura

    RispondiElimina
  5. Non avevo mai sentito parlare delle montanare... ma sono il genere di pizzette che adoro!

    RispondiElimina
  6. ti dovrebbero condannare per istigazione al peccato

    RispondiElimina
  7. Giò,meno male che almeno la friggitoria Vomero resiste, sempre uguale a se stessa!Gambetto,mi sa che abbiamo frequentato lo stesso liceo...Mariella

    RispondiElimina
  8. O mamma, ma questo blog è un covo di vomeresi ;o)
    Beh, io da via Manzoni (VII liceo scientifico, dice niente?), ero praticamente sempre lì e alla friggitoria con 500 lire ti riempivi la pancia. Che tempi ... Anche per me le montanare sono uno di quei cibi che ti si pianta nel retrocranio e risveglia godurie di ragazzino mai sopite.
    Ad Maiora
    Fabrizio

    RispondiElimina
  9. @CP, ahimé non ci sono più le rosticcerie di una volta... ne rimane solo una, dalle mie parti, la cui crostatina di maccheroni rivaleggia con il ricordo delle pizzette :-)

    @Gambetto, ti facevo più gggiovane ;-))))

    @Lo, la pasta è sofficissima, ottima. Devo provarne altri utilizzi.

    @Laura, mio marito è della tua stessa opinione :-)

    @Gloria, in effetti non so nemmeno se siano napoletane, credo siano diffuse anche altrove.

    @Dede, mi condanno da me. Sono bravissima a istigare me stessa. :-)

    @Mariella, è vero, però io ci manco da anni!

    @Fabrizio, quando ero alle medie e mio fratello al ginnasio (Sannazaro), mia madre veniva a prendermi in macchina e mentre aspettavamo che mio fratello uscisse da scuola io e lei ci munivamo di enormi cartocci rigurgitanti di scagliozzi, crocché e paste cresciute per ingannare il tempo. Costavano davvero due lire ed erano confortanti :-)
    Però dopo tre o quattro mesi il bruciore di stomaco è diventato permanente, e abbiamo smesso...

    RispondiElimina
  10. mi viene il dubbio di non sapere un accidenti dei piccoli fritti di pasta lievitata, a cominciare dal nome...
    come rimediare? quel libro?

    (altro sospiro alle 8,05 di lunedì, come se ce ne fosse bisogno)

    RispondiElimina
  11. non mi stavo perdendo il post con cui potrei comprare il marito (sai le pizzette che faceva mia nonna, etc etc...) diciamo per quei 3 o 4 mesi durante i quali poi affliggerlo con le cucine del mondo piu' impensabili e svaiate? :)

    Buon divertimento!!

    RispondiElimina
  12. Mi fai venire una benedetta fame con queste cosucce qui!
    E' una delle cose che mi manca del Napoletano, le fritture per strada!
    nasinasi golosi

    RispondiElimina
  13. @Artemisia: quel libro, niente male. Mi propongo di approfondire la conoscenza dell'argomento anch'io.

    @Cibou, mio marito è dipendente da questo genere di cibi. Altro che l'insalata di pollo... ;-)

    @Miciapallina: la frittura per strada è un attentato, ma purtroppo di fritture serie ce ne sono rimaste poche anche qui.

    RispondiElimina