
Questo è il classico post che ti penti di aver pubblicato subito dopo averlo fatto.
Perché, che tu lo voglia o no, scrivendolo finisci per indispettire qualcuno. D'altronde, è ciò che accade quando si dice ciò che si pensa, ed è noto che non si può piacere a tutti.
Tra l'altro vedo serpeggiare qua e là nei commenti a vari blog un certo nervosismo, pure una certa scortesia, quindi questo non sembra proprio il momento adatto per lanciare sassi nello stagno. Ma questa pagina esprime il pensiero di chi la scrive. E pazienza se non è gradito.
C'è una cosa, nella faccia culinaria del web, che mi piace sempre meno. A volte mi capita di entrare in un blog e di chiedermi: ma queste persone cosa avranno mangiato a cena? E soprattutto: avranno mangiato? Mangeranno come tutti i comuni mortali o per loro il cibo è solo virtuale?
Perché non riesco a capire la ragione per la quale non appaiano mai, in certi anfratti del web, un piatto di pasta, un arrosto, una torta, una teglia di qualcosa, uno sformato, una pizza. Solo cosine, fotografate benissimo, belle da guardare ma che fatico ad identificare con il cibo.
Intendiamoci: mi piace che si fotografi bene il cibo. Amo le belle foto che vedo in giro. Non penso che ciò che cuciniamo vada sbattuto in un piatto alla come viene, dopo la fatica che ci costa prepararlo con cura. Mi piacerebbe essere brava nell'arte della fotografia come lo sono altri. Mi piacerebbe molto.
E intendiamoci/2: mi piace la cucina creativa (senza eccessi), mi piace la cucina etnica, come mi piace la cucina tradizionale. Purché siano, tutte, prima di tutto cucina; non arte astratta. Piatti di qualunque parte del mondo o natura, purché atti ad essere mangiati; a sostentare, a nutrire, non solo da contemplare.
Tengo a precisare che sto parlando del web, non della ristorazione.
E trovo che alcune volte, nel web, si trascuri il fatto che viviamo in un paese che ha una delle più ricche, affascinanti e gustose tradizioni culinarie. E allora, innovare va bene. Purché non si dimentichi che uno spaghetto non deve essere per forza combinato con la spezia introvabile, con il frutto esotico, con l'aroma di questo e di quello per avere dignità. Anzi. L'innovazione è più interessante se parte dalla tradizione. E se qualche volta si pubblica un piatto tradizionale, senza nemmeno sentirsi obbligati a rinnovarlo, meglio ancora, secondo me.
Ci sono blog che mi piacciono per il modo in cui sono scritti. E blog che mi piacciono perché ci trovi la creazione particolare ma anche il piatto semplice o regionale. Cose da MANGIARE, insomma.
E voglio dichiarare perciò il mio amore, in particolare, per
Maricler, che è capace di pubblicare una semplice pasta e piselli o una linguina con limone, capperi e tonno, ma anche un dolce originale come
questo che mi ha colpito molto anche se non mi piacciono i pompelmi e nemmeno le banane nei dessert.
Perché sono brave e reali, persone vere che mangiano cose vere. Entri da loro e sai di entrare in una cucina, non in una stazione spaziale della NASA e nemmeno in un quadro cubista.
E ce ne sono altri. Diversi altri. Ma questa è la direzione che a me piace: quella di gente che mangia le cose che prepara, che si nutre con quelle, gente che le pubblica perché le ha portate in tavola, e non le ha cucinate per pubblicarle.
Mia opinione, ovviamente. Sono un po' stanca della "stranezza" che spesso mi sembra fine a se stessa. Del piatto eccentrico in formato otturazione dentaria.
La creatività mi piace un sacco, per carità.
Ma qualche volta vorrei capire cosa mangia davvero la gente.
Qualche volta vorrei vedere qualche pasta e fagioli in più. Senza la liquirizia, s'intende :-)
A riprova del fatto che mi piace ciò che viene dal resto del mondo (e non dovrebbero esserci dubbi in proposito; vedi piatti austriaci o greci che ho pubblicato), ho preparato dei kanelbullar.
La ricetta l'ho presa dal solito "Falling cloudberries" di Tessa Kiros, ma ho ridotto il lievito, usato per la farcitura lo zucchero di canna anziché quello semolato (e il ripieno è in quantità maggiore), cambiato il tipo di farina e il procedimento per l'impasto. Lo saprete già tutti, ma ricordo che una minore quantità di lievito rende gli impasti più leggeri e fa sì che il prodotto finale si mantenga morbido più a lungo.
Kanelbullar
(tutti gli ingredienti devono essere a temperatura ambiente)
Per circa 15 pezzi:
125 ml di latte
50 g di zucchero
4 g di lievito di birra
1/2 uovo appena sbattuto
63 g di burro morbido
1 cucchiaino di cardamomo in polvere
1/2 cucchiaino di sale
160 g di farina forte per panificazione (W 280)
165 g di farina 00
per la farcitura:
80 g di burro morbido
2 cucchiaini di cannella (anche di più)
50 g di zucchero di canna
per completare:
1 uovo e zucchero semolato
Sciogliere il lievito nel latte con lo zucchero. Far riposare. Dopo una ventina di minuti, cominciare ad impastare la farina con il latte mescolato con il lievito. Aggiungere l'uovo, poi il burro e il cardamomo, e infine il sale. Impastare, battendo, finché l'impasto è omogeneo e non più appiccicoso.
Far lievitare fino al raddoppio e oltre, tenendo l'impasto in un luogo tiepido e umido (andrà bene il forno con la luce accesa e le pareti vaporizzate con acqua).
Per la farcitura, amalgamare il burro con lo zucchero e la cannella.
Sgonfiare l'impasto e stenderlo ad uno spessore di 3 mm. Spalmarvi il burro alla cannella, quindi arrotolarlo in modo da formare un salsicciotto. Tagliare il rotolo in pezzi a V, inclinando il coltello prima in un senso e, per il taglio successivo, nell'altro senso, poi disporre i pezzi su una teglia foderata di carta forno (tutti con la parte larga in basso) e premere su ciascuno con due dita in modo da far fuoruscire un po' del ripieno.
Spennellare con l'uovo e spolverizzare con poco zucchero, (edito: ho dimenticato di dire che, una volta formati, devono ancora lievitare per mezz'ora!) quindi cuocere in forno preriscaldato a 180° fino a doratura.