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Ho sempre saputo che sarebbe arrivato questo momento, fin da quando abbiamo creato questo blog.
Ritenevo che l’ingrato compito se lo sarebbe assunto Lisa, ma visto che è ormai sconnessa dal web da quasi un anno, temo mi tocchi.
Ho rimandato e rimandato, ma alla fine eccomi qua, costretta dalle circostanze. Come è noto, contro il destino non si può lottare. E’ accaduto, purtroppo, e non mi posso più esimere.
Il tragico evento si è verificato la settimana scorsa.
Quale?
Quale, chiedete?
Ebbene: mi hanno regalato un babà.
Ho aperto la sua bella e infiocchettata confezione di cartone con un tremito al cuore. E avevo ragione di temere. Mi è bastata un’occhiata.
“Sei sicura?”, ha chiesto mio marito.
Ed io: “Sì, ma se proprio ci tieni, per conferma l’assaggio”.
E così ci ho ficcato un dito e, disgustata, l’ho portato alla bocca. Ma non era necessario.
Mi è bastata un’occhiata, dicevo.
Era là, abbarbicata come l’edera alle pareti spugnose del babà. Solida come marmo. Bianca come i muri di un ospedale. Col suo tipico gusto di spuma da barba e plastica. La malefica panna vegetale o artificiale.
Il babà non era neanche male, se ripulito di tutto quel lordume. Ma perché, perché, perché? Credetemi, queste cose mi fanno andare in bestia. La cosiddetta panna vegetale, che panna non è, fa schifo, senza se e senza ma. Non sa di nulla, anzi: sa di finto. Ha una consistenza innaturale e orrenda. Mentre la panna fresca, quella vera, è una meraviglia del creato: saporita, delicata, aerea. Anche un piccolo spruzzo sul caffè ti riconcilia col mondo.
E allora perché, perché, perché?
I pasticcieri una scusa ce l’hanno. Come scusa fa pena, ma vabbe’. E’ che la panna finta sta su (anche il cemento, se è per questo, ma non lo mettiamo sulle torte), non si smonta, e quindi consente una maggiore tenuta dei decori.
Ma come scusa fa pena prima di tutto perché un pasticciere serio deve preoccuparsi della qualità del prodotto finale e in secondo luogo perché basta aggiungere alla panna per decorazioni un po’ di meringa all’italiana e terrà molto più a lungo.
E gli altri? I non pasticcieri? Quelli che amano prepararsi le cose da sé perché sono più sane ma poi non si rendono nemmeno conto di ficcarci dentro ogni sorta di indecente prodotto chimico?
Per le calorie? No di certo: panna fresca e panne fasulle hanno una quantità di calorie molto simili. Ma, dicono loro, la panna contiene colesterolo. Quella vegetale no. Peccato che sia piena di grassi trans che sono dannosissimi per la salute.
Ingredienti di una panna vegetale molto famosa in commercio: acqua, grassi vegetali idrogenati, zucchero, caseinato di sodio, sale, stabilizzanti, E420ii, E463, emulsionanti, E472e, E322, E472b, aromi, colorante E160e, protossido d'azoto.
Per chi ancora ignorasse le magnifiche qualità dei grassi idrogenati, consiglio questa lettura: Margarina e grassi idrogenati .
Dallo stesso articolo, ma potrei citarne mille altri, riporto:
“Supponiamo infatti di consumare 50 g di panna al giorno (pari a 175 kcal), una quantità notevole ma compatibile con una alimentazione ipocalorica.
Tale quantità di panna ha 60 mg di colesterolo, il 20% della quantità giornaliera consigliata. Per fare un confronto con alimenti che contengono veramente tanto colesterolo, consideriamo che un uovo ha 220 mg di colesterolo, 100 g di fegato 190 mg, 100 g di gamberi 150 mg.”
E ancora:
“Un particolare agghiacciante: gli allevatori di suini non usano grassi idrogenati (che sono a basso costo!) perché sarebbero nocivi agli animali”.
E noi, invece, ce li ingurgitiamo.
Al posto del latte nella panna vegetale ci schiaffano il caseinato di sodio, che è emulsionante e addensante. Ovviamente non sa di panna, ed ecco l’aggiunta degli aromi. Anonimi. Indistinti.
Ne vogliamo parlare? Sicuri sicuri?
Provate ad andare al supermercato e a leggere un po’ di etichette. Gli aromi sono onnipresenti. Aromi e basta.
E già. Vediamo perché aromi e basta, senza ulteriori specifiche:
“Gli aromi utilizzanti nell'alimentazione si dividono in due categorie: aromi naturali e aromi artificiali a seconda che siano frutto o meno di una sintesi chimica.
Sono sostanze aromatizzanti naturale le essenze, gli estratti, i succhi concentrati, o liofilizzati ottenuti tramite distillazione o estratte con solvente (olio e alcol).
Gli aromi artificiali sono sostanze aromatizzanti con funzione tecnologica, destinate cioè a impartire odori e sapori caratteristici, ottenute per sintesi chimica di laboratorio, ad imitazione dell'originale in natura.
Le regole sull'etichettatura degli alimenti prevedono che qualora vengano usati aromi artificiali e/o naturali il produttore possa scrivere solo "aromi". Può indicare "aromi naturali" solo nel caso siano stati usati esclusivamente aromi naturali.
Si calcola che nel mondo gli additivi chimici usati dalle industrie alimentari siano almeno 71.000. Solo 3.000 sono stati testati dall'agenzia per la protezione dell'ambiente americana.”
(Fonte: http://www.minerva.unito.it/Chimica&Industria/Dizionario/Supplementi02/AdditiviAlimentari/Aromi04.htm )
Provate a cercare “aroma” su wikipedia.
Troverete un illuminante esempio di composizione dell’aroma fragola usato tra l’altro nel milkshake di una celeberrima catena di fast food, ma anche in innumerevoli dolci, yogurt, caramelle: amil-acetato, amil-butirrato, amil-valerato, anetolo, anisil-formiato, benzil-acetato, benzile-isobutirrato, acido butirrico, cinnamil-isobutirrato, cinnamil-valerato, olio essenziale di cognac, diacetile, dipropil-chetone, etil-acetato, etil-amilchetone, etil-butirrato, etil-cinnamato, etil-eptanoato, etil-eptilato, etil-iactato, etil-metilfenilglucidato, etil-nitrato, etil-propionato, etil-valerato, eliotropina, idrossifenilP2-butanone (soluzione al 10% in alcol), alfa-ionone, isobutil-antranilato, isobutil-butirrato, olio essenziale di limone, maltolo, 4-metilacetofenone, metil-antranilato, metil-benzoato, metil-cinnamato, carbonato di metil-eptina, metil-naftilchetone, metilsalicilato, olio essenziale di menta, olio essenziale di neroli, nerolina, neril-isobutirrato, burro di giaggiolo, alcol fenetilico, etere di rum, gamma-undecalattone, vanillina.
(Siete riusciti a leggere senza che vi si intrecciasse la lingua? Complimenti).
“Leggere un'etichetta richiede perciò una notevole capacità interpretativa; un prodotto con aroma naturale di limone è diverso da uno aromatizzato al limone: il primo contiene sostanze aromatiche estratte dall'agrume, il secondo, invece, del limone ha soltanto il nome e l'aroma (ottenuto artificialmente), la cui molecola, giusto per la cronaca, si chiama 3-metilbutanale. Sempre per restare sui nomi delle molecole, a dare l'aroma di mandorla è il benzaldeide, il metilbutanoato dà l'aroma di mela, mentre il 3-metilbut-1-ile metanoato e l'isopent-1-ano-1-ile etanoato sono altri aromi di frutta. Ma si potrebbe continuare. Almeno costerà molto di meno, direte voi. Per il produttore certamente sì, ma per il normale acquirente il risparmio non è così evidente: un flaconcino di 60 millilitri di acqua aromatica alla vaniglia per pasticceria (nell'elenco degli ingredienti si parla di acqua, aromi e alcol etilico), costa 2,50 euro e la dose è indicata per ottenere due chili di dolci. In fondo siamo nello stesso ordine di prezzo del baccello di vaniglia citato all'inizio del post, a parte il piccolo particolare che nell'acqua summenzionata, di vaniglia non c'è nemmeno l'ombra.”
(Fonte: Daniela Garavini di Slowfood
http://beppegrillo.meetup.com/250/messages/boards/thread/2108898 )
E così arriviamo alla vanillina. Per non incorrere nel rischio Giovanni Battista, cioè quello di uno che grida nel deserto e nessuno se lo fila, uso le parole di qualcun altro:
“La vanillina in commercio, usata in pasticceria, in profumeria e in quasi tutti i prodotti igienici, è di origine sintetica. La si prepara per ossidazione dell'eugenolo con permanganato di potassio o ozono oppure per reazione del guaiacolo con formaldeide in un lento processo che ha tempi di reazione dell'ordine dei giorni.
Un'altra fonte industriale di vanillina sono gli scarti solforici dell'industria della carta. Questi contengono acido ligninsolfonico che, trattato ad alta temperatura e ad alta pressione con agenti ossidanti e alcalini, si decompone in svariati prodotti, tra cui la vanillina che viene successivamente estratta dalla miscela e purificata per distillazione e cristallizzazione”.
E allora, direte voi?
Allora: leggo continuamente (disgraziatamente anche nei blog culinari) liste degli ingredienti che contengono cose come, che so, l’aroma di mandorle, la vanillina, la margarina (per la quale vale un discorso molto simile a quello fatto per la panna vegetale. Leggete l’articolo e vedrete).
Per scelta, io e Lisa queste cose le evitiamo, come abbiamo spiegato fin dall’inizio, qui.
So bene che questo discorso può fare l’effetto di un vezzo da puristi o di uno snobismo inutile, ma non è così (e mettiamoci pure un chissenefrega): anche volendo lasciar perdere ogni considerazione relativa alla salute, alla sicurezza alimentare e blablablabla, che magari qualcuno si annoia, c’è un’altra cosa. La dirò nel modo più diretto possibile: gli aromi danno un gusto schifoso, la panna vegetale ha un gusto schifoso, la margarina ha un gusto schifoso. Purtroppo i nostri palati snaturati ci si stanno abituando, e ho letto in giro affermazioni come: “la panna vegetale è ottima”. Ottima? Solo per chi non ha mai assaggiato della panna fresca. Quella fatta col latte, per intenderci. Fresca, dico, perché personalmente non voglio saperne nemmeno della panna vera ma UHT. La sterilizzazione fatta a temperature alte ne rovina irrimediabilmente il sapore.
La panna e il burro vengono dal latte, che esiste in natura. Perché non usarli?
La vaniglia esiste in natura. Perché non usarla?
Le mandorle esistono in natura. Perché non usarle?
Le fragole, le mele, i limoni… devo continuare?
Perché rovinare il lavoro al quale abbiamo dedicato tempo ed energie? Ci mettiamo le uova fresche, la farina migliore e poi ammazziamo il sapore del tutto con una fetenzia di aroma chimico?
Be’, io divento sempre più talebana man mano che il tempo passa. Ormai il gusto della vanillina lo avverto a un chilometro di distanza. Mi prende la gola, allappa. Non sopporto più nemmeno il lievito chimico, probabilmente proprio perché qui in Italia (a differenza della baking powder) è sempre vanillinato. Credo che lo sostituirò con cremor tartaro e bicarbonato.
Ok. Vi ho allietati abbastanza. Ad un futuro da definirsi il discorso sui dadi da brodo e il glutammato, che a parlare di tanta mondezza tutta insieme rischio l’ictus.
Ora ho da fare. Devo chiamare l’esorcista.