martedì 14 aprile 2009

Una ciofeca non si nega a nessuno

Non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione per partecipare al Disaster Award bandito dalle cuoche dell'altro mondo.

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Perciò ho tirato fuori il racconto di un incidente di percorso culinario occorsomi anni fa, non perché da allora non mi sia accaduto di spatasciare, squaccheriare, massacrare piatti e ricette, ma perché QUEL disastro culinario è IL disastro culinario (e anche perché ne conservo vivo il ricordo grazie al fatto che ne avevo scritto in un forum, quindi è tutto ancora là, nero su bianco).

Ecco a voi, pasticcieri e pasticcioni, la madre di tutte le ciofeche: la mia avventura con la torta Saint-Honoré!

L’idea venne a Lydia anni fa, quando queste malsane iniziative venivano prese con frequenza: facciamo una festicciola per il compleanno di Mariella? Ok: ognuna porta qualcosa. Io, come al solito, mi offro per un dolce. Ognuno ha le sue malattie: la pasticceria è la mia. Pensa che ti ripensa, dapprima mi dico: faccio la sbriciolata delle monache. Ma no, non è adatta ad un compleanno. Faccio una Saint-Honoré. No: una Dobos. No: una Saint-Honoré. Saranno cinque o sei anni che non ne faccio una, mi balena nella mente, ma che sarà mai? Un tempo mi veniva bene, ed ero assai più sprovveduta di quanto io sia oggi, dopo il trattamento intensivo a base di forum e l’acquisto di una biblioteca culinaria da far invidia a Bocuse.
Arriva il giorno precedente la festa, e decido di mettermi avanti col lavoro. Faccio il Pan di Spagna (e fin qui tutto secondo le previsioni) e poi mi metto a fare i bignè. La ricetta che uso di solito è quella dell’Etoile, perfetta. Ma ho tempo e decido di provarne un’altra, tentata da quel malefico impulso che induce a complicare le cose quando rischiano di essere troppo semplici e quando c’è il fondato timore che tutto vada per il verso giusto.

Ed ecco che dopo i tempi di cottura canonici ciò che esce dal forno ha l’aria martoriata di una serie di pizzette gialline, rugose e spiattellate. Tiro giù dall’Empireo il primo santo di una lunga serie e poi mi dico: vabbe’, ci ho provato. Chissenefrega; ho tanto, tanto tempo. E giacché la mia magione, come quella di ciascuna di voi, rigurgita di uova e ridonda di farina, torno alla tradizione e rifaccio i bignè. Solito impasto, solita bocchetta per la tasca da pasticceria, solite dimensioni dei mucchietti. Tutto esattamente come sempre, come le altre 437 volte in cui ho preparato bignè. Eppure, forse esaltati dall’aver vinto il confronto con la nuova ricetta, i miei bignè una volta infornati decidono di gonfiarsi d’orgoglio e li vedo con sgomento crescere a dismisura. Belli, anzi no: bellissimi. Ma, ecco, collocarli su una torta da 24 centimetri sarebbe come deporre un canterano a mo’ di cappello sulla testa di un colibrì. E allora? Rifarli per la terza volta? Nemmeno a parlarne. Se vedo un’altra panade giuro che la uso per cementarci le carie. No, ne ho abbastanza. Li accetto per ciò che sono, dimostrando a me stessa che posseggo un’encomiabile capacità di adattarmi alle situazioni ed un ancora più lodevole realismo. Me li tengo così e pazienza se sbilanceranno il dolce.

Il giorno seguente mi alzo presto e, ancora in pigiama, mi metto a preparare il caramello per i bignè. Lo faccio spessissimo, giacché la torta al croccante è uno dei miei cavalli di battaglia. Zucchero, via di fuoco e… che bello: sta fondendo proprio bene, perfettamente uniforme. Sì, proprio bene. Cinque minuti, dieci… proprio bene. Non stupisca la mia meraviglia: all’epoca di caramello non ne sapevo un granché e non possedevo la caccavella magica a fondo spesso che scongiura qualsiasi collasso.

Ma… sarà normale che non prenda nessun colore? Proprio bene, dicevo? Che gli capita? Lo guardo, prossima all’attacco di panico: che gli posso fare per convincerlo a caramellare? Parlargli con voce suadente? Ricorrere alla persuasione? Mettere su un disco di musica classica come si fa per far fare più latte alle mucche o più uova alle galline (forse)? E mentre mi interrogo sull’argomento, convocando tanto per gradire il secondo santo, trascorre un tempo indeterminato nella vana attesa di un segno di vita. Che arriva. A un certo punto, arriva: anziché abbronzarsi, lo zucchero tutt’a un tratto si tramuta in una costellazione di grumi rognosi e duri come brecciolina, e tanti saluti. Con la santa pazienza che a volte, insperatamente, so trovare in qualche recesso del mio essere, catapulto il tutto nell’immondizia (e nel farlo fondo il sacchetto) e ricomincio daccapo. Viste le premesse, considerato il clima, è proprio necessario dire che l’esperienza si è ripetuta tal quale? Perfino con la torcia per la creme brulé ho tentato. E’ necessario dire che anche al terzo tentativo ho colluttato inutilmente con uno zucchero recalcitrante e che, rassegnata a fare una pessima figura, ci ho intinto dentro i bignè ugualmente? Col risultato di ritrovarmeli tutti appiccicosi di una sostanza vischiosa e granulosa che ispirava, a guardarla, un’indicibile malinconia.

Cominciando a chiedermi chi mai abbia deciso di pensare intensamente a me e andando a disturbare il terzo e il quarto santo nella loro pace sonnacchiosa, quasi piango, ormai, ma decido di farmi forza e mi accingo a preparare la chantilly. Va detto a mia discolpa: in anni di attività culinaria, mai una sola volta mi è capitato che la crema pasticciera facesse grumi. Nemmeno quando preparavo i primi, timidi dolci con assoluta incoscienza. Ebbene, c’è sempre una prima volta, si dice. E non poteva essere che questa. Mica un giorno normale, eh? Mica una domenica in famiglia con un dolcino tanto per fare! Questa: il terzo sanguinoso insulto alla mia Saint-Honorè. Respiro a fondo. Prendo atto. Al punto in cui sono, posso avvilirmi per un intoppo, una quisquilia, un incidentucolo? Giammai: brandisco il frullatore ad immersione (che gorgoglia e geme per lo sforzo, vista la densità della crema), mentre recito giaculatorie e formule di scongiuro che sarà meglio non riportare, e glieli tolgo tutti. Ogni singolo, ribaldo grumetto. E ogni grumo è accompagnato alla sua destinazione ultima da una serie nutrita di considerazioni circa la (discutibile) moralità dei suoi genitori e le sue (discutibili) abitudini sessuali.

Poi preparo la crema al cioccolato. Infine monto la panna e rimango ad aspettare che le creme si raffreddino per proseguire il lavoro. Mescolo pasticciera e panna senza apparenti incidenti: tutto ok, magari la chantilly risulta un po’ troppo morbida, ma mi sembra il caso di accontentarsi, con l’aria che tira, che in giornate nate male una chantilly non proprio perfetta è già grasso che cola. Mescolo poi la crema al cacao (sodissima) e la panna (sodissima pure lei) e… l’occhio, già incline alla lacrima, mi si inumidisce.

Capperi, mi pare troppo liquida, ‘sta chantilly. Come faccio a fare i tipici fiocchetti da Saint-Honorè con ‘sta roba? Fossero i fiocchetti, il problema! Verso la chantilly nera sulla torta. Dilaga, ma non troppo. La schiaffo nel frigo nella speranza che accetti di trovare una consistenza decente, e intanto passo dalle giaculatorie all’invettiva, non nella sua forma nobile e letteraria, bensì in quella popolaresca, da suburra. Ogni tanto la spio, malinconica eppure fiduciosa, finché ad un certo punto mi sembra, e sottolineo sembra, che si sia rassodata. Così, vagamente riconfortata, ci metto sopra i bignè. Oh, numi: i bignè, felloni, se ne stanno un attimo là a guardarsi intorno, in bilico sull’abisso; ma giusto un attimo, tentennanti, prima di decidere che soffrono l’altezza e gettarsi a capofitto giù per i fianchi della torta. Li vedo veleggiare, facendomi ciao ciao con la manina, verso il piatto, trascinando nel baratro tutta la granella con cui ho ricoperto i bordi della torta. Magari hanno pensato che, così belli e gonfi, non si addiceva a dei loro pari essere utilizzati come comprimari, poffarbacco.

Chiunque si sarebbe perso d’animo, ma non io, no, cocciuta come un caprone: dovrà pur finire, ‘sta botta di sfortuna. Li puntello come meglio posso, rischiaffo il tutto in frigo. Aspetto, quindi tento di realizzare dei fiocchetti con la chantilly bianca, ma anche quelli (e te pareva…) si afflosciano. Ignorando il nutrito gruppo di santi che si è dato convegno nella mia cucina a seguito delle mie ripetute imprecazioni, provo a coprire gli orrori con granella, cioccolato grattugiato, cemento a presa rapida, calce viva; di tutto, insomma, ma è come voler nascondere le nudità con una foglia di fico: il rimedio è peggiore del male. Così comincio ad inviare messaggi sgomenti a Lydia dicendole che NON porterò la torta, nemmeno con un cappio al collo, e quando lei minaccia di venire a rilevare me e il dolce a viva forza, preannuncio la preparazione di pentoloni di olio bollente per allontanare gli invasori. Resisterò fino allo stremo. In pigiama (ore 14,00), senza aver avuto il tempo per lavarmi la faccia, e inconsolabile. Basta. Vado a fare una doccia. Tanto figurati se stasera non arriva qualcuno con un dolce…

Dopo essermi faticosamente ridata un aspetto vagamente umano (ma la mia cucina sembrava Roma dopo il passaggio dei Lanzichenecchi e il sacco del 1527), ci ripenso. Sai che ti dico? Faccio due passi e vedo se, in questo giovedì pomeriggio (alimentari chiusi) trovo un disgraziato che mi venda un po’ di ricotta: lo trovo, e mi metto a fare la sbriciolata. Niente di più semplice, tutto secondo i piani, le arance non tirano fuori l’amaro (miracolo, vista l’aria che tira), la ricotta non è acida (sinceramente davo per scontato il contrario), e il forno non dà fuori di matto. E come la vogliamo spiegare se non con lo spirito vendicativo della sbriciolata, che si era vista esclusa dalla festa?

Sbriciolata delle Monache

250 g di farina
una punta di cucchiaino di lievito in polvere
3 cucchiai di cacao amaro
75 g di zucchero
130 g di burro
un uovo

Per il ripieno:
300 g di ricotta ben asciutta
80-90 g di zucchero
2 arance (a buccia non troppo spessa)
panna fresca q.b.
cannella


Setacciare la farina con il lievito, mescolarvi il cacao amaro, lo zucchero, il burro a dadini e un uovo. Impastare rapidamente con la punta delle dita fino ad ottenere un composto a bricioloni. Riporlo nel frigo mentre si prepara il ripieno.
Mescolare bene la ricotta con 80-90 g di zucchero (poi vi dico da cosa dipende il peso); frullare due arance intere, con buccia e tutto, e aggiungere a cucchiaiate il frullato alla ricotta. Il frullato potrebbe essere più o meno amaro: aggiungerlo poco alla volta, finché il gusto è soddisfacente (io credo di aver messo poco più di un’arancia, alla fine) e regolare di zucchero se necessario. Unire un po’ di panna liquida, fino ad ottenere una consistenza morbida ma non fluida. Aggiungere un paio di pizzichi di cannella.
Riprendere l’impasto dal frigo e distribuirne due terzi in una teglia sganciabile da 20 cm dopo averne ricoperto il fondo con carta da forno e imburrato i bordi. Non schiacciare il composto, altrimenti non resterà sbricioloso, e rialzarlo solo leggermente lungo il bordo, in modo che il ripieno resti tutto all’interno. Versare quindi la crema di ricotta e ricoprirla con il resto delle briciole. Infornare a 190° per 25 minuti. Una volta sfornato, far raffreddare, sformare aiutandosi con la carta da forno e cospargere di zucchero a velo.

45 commenti:

  1. Giovanna ogni volta che rileggo questa storia mi "scompiscio" dalle risate! Fenomenale


    Amarisca

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  2. Mi hai fatto schiantare con questo racconto! La vendetta della sriciolata delle monache, non c'è proprio dubbio, mi sa che le monache si erano attrezzate anche di riti vodoo!!!!!!!!

    E poi che bello leggere di Lydia...ora che l'ho conosciuta!!!! Spero di conoscere presto anche te :)

    PS: non vale farmi tornare la voglia della caccavella col fondo pesantissimo, l'avevo quasi dimenticata, da quando me la consigliasti dopoola fatica del torrone! :)

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  3. Tornerò a leggere la tua storia ogni volta che mi sentirò male per una ricetta non riuscita. Sembra una di quelle storie da venerdì 13 (o 17), ha, ha

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  4. E chi se lo scorda quel giorno!!!!
    Comunque, per la cronaca, io che avevo foto e tutto in mente per il concorso di Alex, l'ho lasciato scadere.
    Sono una capra!!!!

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  5. ahahah
    Qualcuno mi dice sempre di non cambiare la strada vecchia per la nuova..che sia un'allusione alle mie sperimentazioni?

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  6. Sto sorridendo mentre lavoro, i colleghi si staranno chiedendo se ormai sono definitivamente andato!
    Anch'io ho avuto le mie ciofeche, ma ho paura di non essere capace di raccontarle come te! Complimenti.

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  7. sto piangendo dalla risate!
    questa è mitica, davvero!
    meriti il 1° premio!
    posso farti una domanda? che c'hai fatto poi con quel Saint Honoré?

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  8. Giovanna, sei una vera scrittrice! Complimenti. Non è facile riuscire a descrivere così dettagliatamente una Saint-Honoré piena di sorprese!
    Meriti il primo premio in questo concorso. Io preferisco cimentarmi nel dolce delle Monache....Ciao
    Virgikelian

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  9. Giò,forse dovrei sentirmi un po' in colpa per essere stata l'inconsapevole spunto di una simile catastrofe, ma il ricordo della bella festa che organizzaste per me mi è troppo caro per lasciare che venga offuscato.;-)E,poi, cavolo!è consolante ricordare che non sono la sola che combina disastri,quando si dà alla pasticceria! Mariella

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  10. praticamente un complotto ordito alle tue spalle! io avrei rinunciato moolto prima!

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  11. sei troppo forte nel raccontare questa storia, sto ridendo davanti al computer, però mia figlia mi guarda preoccupata! un bacio

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  12. mi sembra di leggere le mie disavventura in cucina , mi hai fatto sbellicare dalle risate!!!
    :-D

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  13. Carissima, non è che mi potresti mandare una mail con il tuo indirizzo?????

    Ne saprai di più da me ...
    :-)))))))))))))

    Alex

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  14. Evvai! Anche una ciofeca può avere la sua utilità!
    Non vedo l'ora di brandire la mia pasta di curry e ficcarla dentro qualche nuova ciofeca... ;-)

    P.S. per Juls: la Saint-Honoré ricevette indegna sepoltura nell'immondizia dopo essere rimasta per qualche giorno a stazionare nel frigo...

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  15. Esilarante! Mi sono pienamente immedesimata nel dramma! Bellissimo racconto, l'ho già riletto due volte per la paura di essermi persa qualche passaggio!

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  16. ueeee' complimentiiii!!!!

    Dovevi vincerlo per forza tu questo premio, non c'era storia...

    evidentemente solo chi riesce a toccare livelli cosi' alti di bravura puo' raggiungere certi livelli di sfiga....e poi l'hai raccontato in moodo mitico, grande Giovanna :)
    Un bacio!

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  17. Storia eccezionale.
    B R A V I S S I M A !

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  18. Giovanna complimenti per l'award!!!
    Il racconto divertentissimo! Questa sbriciolona non la conoscevo e mi ha piacevolemente incuriosita ;)
    Besitos,
    Daniela

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  19. Giovanna, mi dispiace per la tua torta memgagalattica finita nella pattumiera, ma il tuo racconto è favoloso, il tuo premio è meritatissimo :)
    grazie per queste sane risate, mi ci volevano proprio *
    cla

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  20. Credo che mi ricordero' per sempre i tuoi bignè felloni. Racconto davvero divertente. Complimenti per l'award.

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  21. Complimenti meritatissimi per l'award!Il racconto della "vendetta" è divertentissimo, fantasioso, originale, da leggere e rileggere (dà voglia di conoscerti)

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  22. Che ridere! Anch'io con il caramello ho un rapporto di amore odio...

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  23. Che ridere! :-D

    ...e che dire, se non PREMIO MERITATISSIMO!

    (grazie anche della ricetta della sbriciolata, che vendetta o non vendetta, sembra davvero paradisiaca)

    Gallina

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  24. Sono passata per congratualrmi della vittoria e dopo aver letto la tua divertentissima vicenda non posso che concordare con l ascelata di Alex.
    Complimenti!

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  25. carissima Giovanna mi complimento per il premio che hai meritatamente ricevuto. Ho conosciuto te e Lydia sul forum di cucina italiana e da allora vi seguo in tutte le vostre evoluzioni. Purtroppo le vicenda di vita personale che si sono succedute in questi anni non mi hanno consentito di partecipare di più o di venire ad un incontro per conoscervi personalmente (pensa che sono compaesana di Elisabetta Cuomo e lei più volte mi ha sollecitato a partecipare). Comunque vi seguo con affetto come posso. Sono molto invidiosa di tutte le spezie che riceverai. Pensa che io sto imparando ad apprezzarle grazie ad un badante cingalese appassionato di cucina che mi sta spingendo a fare delle ricette "fusion". Hai mai provato salsiccia e broccoli con cipolla e curry? Magari un giorno riuscirò a trovatre la calma per scriverne di più.
    Con affetto
    Rossella

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  26. giovanna!!!
    mi hai convinta..
    la saint-honorè non la farò mai!!:)))
    lydia, mariella..avete un'amica strepitosa!!!
    complimentissimi per il primo premio!

    baciusss

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  27. giovanna,
    questa sbrisolona delle monache mi sembra interessante :-) non hai una foto????

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  28. Complimenti vivissimi, non tanto alla cuoca (!!!!!!!!!!) quanto alla bravissima colta scrittrice umoristica.
    Ah ah ah ah ah...
    Bravissima davvero.

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  29. Allora hai vinto tu?? Meno male, dopo il disastro della Saint Honoré (Honorè?.....) mancava solo di non vincere il primo premio con la sua storia! ;D
    Come già detto da tantissimi, scrivi divinamente! Complimenti di cuore per questo racconto gastronomico che mi ha fatto ridere sonoramente all'una di notte, con tutta la mia famiglia che dorme a pochi metri di distanza! (e dico, questa cosa spesso non succede nemmeno leggendo libri di stimati scrittori...:P)
    ciao! :)

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  30. Complimenti, hai vinto e non poteva essere altrimenti, visto che scrivi magnificamente e i tuoi scritti li ho letti tutti e li conservo religiosamente!

    Amarisca

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  31. Oh, mamma... appena finivo di leggere una disgrazia pensavo che fosse l'ultima... INVECE NOOO!!!
    Sto ancora ridendo!
    Grazie, stasera vado a letto con un sorriso in più, dopo una giornata molto faticosa!
    A presto!

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  32. ho letto solo adesso questo racconto ed é divertentissimo...anche io stavo ridendo da solo mentre i miei colleghi mi guardavano alquanto attoniti.
    Complimenti per il primo premio!!!

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  33. ma come ho potuto non conoscere prima questo blog? e sì che sono pure napoletana! ti linko subito al pasto nudo (no non è un sito osé, è un blog di cucina biologica).
    Grazie perché ho riso dalla prima all'ultima riga.

    ps: ma una foto della sbriciolata delle monache, così, per capire come deve venire?

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  34. Ragazzi, una foto non ce l'ho perché non la faccio da tempo. Appena mi ricapita giuro che metto la sbriciolata in posa ;-)

    @Izn, grazie per il link!

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  35. Il racconto è senz'altro divertente, ma la Saint-Honoré è alta cosa!
    Leggo di Pan di Spagna, crema chantilly e crema chantilly al cacao (sic) e strabuzzo gli occhi!
    Ma cos'è, uno scherzo?
    La Saint-Honoré non prevede Pan di Spagna bensì una base di pasta sfoglia, non prevede chantilly (che chantilly non è, essendo essa nella pasticceria francese che le ha dato i natali panna - e solo panna - montata con zucchero e un leggero sentore di vaniglia, ma l'indegno uso che del termine ahimé si fa in Italia, ormai ha reso la terminologia d'uso comune per quel papocchio tutto nostro a base di crema e panna montata miscelate), dicevo non prevede chantilly bensì crema chiboust e la "chantilly al cioccolato" per fare i ciuffetti: per carità, pura eresia!!!
    Ciò detto, perché non provi a fare davvero una Saint-Honoré e poi ci racconti com'è andata?
    :-)
    Saluti,
    Paola

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  36. @Anonimo (Paola?):
    a) questo è un racconto, nelle intenzioni comico, di un incidente culinario avvenutomi ANNI fa; meno pignola, avevo attinto ad un libro diverso da quelli ai quali attingo oggi, inconsapevole (mea culpa) che ciò costituisse reato;
    b) non è una ricetta, come avrai senz'altro notato; infatti la pasta sfoglia c'era, ma non rientrando tra gli incidenti, sarebbe stato inutile nominarla;
    c)che la chantilly sia, in Francia, la panna montata, lo so all'incirca da quando avevo 15 anni; grazie per la lezione, ma è superflua;
    d) ciò non toglie che nella pasticceria italiana la crema chantilly sia altra cosa, non so per quale ragione da te definita "papocchio";
    e)usare un tono meno assertivo e più educato sarebbe gradito; non costa nulla e non fa male alla salute;
    f) strabuzza gli occhi a tuo piacimento. Non sei obbligata a frequentare questi lidi, soprattutto se il senso dell'umorismo non è la tua principale qualità.
    Saluti.

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  37. Signora Paola, è evidente che non è una nostra lettrice assidua...se lo fosse non sarebbe incorsa nell'errore di usare certi esclamazioni tipo : "(sic) e strabuzzo gli occhi!
    Ma cos'è, uno scherzo?..." "per carità, pura eresia!!!". Se avesse strabuzzato meno gli occhi e avesse usato meglio la vista per leggere in maniera corretta il post, avrebbe capito che non si dava "La Ricetta" del Saint-Honorè...pertanto le sue indicazioni (non richieste) di pasticceria spicciola può riservarle, con più successo e plausi, ad altri...;)

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  38. anche le "pasticcere" sono.. umane! :D
    la sbriciolata delle monache non la conoscevo... ma che origini geografiche ha?

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  39. @Luisa, in realtà la sbriciolata l'ho messa insieme io anni fa dopo aver letto la ricetta di certi dolcetti preparati dalle monache di un convento siciliano frullando le mandorle con gli agrumi interi. Da qui il nome. :-)

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  40. Lisa e Giovanna, continuerò senz'altro a frequentare altri lidi, qui ero capitata per caso da un motore di ricerca e mi sono soffermata nella lettura perché, ripeto, era godibile.
    Tuttavia c'erano evidenti discrepanze tra questa versione del SH e quella "autentica" francese (o quella che io, nelle mie spicciole conoscenze, conosco come tale ahahah...) e ho voluto segnalarlo, ben sapendo che far notare alle primedonne bloggatrici i loro limiti ha sempre lo stesso risultato: la corsa in difesa, l'arroccamento, la difesa del territorio e l'estensione degli artigli. Del resto siamo animali, alcuni dicono pensanti, ma si potrebbe dissentire...
    Lo immaginavo, l'avevo messo in conto ma ho voluto provare ugualmente, pensando che forse (forse?) l'onanismo velleitario che sta alla base dell'assoluta mancanza di autocritica delle food-bloggers potesse avere qualche eccezione, vista l'ironia del racconto.
    Ma evidentemente, le voci discordanti non piacciono per costituzione (come potrebbe essere diversamente?) a chi ha bisogno di aprire un blog per reclamare i fatidici (fatali?) quindici minuti di celebrità su cui Warhol aveva visto giusto già molti anni fa.
    La saccenza e la foga incontenibile con cui mi avete risposto, racconta molto più di voi di quanto possano fare le vostre ricette, attinte (ça va sans dire!) dalle altissime conoscenze in fatto di cucina, pasticceria, storia, entropoligia, etnografia...e poi? In che altro siete maestre? Ho dimenticato qualcosa?
    Vi lascio con piacere alle vostre patetiche batrocomiomachie a colpi di diaframma aperto e props IKEA.
    A non risentirci,
    Paola (senza punto interrogativo)

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  41. Perfetto. Siamo contente tutte e tre. Tu perché hai ricevuto conferma alle tue numerose convinzioni circa numerose cose, ivi compresa la natura degli odiosi e presuntuosi foodbloggers; noi perché non avremo più a risentirti.
    L'intervento della signora Paola-senza-punto-interrogativo lo lascio tal quale perché si commenta da sè quanto a saccenteria, arroganza, maleducazione. Nè più nè meno come il precedente.
    Forse se non si aspirasse ad apparire discese da qualche cielo superno, se si desse qualche registratina all'ego, prima di intervenire con suggerimenti e lezioncine, gli uni e le altre apparirebbero come tentativi di confronto, anziché come ansia di mostrare chi ce l'ha più lungo (e scusate l'alata metafora).

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  42. Ho appena saputo della tua vincita..
    complimenti vivissimi!

    E grazie per il racconto,
    mi hai regalato 5 minuti di allegria!

    Complimenti anche per il blog: lo scopro ora e lo aggiungo subito ai preferiti.

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  43. Ho rischiato il licenziamento per quanto ridevo...ma grazie per queste lacrime da scompiscio!
    ti aggiungo subitissimo ai favoriti!
    ciao ciao e grandissima!!!

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  44. Rotolo ancora dalle risate!!! Premio strasupermeritato!!!!
    ... per me c'era lo zampino delle Monache o, ricordi se per caso hai usato in questo preparazioni lo zucchero "Zefiro"?! Una volta provai a farci il caramello ma non c'è stato verso... :*DDD
    A presto!

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  45. Che spasso leggere sto post!! :) Complimenti!

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