Rieccomi, reduce da una settimana pesante come una palata di strutto in cui l'unica luce è stato il pranzo del 26 per festeggiare l'onomastico di mio marito, da lui,
Gennaro Esposito, alla
Torre del saracino.
Un pranzo indimenticabile, ogni cosa perfetta.
Ma prima di passare al resoconto delle delizie, permettetemi di dire due parole sull'anno che se ne sta andando, e non vedevamo l'ora. Almeno io non vedevo l'ora. Non so voi.
Il 2006 è stato sgradevole. Il 2007 pessimo. Il 2008 ci è andato vicino.
Con queste premesse, posso sperare in un 2009 magnifico? Direi di no, ma mi accontenterei di un anno decoroso nel quale nessun amico mi tirasse coltellate, non rompessi trenta rapporti, non mi ritrovassi tra i cabasisi certe persone che vorrei vedere raffigurate solo su un bersaglio per freccette, le mie condizioni economiche e di salute volgessero al sereno stabile, un certo insopportabile signore (signore?) che allieta la nostra vita pubblica dal 1993 si togliesse definitivamente dalle scatole e certi altri signori che si propongono come nostra guida spirituale e morale optassero per una dignitosa non interferenza.
Ecco. Lo sapevo. Ho chiesto già troppo. D'altronde, ho solo ridotto al minimo l'elenco degli elementi necessari a rendermi la vita sopportabile.
E per fortuna non credo all'astrologia, ma mi tocca ammettere che quando dagli schermi televisivi hanno annunciato che il 2008 sarebbe stato un anno favoloso per il mio segno mi sono illusa per circa quindici secondi. L'idiota che è in me ogni tanto fa capolino e mi spinge verso questi abissi di insipienza. Mi batto il petto un centinaio di volte e giuro e stragiuro che per l'anno prossimo chiuderò le orecchie alle lusinghe dell'astrologo ammiccante di Raiuno. E se dovesse annunciare un anno disastroso, sparerò anche qualche mortaretto.
Tanto peggio di così è difficile (oddìo, questo proprio non dovevo dirlo).
A tutti auguro un 2009 leggero. E' la definizione migliore che mi venga in questo momento. Leggero. Sarebbe fantastico. No?
E aggiungo un modesto proposito per l'anno nuovo.
Essere più egoista. Essì. Fa brutto dirlo? Pazienza. L'egoismo è uno strumento di sopravvivenza indispensabile. Dirò un numero maggiore di no e farò un po' di più quello che mi va di fare.
E passiamo a Gennarone.
Ha un difetto: azzera l'autostima di qualsiasi appassionato di cucina. Esci di là e ti dici: ma almeno uno spaghetto aglio e olio so farlo decentemente?
Quando uno ti porta come stuzzichino una cosa come questo filetto di triglia scottato in padella con vellutata di broccoli (e quei filini croccanti di patate) e senti che ne mangeresti quaranta, pensi che dopo possa solo peggiorare. Macché...

Invece poi arrivano gli antipasti. Per Stefano trippa di vitello con frutti di mare scottati e funghi pioppini.
Non l'ho assaggiata perché detesto la trippa, ma a sentir lui era fantastica. Però non poteva reggere il confronto con il piatto migliore della giornata e uno dei migliori di sempre. Una vera meraviglia, il mio antipasto: zeppola di coniglio con salsa di pomodoro e miele di rosmarino (e canditi d'arancia e olive nere qua e là). Una cosa che ti fa venir voglia di genufletterti e fustigarti perché tutto quel godimento deve essere per forza immorale o illegale.

Poi ci viene portato un assaggio di minestra maritata, in omaggio alla tradizione natalizia napoletana.
E si passa ai primi. Ravioli ripieni di cavolfiore e pecorino in guazzetto di vongole. Buonissimi. Se devo proprio fare un appunto, leggermente troppo salati.

Zuppa di pasta mista di Gragnano con pesce di scoglio e frutti di mare:

Un secondo diviso in due, giusto per la gola, perché lo stomaco era già soddisfatto: ricciola cotta e cruda con salsa di bianco di limone. Io ho un debole per il pesce crudo e per la ricciola, perciò... Ma anche quella cotta, probabilmente appena scottata in padella, era delicatissima.

Poi è arrivato il predessert: sorbetto al limone con insalata di pesche sciroppate:

E quindi il dessert. L'ho preso solo io. Qui non se ne può fare a meno, perché per trovare dei dolci equilibrati, leggeri, dalle consistenze tanto aeree da sembrare innaturali e perfetti come quelli della Torre del saracino si deve solo andare a Parigi da Pierre Hermé, e ho detto tutto.
Questo si chiama Stranocciola, ed è una sorta di millefoglie alla nocciola composta con delle cialde sottilissime e friabilissime per conoscere il segreto delle quali potrei vendermi la casa!

E vogliamo dire qualcosa della piccola pasticceria? Di quei cannolini fritti leggerissimi, sottili, dell'impalpabile frolla delle tartellette alle fragoline, o magari delle bignoline al caffè, assolutamente SUBLIMI?

Mea culpa, ho rinunciato a degustare una delle molteplici varietà di cioccolato che vengono gentilmente offerte. Non ce la potevo fare.
Ma è stata un'esperienza impeccabile. Uno dei pranzi migliori della mia vita.
Si roderà il fegato Lisa, alla quale ho telefonato ogni dieci minuti su istigazione di mio marito che sa che lei di Gennaro Esposito è praticamente innamorata...
Auguri a tutti, bacioni e arrivederci nel nuovo anno!