Ringrazio tutti quelli che ci hanno premiate o ci hanno invitate a dei meme e prometto che a giorni adempierò a tutti i doveri-piaceri arretrati.
Saluti!



Vedete quel signore in camice bianco? Ebbene, sono stata affidata a lui, che parla perfettamente italiano e si è messo lì a spiegarmi le proprietà terapeutiche di questa e quell'erba. Poi, ogni tanto tirava giù un barattolo dal contenuto, immaginava, misterioso, e cominciava: "Questo è...". Ed io, anticipandolo: "Ras-el-hanout", oppure "Nigella", e via così. Lui era allibito. Ogni volta si zittiva e poi esclamava: "Brava!", tanto che poi si è messo a farmi i quiz. Vagli a spiegare che appartengo a una genìa di cuciniere pazze che ignorano l'esistenza di ben poche materie che siano appena appena commestibili... Per semplificare mio marito mi ha spacciata per chef de cuisine. Siamo, insomma, ai limiti dell'usurpazione di titolo o dell'esercizio abusivo della professione! Comunque, il negozio era davvero bello, fornito e profumatissimo, anche perché in Marocco chi vende spezie è l'herboriste, e quindi vende anche erbe medicamentose, oli essenziali eccetera.
Gli herboristes sono ovunque. Ma è bene andarci con i piedi di piombo. Tanto per confrontare, guardate questo, in pieno deserto (la parte di sabbia e sassi, detta hammada), presso l'oasi di M'Hamid:

Se dovessi definire Marrakech dovrei usare una parola non proprio elegante che designa un luogo di decenza. Ti aspetti una città caotica, bollente e affollata, ma con il fascino del mito. Be', il mito, se ancora c'è, si nasconde molto bene: la città è lurida, invivibile, respingente. Come spesso avviene, ciò che nelle campagne e nei villaggi è povertà decorosa qui diventa miserabile. E la commistione con una modernità della quale si sono acquisiti solo gli aspetti deteriori non fa che peggiorare le cose. Il souk è solo un caos lercio e opprimente e la celeberrima Jmaa-El-Fna è sembrata, almeno a noi, solo una trappola per turisti dalla quale scappare a gambe levate. E poi, diciamolo: Marrakech puzza. Ovunque della stessa puzza che prende la gola. Cavallina, canina o umana (eh, sì: temo che i muri di Marrakech siano una grande toilette a cielo aperto...).


Le cose belle della città? Queste.
Le cicogne. Fanno i nidi su ogni edificio alto, minareti inclusi. E le sorprendi che ti volano sulla testa a frotte, al crepuscolo.






Vento perpetuo e gabbiani sono la cratteristica della città.
Mica scemi, i gabbiani. Ad Essaouira c'è un porto di pesca fiorentissimo...
E infatti, ecco il souk del pesce:


E questo strano spettacolo, in quale altro posto al mondo potreste vederlo? Dromedari, cavalli, windsurf, tutti insieme appassionatamente sulla spiaggia...
Di sera, in albergo, a Ferragosto c'erano i camini accesi! Non vi dico il sollievo, dopo i bollori di Marrakech...
Ed ecco il valore aggiunto di Essaouira. Sul porto c'è una lunga fila di chalet che espongono meravigliosi banchi con ogni varietà di pesce. Scegli quello che vuoi e loro te lo cuociono sulla griglia. E poi te lo gusti seduto sulle panche all'aperto accompagnato da un'insalata di pomodori e cipolle e da gamberetti bolliti, omaggio della casa. Il tutto a prezzi ridicoli. Mai mangiati tanti astici in vita mia...
L'harira, tipica zuppa di legumi e verdure, che si gusta accompagnata da datteri e limone:
Una straordinaria crema di melanzane:

E uno sformato, sempre di melanzane:
Una tagine con carne di manzo, olive e zucchine:

E la tagine più buona che abbia assaggiato: di pollo con fichi e noci. Deliziosa. Non avrò pace finché non avrò provato a rifarla.
Alla prossima! Si torna a parlare di cucina...