domenica 31 agosto 2008

Si torna a casa!

Comunicazione rapida, l'ultima con questa odiosa connessione wireless: domani si torna a casa, ci si reimpossessa della cucina e dell'adsl (viva, viva! Non ne posso più di pentolame spartano e del segnale GPRS...).
Ringrazio tutti quelli che ci hanno premiate o ci hanno invitate a dei meme e prometto che a giorni adempierò a tutti i doveri-piaceri arretrati.
Saluti!

mercoledì 27 agosto 2008

Consorte assente, dunque: melanzane




E sì: perché il consorte è allergico alle melanzane. E qui ad Ischia crescono in giardino... Non vorrete mica che sprechi la produzione!
Dedico questo post a Lydia, per due ragioni.
La prima è che la ricetta che segue me l'ha fatta conoscere lei, che la prepara da anni, anche se mi sembra fosse di Flavia Nicoletta Mazzola Clerici, pubblicata anni fa nel forum de La cucina italiana.
La seconda è che due anni fa lei mi disse una cosa che mi è servita molto. Ai tempi avevo bisogno di una spinta e lei me la diede. E oggi che ciò che è cominciato allora sta arrivando ad un felice compimento, sento di dover ringraziare lei e quei pochi amici che mi hanno ascoltata e consigliata quando la situazione era dura e difficile. A volte ci vuole un piccolo aiuto da parte degli amici. E ci vuole tempo. Il tempo, ho scoperto da un po', è amico delle cose che contano: dà loro valore.
E invece di tempo, per questo pesto di melanzane, ce ne vuole davvero poco!

Pesto di melanzane

per 4 persone:

Affettare una melanzana, salarla e farle fare l'acqua. Grigliarla e una volta raffreddata frullarla con una manciata di pinoli, una di basilico, un cucchiaio di parmigiano ed olio e.v.o.
Condire la pasta stemperando il pesto con dell'acqua di cottura.

The Beatles: With a little help from my friends


venerdì 22 agosto 2008

Colori, sapori e (cattivi) odori: il Marocco/2



I gatti amano i venditori di tappeti...
Post chilometrico: sappiatelo.
Ordunque, prima di lasciare i monti e le terre berbere del sud per Marrakech, naturalmente ho fatto i miei acquisti. A Tamegroute, villaggio che rigurgita di laboratori di ceramica, mi sono accaparrata, ovviamente, una tagine e tutta una serie di altre cosette.

Questa è la fabbrica:


Naturalmente volevo anche portarmi a casa delle spezie, ed il souk non mi sembrava il posto migliore, considerando che JM mi aveva raccomandato di rivolgermi ad un negozio affidabile. E così Majid, a Ouarzazate, mi ha portata qui:



Vedete quel signore in camice bianco? Ebbene, sono stata affidata a lui, che parla perfettamente italiano e si è messo lì a spiegarmi le proprietà terapeutiche di questa e quell'erba. Poi, ogni tanto tirava giù un barattolo dal contenuto, immaginava, misterioso, e cominciava: "Questo è...". Ed io, anticipandolo: "Ras-el-hanout", oppure "Nigella", e via così. Lui era allibito. Ogni volta si zittiva e poi esclamava: "Brava!", tanto che poi si è messo a farmi i quiz. Vagli a spiegare che appartengo a una genìa di cuciniere pazze che ignorano l'esistenza di ben poche materie che siano appena appena commestibili... Per semplificare mio marito mi ha spacciata per chef de cuisine. Siamo, insomma, ai limiti dell'usurpazione di titolo o dell'esercizio abusivo della professione! Comunque, il negozio era davvero bello, fornito e profumatissimo, anche perché in Marocco chi vende spezie è l'herboriste, e quindi vende anche erbe medicamentose, oli essenziali eccetera.


Gli herboristes sono ovunque. Ma è bene andarci con i piedi di piombo. Tanto per confrontare, guardate questo, in pieno deserto (la parte di sabbia e sassi, detta hammada), presso l'oasi di M'Hamid:


Se dovessi definire Marrakech dovrei usare una parola non proprio elegante che designa un luogo di decenza. Ti aspetti una città caotica, bollente e affollata, ma con il fascino del mito. Be', il mito, se ancora c'è, si nasconde molto bene: la città è lurida, invivibile, respingente. Come spesso avviene, ciò che nelle campagne e nei villaggi è povertà decorosa qui diventa miserabile. E la commistione con una modernità della quale si sono acquisiti solo gli aspetti deteriori non fa che peggiorare le cose. Il souk è solo un caos lercio e opprimente e la celeberrima Jmaa-El-Fna è sembrata, almeno a noi, solo una trappola per turisti dalla quale scappare a gambe levate. E poi, diciamolo: Marrakech puzza. Ovunque della stessa puzza che prende la gola. Cavallina, canina o umana (eh, sì: temo che i muri di Marrakech siano una grande toilette a cielo aperto...).


Le cose belle della città? Queste.

Le cicogne. Fanno i nidi su ogni edificio alto, minareti inclusi. E le sorprendi che ti volano sulla testa a frotte, al crepuscolo.


Il Jardin Majorelle. Meraviglioso. Un luogo solare, ombroso, incantato dove rifugiarsi per sfuggire alla calca e all'aria rovente. Sembra di essere in un'altra città. Anzi, in nessuna città.
(Grazie, François, per averci svelato l'esistenza di questo paradiso).






E se aggiungiamo che nel giardino dell'Eden c'è pure un delizioso ristorantino, lindo e colorato, che prepara piatti franco-ispano-marocchini con grazia ed inventiva?
Ad esempio, questo gazpacho con sorbetto di peperone, una delizia rinfrescantissima:



O questa classica tagine di pollo con olive e limoni confit, stavolta servita al piatto, anziché nella tagine, appunto:




E ancora, gli spiedini accompagnati dal gratin dauphinois:




E il tè alla menta, stavolta ghiacciato (una manna dal cielo):



Poi, certo, a Marrakech ci sono alcune perle di edifici, come la medersa, che, ahinoi, abbiamo trovato chiusa, e il Palais de la Bahia:



E magari si ha la fortuna di alloggiare, come noi, in un posto meraviglioso come il Riad Andalouse, il cui proprietario, François, è un ospite coi fiocchi, e sul cui terrazzo ci si dimentica il pigia-pigia, gli effluvi sgradevoli e pure i 42 gradi.







Essaouira, dunque.
Parlarne mi risulta difficile.
E' uno dei luoghi più balordi e indefinibili che mi sia capitato di visitare. Una città scoperta dal turismo da alcuni anni, e quindi animata, affollata, ma piacevolissima. Estremamente rilassante. Bianca, inondata dal sole, ma mai calda: la sua temperatura massima, in agosto, corrisponde alla minima di Marrakech. Eravamo sui 24 gradi, più o meno. Spazzata perennemente dagli Alisei, è il paradiso dei surfisti. Dei bagnanti non direi. Appollaiata con le sue fortificazioni sul limitare dell'Atlantico, ha una certa atmosfera anni '70, cosmopolita, aperta, fricchettona. E' il luogo ideale dove rilassarsi dopo un viaggio impegnativo.
Ci siamo rimasti quattro giorni, e ce la siamo goduta un mondo a gironzolare da un caffé all'altro abbattendoci sulle sedie come se fossimo reduci da una fatica improba.



Vento perpetuo e gabbiani sono la cratteristica della città.

Mica scemi, i gabbiani. Ad Essaouira c'è un porto di pesca fiorentissimo...



E infatti, ecco il souk del pesce:



Ovunque botteghe che vendono l'intero campionario dell'artigianato marocchino: tappeti, ceramiche, cuoio e pellami, gioielli berberi e tuareg, tessuti.


Persino nell'ex palazzo di giustizia è ospitato un mercato dell'artigianato.





E questo strano spettacolo, in quale altro posto al mondo potreste vederlo? Dromedari, cavalli, windsurf, tutti insieme appassionatamente sulla spiaggia...

Di sera, in albergo, a Ferragosto c'erano i camini accesi! Non vi dico il sollievo, dopo i bollori di Marrakech...

Ed ecco il valore aggiunto di Essaouira. Sul porto c'è una lunga fila di chalet che espongono meravigliosi banchi con ogni varietà di pesce. Scegli quello che vuoi e loro te lo cuociono sulla griglia. E poi te lo gusti seduto sulle panche all'aperto accompagnato da un'insalata di pomodori e cipolle e da gamberetti bolliti, omaggio della casa. Il tutto a prezzi ridicoli. Mai mangiati tanti astici in vita mia...




Qualche piatto gustato qua e là.
Un classico cous cous con carne, verdure e harissa:


L'harira, tipica zuppa di legumi e verdure, che si gusta accompagnata da datteri e limone:

Una straordinaria crema di melanzane:



E uno sformato, sempre di melanzane:


Una tagine con carne di manzo, olive e zucchine:


E la tagine più buona che abbia assaggiato: di pollo con fichi e noci. Deliziosa. Non avrò pace finché non avrò provato a rifarla.


Alla prossima! Si torna a parlare di cucina...