sabato 28 giugno 2008

Mappa dei foodblogger italiani nel mondo

Un'idea geniale di Alex di Cuoche dell'altro mondo: la mappa che mostra la posizione geografica dei foodblogger italiani.
Si può navigare nella mappa, avvicinarsi alla località che vi interessa e vedere i link ai diversi blog.
Grazie ad Alex e buona navigazione!



Visualizzazione ingrandita della mappa

sabato 21 giugno 2008

Un cavallo di battaglia: torta di ricotta e pere

Assente giustificata. Sono stata fuori, mi sono goduta una serata bella, divertente, rilassata di chiacchiere e scherzi, di quelle in cui sei contento perché vedi contento qualcuno che ti sta a cuore. Sono una sentimentale, che vogliamo fa'? D'altronde nella vita di ognuno di noi, credo e spero, esiste un sorriso, solo quello, di quella sola specialissima persona (o anche due, per i fortunati come me), capace di illuminare la giornata.
A proposito: oggi è un anniversario. Embe', io ci credo negli anniversari. Il 21 giugno del 2006 è successa una cosa tanto, tanto importante. Per quanto sia stato difficile il cammino da allora, sono proprio felice che sia accaduta. Riattraverserei le stesse tempeste pure mille volte, pure con uno zaino affardellato da cinquanta chili, su un sentiero di sassi con pendenza del 40% e senza scarpe. So' scema, rassegnamoci.
E veniamo alla ricotta e pere. Non è quella di De Riso, ma la mia personale versione di quella torta. Rifatta per il compleanno di mio marito (tanto lo sapevo che avrebbe voluto questa, anche se io amo dolci di altro genere).



Torta di ricotta e pere

Per la pasta:

345 g di nocciole tostate e tritate molto finemente;
150 g di farina;
150 g di burro;
150 g di zucchero;
3 tuorli;
un bicchierino scarso di liquore Strega.

Per la crema:

400 g di ricotta freschissima (tipo romana);
300 g di panna;
200 g di zucchero;
50 g di acqua;
100 g di albumi;
9 g di gelatina in fogli;
pere sciroppate o pere fresche ben sode.

Zucchero a velo per decorare.

Lavorare rapidamente il burro con lo zucchero, quindi aggiungere i tuorli ed infine la farina, le nocciole e il liquore (tutta l’operazione va fatta rapidamente, come per una comune frolla).
Tenere il composto in frigo per una mezz’ora, quindi stenderlo allo spessore di circa mezzo centimetro su due placche da forno rivestite di carta forno e cuocere a 180°. Deve cuocere pochissimo: i bordi non devono scurire e la pasta non deve diventare croccante. Appena il bordo prende un accenno di colore, sfornare, ritagliare immediatamente due dischi di 28 cm di diametro (l'ideale è servirsi dell'anello da mousse che userete per comporre la torta: basta premerlo sulla pasta e avrete i dischi della misura che vi occorre). Lasciar raffreddare senza togliere la pasta dalla placca; fate molta attenzione a maneggiare i dischi anche in seguito: sono estremamente fragili. D'altronde ho fatto innumerevoli tentativi prima di raggiungere queste dosi per la composizione della pasta: questa versione contiene il limite massimo possibile di nocciole, quello oltre il quale la pasta avrebbe difficoltà a stare insieme e si romperebbe soltanto a guardarla.
Per la crema, preparare una meringa all'italiana: mettere lo zucchero in un pentolino e bagnarlo con l’acqua, mescolando con un cucchiaio per inumidirlo tutto. Rimuovere dai bordi del pentolino con un pennello umido lo zucchero che si fosse attaccato alle pareti. Portare ad ebollizione e lasciar cuocere fino alla temperatura di 121°. In assenza di un termometro, provare la cottura dello zucchero versandone un po’ con un cucchiaio in acqua fredda: rigirandolo tra le dita, deve formare una pallina abbastanza consistente. Intanto montare a neve ferma gli albumi. Quando lo zucchero è pronto, versarlo a filo sugli albumi continuando a montare. Far sciogliere la gelatina precedentemente ammollata in acqua fredda e strizzata con un goccio di liquore Strega o, se usate le pere sciroppate, con un po' del loro sciroppo. Versarla immediatamente, a filo, sugli albumi continuando a montare, poi diminuire man mano la velocità continuando a sbattere fino a raffreddamento.
Setacciare due volte la ricotta, incorporarla alla meringa, quindi incorporare anche la panna semimontata. Tagliare le pere sciroppate a cubetti e unirle alla crema allungandola con un po’ del loro sciroppo, oppure tagliare le pere fresche a cubetti e spadellarle rapidamente con una piccola noce di burro e pochissimo zucchero. Devono rimanere sode. Quindi unirle alla crema.
Porre su un piatto da torta un anello d’acciaio del diametro di 28 cm, foderarlo con una striscia di acetato o, in mancanza, con una striscia di carta da forno; mettere sul fondo il primo dei due dischi, versare la crema (probabilmente non vi servirà tutta: tenete presente che la torta dev'essere bassa, al massimo 4 cm totali), sovrapporre il secondo disco e mettere in frigo fino a rassodamento (è meglio preparare la torta il giorno prima).
Rimuovere l’anello e decorare con zucchero a velo.

lunedì 16 giugno 2008

9 giugno 2007: un gran bel ricordo



Il menù è poco leggibile.
E' stato circa un anno fa. Io e le mie socie Lydia e Mariella abbiamo preparato un buffet per festeggiare il compleanno del papà di Lydia, a Massalubrense.
Oggi posso dirlo: ma quanto ci siamo divertite? Ma quanto è stato emozionante, entusiasmante, appagante? E soprattutto: perché non lo rifacciamo?
Io una propostina per quelle due pazze ce l'avrei...
Approfitto dell'occasione, visto che questo è pur sempre un blog culinario, per dare la ricetta della crema di peperoni preparata in quell'occasione.
L'ho rifatta pochi giorni fa, a me piace da matti. Sarei capace di farne fuori una ciotola da sola, se accompagnata da pane buono. E poi la uso anche per condire la pasta.
La foto è d'epoca (proprio del buffet del 9 giugno) e non è un granché.




Crema di peperoni

Tagliare a metà 300 g di peperoni rossi e 150 di verdi e disporli su una placca da forno, quindi passarli sotto il grill finché la pelle si abbrustolisce. Spellarli. Nel mixer riunire i peperoni, 2 spicchi d’aglio, 40 g di nocciole tostate, 2 cucchiai di aceto rosso, 50 g di pangrattato, sale, pepe e frullare versando a filo olio finché la crema non è densa e omogenea. Completare con prezzemolo tritato.

mercoledì 11 giugno 2008

Giacché è in corso un viaggio nella memoria...

Eccole qua.
Così possono blaterare fino allo sfinimento di raduni che si ricordano il cippo a Forcella (chiarimento per coloro che risiedono al di là della linea gotica: con "S'arricorda 'o Cippo a Furcella" si indica un avvenimento verificatosi in epoca talmente remota che il ricordo ne è vago ed incerto. Il Cippo era il monumento posto vicino Forcella che fu usato per esporre le teste tagliate durante i famosi 10 giorni di Masaniello nel 1647. Spiegazione tratta da www.napoletanita.it).
Lascio queste foto come cadeau per intrattenere le mie loquaci amiche nei due giorni della mia assenza. :-)

Daniela senzapanna si strafoga insieme a Lydia al primo raduno di Capri (14 marzo 2004):




I cioccolatini prodotti dalla suddetta Daniela, svaniti in fauci ignote prima che avessi la facoltà di assaggiarli:

Io e Lydia al secondo raduno di Capri (2005) in tenuta da lavoro:

A presto!

martedì 10 giugno 2008

La brioche rustica di Lydia


Credete voi che se una madre invita a casa le amiche per una partita a carte la cosa non vi riguardi?
Errore.
Prima la butterà lì, con nonchalance: "Stavolta si gioca da me".
Poi vi stresserà per quattro o cinque ore: "Non so cosa preparare".
Quindi tenterà la strada del dubbio amletico, espresso con tale pervicacia da subornarvi: "Che cosa posso cucinare?"
In seguito farà leva sul vostro orgoglio di cuoca, subdolamente: "Tu sei così brava, dammi un'idea".
E dopo che avrete suggerito ogni mirabilia che l'arte culinaria abbia mai elaborato, accetterà alla fine la proposta che non le avevate fatto ritenendola troppo ovvia: brioche rustica.
Occorre dire che toccherà a voi prepararla? Occorre dire che scoprirete con sconcerto che tocca a voi soltanto la domenica a mezzogiorno, poche ore prima dell'evento fatale, e naturalmente quando i negozi aperti sono distanti decine di chilometri dalla vostra (fino ad allora) tranquilla abitazione?
Occorre dire che, causa tempi ristretti, non potrete ridurre la dose di lievito come siete use fare?
Perciò, ecco la ricetta di Lydia. Per me la migliore brioche rustica che abbia assaggiato.
Cotta in un bello stampo a cattedrale della Nordicware, giusto per stupire le carampane con effetti speciali a buon mercato.
E per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, questa la porto pure alla cena calcistica di Dolcezza, che mi perdonerà per lo scarso impegno. Prometto di far meglio la prossima volta (e poi, vista l'aria che tira in questi europei, meglio risparmiare la fatica...).

Brioche rustica di Lydia
500 g di farina
4 uova
un dado di lievito
100 g di burro
50 g di zucchero
250 ml di latte
70 g di parmigiano grattugiato
150 g di prosciutto cotto
io ho messo anche salame e caciocavallo a dadini
sale
Preparare un lievitino con il lievito di birra, una parte del latte e una parte della farina (dovete ottenere una cremina piuttosto fluida). Farlo gonfiare per una mezz'ora.
Impastare la farina con il lievitino, aggiungere lo zucchero, le uova, il latte; infine il burro a temperatura ambiente e poi il sale.
Unire all'impasto il parmigiano. Quando è ben uniforme, aggiungere il prosciutto, il salame e il caciocavallo.
Far lievitare nello stampo, ben imburrato, finché non raggiunge il bordo.
Infornare a 180° per mezz'ora.

giovedì 5 giugno 2008

Mezze maniche con tonno fresco, olive e cipolle


Questo piatto l'ho assaggiato per la prima volta a casa di Lydia, che aveva preso la ricetta da un numero di "A tavola". Originariamente prevedeva i paccheri, Lydia lo fece con la calamarata ed io, invece, avendo una dose di paccheri troppo scarsa per l'appetito serale del mio consorte, ho usato le mezze maniche rigate della Setaro. Favolose. Se ve lo dice una che detesta la pasta rigata perché non ha mai la consistenza giusta, potete fidarvi. Perfette, sostenute, non se ne è rotta nemmeno una.
E poi, questo piatto è proprio buono.

Mezze maniche con tonno fresco, olive e cipolle

(dalla rivista “A Tavola”, apr. 2007)

320 g di mezze maniche
350 g di filetto di tonno
2 cipolle rosse piccole
2 piccoli pomodori ramati sodi e maturi
20 ml di vino bianco secco
20 g di olive nere denocciolate
1 ciuffo di menta (io ho messo basilico, perché la menta non ci piace)
olio
sale e pepe di mulinello


Incidere a croce il fondo dei pomodori, scottarli per 30 secondi in acqua bollente, spellarli, tagliarli a metà ed eliminare i semi; tagliare a cubetti la polpa e trasferirla a sgocciolare in un colino. Avendo usato dei pomodorini, io non li ho scottati né spellati ma solo svuotati dei semi e tagliati a dadini.
Pulire il filetto di tonno, lavarlo ed asciugarlo, tamponandolo con carta assorbente, tagliarlo a dadi. Lavare le foglie di menta, asciugarle, tenerne da parte la metà e tritare finemente le rimanenti. Sbucciare le cipolle e tagliarle a fette sottili.
Scaldare l’olio in una larga padella (che possa contenere anche la pasta) e far appassire la cipolla a fuoco dolce finché diventa morbida e trasparente. Sgocciolarla con un mestolo forato e trasferirla in una ciotola. Nella stessa padella, rosolare i dadi di tonno a fiamma vivace per un minuto, spruzzare con il vino bianco e proseguire la cottura per 2 min.
Cuocere la pasta. Scolarla al dente, trasferirla nella padella con il condimento, unire la cipolla, le olive sgocciolate ed una spolverata di menta tritata; far insaporire bene a fiamma vivace per un minuto mescolando con due cucchiai. Togliere dal fuoco, unire i cubetti di pomodoro e mescolare bene. Distribuire i paccheri in quattro piatti, aggiungere le foglie di menta tenute da parte e servire.