sabato 17 maggio 2008

Taberna Vulgi a Santo Stefano del Sole (Irpinia)



Non sono brava a recensire ristoranti. Il massimo che so dire è "Mi piace/Non mi piace", esattamente come con i vini.
Però un consiglio ogni tanto mi azzardo a darlo, come in questo caso. Ho provato la cucina della Taberna Vulgi qualche settimana fa, perciò la memoria mi fa cilecca e non sono in grado di dire nei dettagli cosa abbiamo mangiato. E dal momento che sono una casinista, ogni tanto mi sono anche dimenticata di fotografare qualche piatto.
Vabbe', a questo punto sarebbe legittimo invitarmi cortesemente a dedicarmi ad attività più consone alle mie attitudini come, che so, strafogarmi di cioccolato, spalmarmi sul divano a guardare "Lost" fino al rimbambimento, far girare i pollici uno in senso orario e l'altro in senso antiorario o leggere l'intero corpus poetico di una mia cugina depressa di terzo grado. Ma non raccoglierei l'invito, perché, oltre che incapace, sono pure cocciuta come un mulo.
Della Taberna Vulgi posso dire che mi è piaciuta. Lo chef Giovanni Mariconda prepara una cucina del territorio modernizzata, con ottime materie prime locali e a prezzi sorprendenti.
Il ristorante ha un aspetto volutamente rustico, da osteria di campagna, che fa allegria.
Il menù-degustazione, costituito da due antipasti, tre primi, un secondo e due dolci, ci è costato, vino escluso, 38 euro a testa. Includeva un gradevole assortimento di pani e ottimi grissini:


Ricordo con particolare piacere questo flan di asparagi con pancetta e salsa al parmigiano:



La millefoglie con ricotta e carciofi:

Le pappardelle alla carbonara di verdure (il nome è dovuto al colore: non ci sono uova, ma zafferano):


E, soprattutto, il piatto a mio parere più interessante in assoluto, davvero delizioso: i ravioli ripieni di genovese con ragù di verdure:


Meno interessanti i secondi, almeno per il mio gusto.
Nel complesso, un'esperienza davvero piacevole e che ripeterò volentieri.
Ma un appunto mi tocca farlo.
Ad essere sincera, è un appunto che farei al 90% dei ristoranti di mia conoscenza, fatta eccezione per quelli che ti presentano un conto degno del sultano del Brunei.
I dolci, ahimé, non sono all'altezza della cucina. Nemmeno lontanamente.
Mi capita spesso, troppo spesso, di constatare questo crollo qualitativo di fine pasto, quasi che, per molti ristoratori, il dolce fosse un di più, un'entità aliena alla quale si rapportano con fastidio o indifferenza. Invece dovrebbe essere il trionfo finale, la ciliegina sulla torta, la sorpresa che fa impennare l'applausometro.
In questo caso i due dolci che ci sono stati proposti erano, in primo luogo, assolutamente inadatti a chiudere un pasto (da merenda, diciamo) ma anche, tocca dirlo, non ben realizzati.
Ecco perché evito spesso di ordinare il dessert, al ristorante. Ho paura.
Da fanatica della pasticceria, spero tanto in un'inversione di rotta. Ma ogni volta che entro in una pasticceria e vedo acquistare e lodare prodotti che già nell'aspetto denunciano la propria inadeguatezza, perdo ogni speranza.
Facciamo così: se vi trovate in Irpinia, fate un salto alla Taberna Vulgi e affidatevi allo chef come abbiamo fatto noi, perché mi sento di raccomandarla in ogni caso. Ma saltate il dessert, ok?

Taberna Vulgi, via Casino 6, 83050 S. Stefano del Sole (AV). Tel.: 0825.673664

14 commenti:

  1. Ma siete sempre in giro a magnare, eh? Brave, brave...
    Non posso che prendere appunti!
    Per quanto riguarda i dolci, devo dire che, nella mia scarsa esperienza con la ristorazione, mi sento forse di dissentire (esco poco e quando lo faccio scelgo ristornati abbastanza pregiati che, se mi deludono sul dolce, data l'entità del conto, rischiano che gli spacchi un tavolo in testa). Più che altro, trovo che molte pasticcerie siano piuttosto scadenti. Anche lì mi servo poco, però quando ho occasione di testare un loro prodotto rimango quasi sempre delusa.
    Ora, il tuo discorso credo fosse volto ad un paragone tra le prime portate e quella finale, però credo si possa parlarne anche in termini assoluti.
    Pensa che, proprio ieri, il mio amico e "collaboratore" Phil è stato da Cracco (autoregalo di laurea) e l'unico commento "negativo" che ha fatto è stato proprio che, a suo avviso, i dolci non erano all'altezza delle altre portate.

    RispondiElimina
  2. Sono io che vado in giro a magnare (con mio marito al seguito). Lisa è sempre in giro a cucinare, povera! :-)
    Nei ristoranti dal conto principesco effettivamente è raro che il dolce ti deluda (e vorrei vedere: gli spaccherei il tavolo in testa pure io!).
    Ti dirò di più: quando sono stata da Gennaro Esposito, (Lisa ne è innamorata quasi fisicamente: mi devo preoccupare?) i dolci erano addirittura superiori alla cucina. Una vera goduria, meravigliosi, sublimi (ho finito gli aggettivi).
    Buon fine settimana!

    RispondiElimina
  3. Ho pubblicato proprio oggi una ricetta di Gennarino...che credo mi porterà a breve a somigliargli fisicamente...sigh!

    RispondiElimina
  4. Sai che anche a me capita di fare la prova del nove con i dolci..

    proprio se quel pasto mi è piaciuto in modo particolare, se il servizio è buono, accompagnato dal sorriso.. allora a costo di.. scoppiare chiedo il dolce.. e purtroppo la metà delle volte il giudizio sui dolci decreta la fine o l'inizio di un grande amore.. non ci sono le vie di mezzo.. sono comunque di più i ristoranti, osterie , trattorie che si rovinano sul finire...

    quelli che invece riescono a mantenere alto il livello con i dolci saranno poi i posti che frequenterò ancora e sempre sicura di incontrare ottime sorprese.

    RispondiElimina
  5. Giovà, condivido quello che dici anche se dobbiamo ammettere che siamo diventate delle sofiste in pasticceria!!!
    Non dimentichiamoci con quale aria di sufficienza qualche anno fa siamo state a vivisezionare i dolci del signor de riso, per poi bocciarlo su tutti i fronti....

    Virginia, vedo che allora non sono una fissata io, mi confermi che le pasticcerie a Milano, tranne qualche rara eccezione, non sono stratosferiche?
    A parte Knam, di cui sono una grandissima fan, cosa mi consiglieresti?

    RispondiElimina
  6. La millefoglie con ricotta e carciofi mi ha incuriosita molto. Sembrano cialdine di Parmigiano o mi sbaglio?
    Ciao Laura

    RispondiElimina
  7. Laura, l'impressione è che fossero anche di parmigiano, ma non solo. Erano più spesse e croccanti: penso ci fosse della farina di mais.

    RispondiElimina
  8. Condivido pienamente! Spesso evito di ordinare il dolce e comunque eseguo prima delle "accurate indagini", sbirciando al tavolo dei vicini o in cucina, per capire se può valerne la pena. Molto spesso è una delusione.
    Menu interessante. Le cialdine hanno attratto anche me ;)

    RispondiElimina
  9. tutto interessante buon inizio di settimana

    RispondiElimina
  10. Bella recensione! Bei piatti!

    Condivido quanto detto da Virginia sui dolci. Purtroppo spesso sono deludenti!

    La mia prova del nove è però sul caffè.....spesso il caffè lo trovo davvero una delusione!

    Barbara

    RispondiElimina
  11. Confermo clamorose cadute al momento del dessert anche in ristoranti di un certo livello, non solo in Italia ma anche all'estero. Per quanto riguarda il caffè, lo evito accuratamente dappertutto.

    RispondiElimina
  12. bella la scelta dei ristorante, peccato cosi lontano da me, sul dessert io mi reoglo cosi al ristorante non lo mangio quasi mai, vado a fare merenda alle cinque in una bella pasticceria

    RispondiElimina
  13. pensa te che proprio in quel periodo Giovanni era a Firenze
    i dolci erano proprio buoni
    :-)

    RispondiElimina
  14. @Sabino: scusa, avevo frainteso il tuo commento e ti avevo dato una risposta un po' piccata, che ho cancellato.
    In ogni caso, i dolci erano proprio impresentabili e tra l'altro assolutamente inadatti come dolci da ristorazione.
    Temo che, se a te sono sembrati buonissimi, non potremo mai intenderci. Succede.

    RispondiElimina