giovedì 17 luglio 2014

Mediterraneo: la salsa di fresella


Erano anni che, a furia di sentir cheffoni proporre salse di pane, avevo voglia di prepararne una.
Poi l'estate mi ha fatto pensare alla caponata, la caponata alla fresella, e passare da pane a fresella è stato un attimo.
Questa salsa, in questo caso usata per condire i vermicelli in compagnia di seppie piccole appena saltate, secondo me può trasformarsi in zuppa, rendendola un po' più liquida, ed essere completata con dadini di mozzarella fresca, spicchietti di olive verdi e nere e ogni altro ingrediente che possa andare nella caponata, purché a pezzetti minuscoli. Caponata napoletana, non quella siciliana.
Per stavolta, dunque, non una ricetta tradizionale, ma che sia mediterranea non si può negare.

Vermicelli con seppie e salsa di fresella

Per 4 persone:

400 g di vermicelli
una grossa fresella napoletana tradizionale (a ciambella, fatta con l'impasto del pane cafone)
un grosso pomodoro di Sorrento (pomodoro da insalata di colore verde-rosa, molto carnoso, tipo cuore di bue)
una seppia media a persona o due piccole
uno spicchio d'aglio
buccia di limone di Amalfi
olio
sale
pomodoro di Sorrento a dadini e basilico per decorare

Bagnare la fresella sotto acqua corrente fredda senza renderla molle, deve solo potersi spezzare facilmente con le mani. Lavare il pomodoro, tagliarlo a pezzi grossi e frullarlo con la fresella, sale, abbondante olio e l'acqua sufficiente a rendere la salsa cremosa. 
Rosolare lo spicchio d'aglio in olio, facendolo ben dorare; eliminarlo e versare nella padella le seppie tagliate a julienne fine. Farle scoppiettare a fuoco vivo per 2-3 minuti. Salare e spegnere il fuoco.
Lessare la pasta in acqua bollente salata, scolarla ben al dente e saltarla nella padella con le seppie, completando con un filo d'olio crudo.
Disporla nei piatti dopo aver versato sul fondo un mestolino di salsa di fresella.  Grattugiarvi un po' di buccia di limone e decorare con dadini di pomodoro e basilico.

venerdì 11 luglio 2014

Mediterraneo: ghemistà


La verità è che vorrei essere in Grecia. Esserci, o comunque essere sul punto di andarci. Ma questo non è l'anno del ritorno, e chissà quell'anno quando arriverà.
Perciò comincio quest'annata di Mediterraneo con una ricetta classicissima, presente in rete e nei libri in migliaia di versioni, e pazienza se non attirerà l'attenzione.
Le verdure ripiene di riso alla greca le ho assaggiate per la prima volta in un ristorante di Olimpia. Era il mio primo giorno nella Grecia continentale, avevo viaggiato dal porto di Patrasso sotto un sole veramente bollente su strade senza un filo d'ombra, avevo una macchina senz'aria condizionata che previdentemente avevo dotato in maniera assai artigianale di una stuoia appoggiata sul portabagagli per riparare il tetto dai raggi brucianti e che in seguito avrei equipaggiato pure di pareo al finestrino per evitare di ustionarmi il braccio destro viaggiando.
Soffrii il caldo come poche volte nella mia vita. In particolare un giorno, nella magnifica città bizantina di Mistrà, desiderai più di una volta di stendermi e lasciarmi morire come accade a chi si smarrisca nel deserto :). Eppure ho ricordi meravigliosi di quel viaggio, meravigliosi di ogni momento, di ogni soffio di vento, ulivo, pecora, tovaglia di plastica a quadretti, yogurt, anguria, spiaggia, rovina, tempio. Di Nafplio, di Monemvassia, di Tolo, del Mani. Del Mani soprattutto.
In Grecia bisogna andare. In Grecia bisogna tornare.

Ghemistà

3 pomodori tondi maturi
3 peperoni corno rossi
7-8 cucchiai di riso
pomodori pelati frullati, circa 200 ml (vi spiego dopo come calcolare la quantità)
un cucchiaino di zucchero
un cipollotto fresco, grande
2 spicchi d'aglio
un piccolissimo gambo di sedano dal cuore, con le foglie
prezzemolo tritato
basilico tritato
origano
menta secca
2-3 patate grandi
abbondante olio extravergine d'oliva
sale
pepe

Tagliare il "coperchio" dei pomodori e tenerlo da parte. Svuotare i pomodori dell'interno con un coltellino e un cucchiaino, frullare la parte asportata con zucchero, sale, pepe, quindi misurare la quantità di frullato ottenuta e allungarla con tanti pelati frullati da arrivare a un totale di 400 ml.
Scaldare qualche cucchiaio d'olio, aggiungervi il cipollotto tritato finemente, il sedano e l'aglio, e far ammorbidire senza rosolare. Unire i due terzi del pomodoro frullato, portare ad ebollizione, quindi versare il riso e circa 50-60 ml d'acqua. Far cuocere il riso, mescolando, per 6-7 minuti facendogli assorbire il liquido, se necessario alzare la fiamma per far asciugare.
Togliere dal fuoco e unire le erbe aromatiche, in abbondanza.
Salare l'interno dei pomodori. Tagliare il "coperchio" anche ai peperoni e asportarne con delicatezza semi e filamenti bianchi, senza romperli. Riempire i pomodori e i peperoni con il riso, richiudere con i coperchietti. Disporre le verdure ripiene in una pirofila e circondarle con le patate pelate e tagliate a spicchi. Salare, versare nella pirofila il pomodoro frullato avanzato, tanto olio, irrorando anche le verdure, e circa 200 ml d'acqua e infornare a 170° per un'ora, mescolando le patate di tanto in tanto.
Servire le verdure tiepide o fredde.

martedì 24 giugno 2014

Poche chiacchiere e un po' di sostanza



Anziché dilungarmi con inutili monologhi che però, purtroppo per chi legge, torneranno presto, scavando in memorie giovanili delle quali non importa niente a nessuno, vengo subito al sodo con alcune comunicazioni di servizio.
Campania Ferax sarà on line presto, spero, completamente rivisto. Ci sto lavorando ed è tutt'altro che semplice.
Tornerà anche, con la bella stagione, Mediterraneo, perché l'unica cosa buona dell'estate, vacanze a parte, è il cibo. Dal Libano alla Spagna, dalla Sicilia alla Campania, sono in arrivo le ricette del sole che amo tanto. 
Infine, Gastronomia Mediterranea, che è chiusa da alcune settimane per questioni tecniche, tornerà anche lei, presto, più bella di prima. E a settembre sarà anche più ricca. Speriamo incontri il vostro gradimento.

Nel frattempo vi intrattengo con una ricetta un po' improvvisata, anzi parecchio, che però mi è molto piaciuta. 

Insalata di filetto di manzo

Per 4 persone

4 fette di filetto di manzo, alte circa 2 cm
Due spicchi d'aglio
Tre cucchiai di salsa di soia + uno spruzzo
Peperoncini verdi dolci, circa 200-250 g
Una grossa carota
Qualche foglia di lattuga
15-20 pomodori datterini
Menta
Basilico
Prezzemolo
Zucchero
4 piccole freselle
2 limoni
Peperoncino tritato
Una bella manciata di arachidi tostate e salate
sale
Olio
Olio all'arancia (preparato in casa o un ottimo extravergine all'arancia ottenuto dalla spremitura contemporanea a freddo di olive e arance)

Lasciar marinare per alcune ore il filetto con i 3 cucchiai di salsa di soia e uno spicchio d'aglio tritato, rigirandolo di tanto in tanto.
Tagliare a metà i datterini e disporli su una placca ricoperta di carta forno con la parte tagliata in alto. Cospargerli con aglio tritato finemente insieme alle erbe (menta, basilico, prezzemolo), spolverizzarli con poco zucchero, salarli e spruzzarli con qualche goccia d'olio. Infornarli a 140° per 50-60 minuti.
Tagliare a listarelle sottili i peperoncini verdi, privandoli dei semi. Scaldare poco olio in una padella e farvi saltare a fuoco vivo i peperoncini per pochissimi minuti. Devono rimanere verdi e croccanti.
Togliere i peperoncini dalla padella e saltarvi la carota tagliata a julienne.
Tagliare a listarelle sottili la lattuga.
Sbriciolare le freselle, pestandole con un batticarne, e condirle con olio all'arancia e scorza e succo di un limone. Farle riposare e intridere per almeno mezz'ora.
Preparare un'emulsione con olio, olio all'arancia, uno schizzo di salsa di soia, la buccia e il succo di un limone, sale e peperoncino tritato.
Disporre nei piatti le briciole di fresella condita, mescolare le verdure già fredde (peperoncini, carote, pomodorini, lattuga) e condirle con l'emulsione, appoggiandole sulla fresella. Aggiungere le arachidi.
Grigliare le fette di filetto su una piastra rovente, lasciandole ben rosee (o rosse) all'interno. Affettarle come per una tagliata e poggiarle sull'insalata, completando con un filo di emulsione e un po' di sale.
Servire immediatamente.

martedì 3 giugno 2014

Menopeggisti anonimi

Credo che prima o poi dovrò fondare un'associazione sul modello di quelle dedicate ai soggetti affetti da una dipendenza. Gli alcolisti anonimi, per esempio.
Ho tutti i requisiti indispensabili per poter condurre in porto il progetto "Menopeggisti anonimi".
Per chi fosse interessato, si tratta di intraprendere un percorso di disintossicazione dalla filosofia del "meno peggio" che ha portato molti di noi ad esprimere, per anni e anni, un voto non convinto e poco rappresentativo delle nostre convinzioni profonde, solo per arginare un pericolo ed evitare esiti elettorali peggiori.
Il "meno peggio" me lo sono lasciato alle spalle, spero per sempre; ma, si sa, le dipendenze sono insidiose, non si può affermare mai con certezza di essersene liberati, e può accadere che nel chiuso della cabina, di fronte alla scheda, la mano munita di matita corra quasi da sé verso il simbolo che rappresenta il partito che la nostra dipendenza ci fa percepire come argine a chissà cosa.
Il menopeggismo è ovunque, gli ammalati di menopeggismo sono in esubero, ci assediano, e rischiano di rigettarci nel baratro della "scelta utile". Non sono riuscita ad aprir bocca ed esprimere un'intenzione di voto, durante la recente campagna elettorale per le europee, senza che qualcuno mi interrompesse sventolandomi davanti agli occhi l'immagine orrorifica del babau di turno: "Ma c'è questo, ma c'è quello! Bisogna fermarlo, rischia di vincere". Questa fantasima (no, non è un refuso: fantasima, femminile, vale a dire "segno di false immagini, e spaventevoli, che appariscono talora altrui nella fantasia") è mutevole, cambia col cambiare dei tempi, degli schieramenti, delle candidature, ma non manca mai, e ciò implica che i menopeggisti saranno sempre, per tutta la vita, elettori schiavi della paura.
Perciò ho detto basta al menopeggismo e vorrei intraprendere la missione di recupero dei poveretti che, come me, ne sono costantemente minacciati. 
Tutti sono i benvenuti nell'Anonima, ma è richiesto come requisito aver commesso un crimine elettorale serio, un voto-scempio di quelli veri. Io, per esempio, mi chiamo Giovanna, sono una menopeggista e una volta ho votato per eleggere la Iervolino sindaco di Napoli.
Mi vengono le lacrime agli occhi al solo pensiero.
E voi, siete menopeggisti? Redimetevi. Aderite. Verrete accolti con autentica comprensione, una tazza di camomilla e due compresse di valeriana.
Vi aspetto.



Intanto vi propongo una cosa di semplicità tale che potete anche ignorarla bellamente. Ma è una delle mie ricette di pesce preferite. La faccio quando non ho tempo ma mi va qualcosa di saporito.
Il pesce in foto è un dentice. Però idealmente ci vuole l'orata.

Pesce alla procidana

Un'orata
Aglio
Peperoncino
Qualche pomodorino
Una manciata di capperi
Olive nere
Prezzemolo tritato
Vino bianco
Farina
Olio
Sale
Sfilettare il pesce. Infarinare accuratamente i filetti.
Far dorare l'aglio in una larga padella con olio. Aggiungere i filetti di pesce, appoggiandoli nella padella dalla parte della pelle, il peperoncino, i pomodorini, i capperi, le olive. Dopo pochi secondi, versare nella padella mezzo bicchiere di vino e mezzo di acqua, il prezzemolo tritato, salare e lasciar cuocere fino a che il pesce è pronto e il sughetto si è addensato diventando cremoso.